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Equitare presenta “Equilibrio sul salto e ricordi anni ’60 al Ce.P.I.M.” di Giuseppe Bacco

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Equitare Edizioni presenta Equilibrio sul salto e ricordi anni ’60 al Ce.P.I.M. di Giuseppe Bacco, vice presidente dell’Accademia Federigo Caprilli.

Lo scritto del Generale Bacco, l’amico Pino, è prezioso per tutti noi, desiderosi di conoscere e preservare la “nostra” equitazione, basata sulla genialità di Federigo Caprilli. Ancora oggi le Amazzoni e i Cavalieri che vincono con più continuità le grandi gare mondiali (Svedesi, Francesi, Americani e pochi altri) sono quelli che più si avvicinano alla tecnica della nostra Scuola di Cavalleria. Questa preziosa testimonianza di un Allievo di Piero d’Inzeo conferma quanto alta sia stata e possa tornare ad essere la cultura equestre italiana. (dalla presentazione di Mauro Checcoli, Medaglia d’Oro individuale e a squadre di Completo alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, già presidente FISE). A seguire il sommario e un estratto dal volume:

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Sommario – Equilibrio sul Salto CLICCA QUI

Gregor de Romaszkan nel suo Horse and Rider in Equilibrium, affermava: “l’equilibrio del cavallo e del cavaliere è perciò allo stesso tempo il punto di partenza e l’obiettivo finale dell’arte equestre”. Mi capita con una certa frequenza di ricordare una sensazione che provavo durante alcuni esercizi che l’istruttore ci faceva fare nel corso della ripresa di equitazione in maneggio. In particolare, la provavo specialmente mentre dovevo accarezzare la spalla del cavallo sia al passo sia al trotto su una serie di cavalletti, senza appoggiare il busto sull’incollatura e con l’altra mano dietro la mia schiena. Avevo l’impressione che le mie gambe si sollevassero e si abbassassero ritmicamente, modificando l’angolo fra la coscia e il bacino, mentre il busto rimaneva al suo posto.

Mi rendo conto che era materialmente impossibile, dovendo anche il busto seguire obbligatoriamente in elevazione il movimento del cavallo. Ma ciò che sentivo era solo il movimento delle cosce. È stato questo lo spunto per alcune riflessioni sulla posizione del busto del cavaliere specie durante il salto. Una delle posizioni del busto più ricorrente sul salto è quella dell’inclinazione eccessiva in avanti, fino a toccare l’incollatura del cavallo, su cui si appoggiano anche le mani. Di norma, con questo atteggiamento l’angolo formato dal femore con la parte inferiore della gamba, quando essa rimane nella sua posizione, si allarga (guardando dalla parte del tallone), mentre il busto deve necessariamente sostenersi con le mani sull’incollatura.

Immaginiamo ora il cavallo sulla sommità del salto, cioè quando la sua mediana è orizzontale, tangente al vertice della parabola, e inseriamo il corpo del cavaliere. Se il centro di gravità del cavaliere è sistemato lungo la verticale del baricentro del cavallo, la bilancia rimarrà in equilibrio. Primaria importanza assume la posizione del busto, su cui si concentrano circa i due terzi del peso del cavaliere. Spesso nelle due prime fasi del salto si ritiene che “seguire” il cavallo imponga una maggiore inclinazione in avanti, sia per il timore di “rimanere indietro” sia per assecondare il naturale allungamento del sistema testa-incollatura del cavallo sul salto.

Ciò che deve variare, invece, è l’angolo formato dal busto con il femore, che a sua volta si muove diversamente nelle tre fasi del salto. Nella prima fase il succitato angolo tra busto e femore diminuisce, riacquista il suo valore iniziale nella seconda fase, mentre le braccia del cavaliere si distendono per seguire la bocca del cavallo, e tende ad aumentare nella fase di ricezione. Variazioni queste dovute solo al basculamento della mediana del corpo del cavallo, mentre l’inclinazione del busto del cavaliere deve rimanere pressoché fissa. In pratica l’angolo fra la mediana del cavallo e il busto del cavaliere varia solo perché è la mediana del cavallo che si avvicina o si allontana dal busto del cavaliere e non viceversa!

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Gian Giorgio Trissino, 1904

 

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Mauro Checcoli alle Olimpiadi di Tokio, 1964

È il caso, quindi, di dare una interpretazione più precisa all’espressione molto usata dagli istruttori di equitazione: “Devi seguire il movimento del cavallo!”. Il significato correntemente dato viene recepito come la  necessità di adeguare l’inclinazione del busto nelle varie fasi del salto. Invece “seguire” significa semplicemente articolare il femore con il bacino in maniera adeguata alle richieste naturali del cavallo sul salto, mentre il busto rimane nella sua inclinazione iniziale. In buona sostanza, possiamo perfezionare il concetto di “posizione ideale”, affermando che si verifica tutte le volte che sul salto il baricentro del cavaliere si trova sulla stessa verticale di quello del cavallo, a volte più in alto, a volte più in basso in funzione dell’inclinazione del busto.

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Schizzo due centri di gravità

Il busto, quindi, sul salto potrebbe variare la sua angolazione nello spazio ma rimanere sempre nella posizione ideale. Ciò che invece, comunque, deve sempre variare è la posizione delle cosce del cavaliere, in funzione del movimento della mediana del cavallo nelle diverse fasi del salto.

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Stefano Angioni nella seconda fase del salto

In conclusione, dopo queste considerazioni e riprendendo il concetto del “seguire” il cavallo, ciò dovrebbe essere inteso come la capacità del cavaliere di far muovere la parte inferiore del proprio corpo – dal bacino in giù – in concordanza con le varie angolazioni assunte dalla mediana del corpo del cavallo durante il salto. Nella figura seguente abbiamo materializzato approssimativamente l’angolo formato da femore-mediana in 30°, 45°, e 60° rispettivamente nelle tre fasi del salto. Angolo che può variare in maniera più significativa in funzione dell’altezza dell’ostacolo, specie in categorie di Potenza. Tale variazione, inoltre, è sempre connessa con la distanza fra la bocca del cavallo e il busto del cavaliere.

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Alycia Burton, Free Riding

(28 dicembre 2022) © Testo e foto Press Office Equitare Casa Editrice

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Redazione EQIN
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