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Con Eventing Italy: riflessioni sulla gestione dei rischi in Completo

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03 giugno 2016 – CavalDonato Communication con Eventing Italy:

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Sono già stati tre i decessi nel 2016 in seguito a cadute in cross, com’è noto il più recente drammatico evento (14 maggio 2016) ha riguardato l’amazzone trentatreenne di origini inglesi Philippa Humphreys, impegnata nella xc course CCI3* del Jersey Fresh International (New Jersey, USA): fatale è stata per lei ancora una rotational fall da Rich N Famoso al 16° ostacolo, un table fence.

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Rimanendo nell’ambito sportivo che ci compete, ricordiamo tuttavia che anche in altre discipline equestri purtroppo talvolta accadono gravi incidenti: il 22 maggio 2016 è scomparso il cavaliere quarantanovenne Oscar Medaglia, rimasto staffato in seguito alla caduta dal suo cavallo nel campo prova di un concorso tedesco, a Bösingen-Herrenzimmern nel Weihertal. Tuttavia, fatalità a parte (in certi casi subentra anche la fortuna/sfortuna: ad esempio la recente caduta da Van Gogh del cavaliere tedesco Marco Kutscher impegnato nel Loro Piana Grand Prix di Piazza di Siena, risolta per fortuna senza gravi ripercussioni, poteva avere un epilogo ben peggiore), dobbiamo riconoscere che il Completo è una disciplina con un alto grado di pericolosità, componente tuttavia presente anche in altri sport, non solo in quelli equestri. Ecco dunque un primo essenziale punto su cui riflettere: non sarà mai possibile togliere il pericolo totalmente, rendere il Completo “assolutamente sicuro”, pena il suo stravolgimento totale. Ma, naturalmente, resta necessario trovare il modo per gestire i rischi presenti ed evitabili sia per il cavallo, sia per il cavaliere, preservando l’essenza di questo bellissimo sport.

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Come affermato da Giuseppe della Chiesa nel 2015 in Cavallo Magazine, “il completo è uno sport, che si sceglie consapevoli dell’innato rischio che comporta anche solo stare vicino a 500 kg di cavallo vivo”; o da Mauro Checcoli, nella medesima intervista di M.C. Magri dopo la morte di Sabrina Manganaro: “se un cavallo di 6 quintali ti rovina addosso devi solo avere la fortuna di non starci sotto. Cadono anche i grandi cavalieri, se l’amazzone è arrivata lì voleva dire che sapeva quello che faceva ed era preparata”. Ogni eventer dovrebbe dunque anzitutto essere perfettamente conscio della pericolosità a cui volontariamente va incontro, con parallela consapevolezza della necessità di un proprio puntuale addestramento (fisico e psicologico); dato che la posta in gioco è alta, non esistono sconti e/o scorciatoie circa il lavoro da fare su di sé e sul cavallo, dev’essere sempre più che ottimale la preparazione del binomio.

Un perno per la frangibilita di un ostacolo a Badminton Ph. by Horse Talk

Un perno per la frangibilita di un ostacolo a Badminton Ph. by horsetalk.co.nz

Ci siamo interrogati su quanto si stia facendo, ormai da diversi anni, in relazione alla gestione dei rischi intrinseci alla disciplina. Da tempo infatti la FEI utilizza molti approcci diversi per l’identificazione e la quantificazione del rischio in questo sport: questi vanno dalla misura del numero di cadute o lesioni in proporzione al numero di partecipanti, passano per il calcolo del numero di infortuni in rapporto al numero di ore trascorse in sella, si servono di progetti di sorveglianza e monitoring più elaborati che forniscono una notevole mole di dati e dovrebbero aprire la strada ad ulteriori modifiche all’infrastruttura dei percorsi di cross al fine di ridurre il rischio sia per i cavalli, sia per i cavalieri, con cambiamenti che riguardano principalmente gli ostacoli, la loro costruzione (è al vaglio l’introduzione di ostacoli costruiti con materiali deformabili – Deformable Technology – il cui principale difetto è il costo elevato), i tipi di combinazione (e il loro posizionamento pre e post), e dunque alle regole che ne conseguono per superare adeguatamente un certo tipo di percorso. Tuttavia, su quest’ultimo punto: legiferare sulla perfetta esecuzione di un percorso lascerà sempre il tempo che troverà, in quanto pura ipotesi; ogni cavaliere, indipendentemente dal suo livello di preparazione, interpreterà a modo suo, al tempo stesso farà inevitabilmente degli errori, più o meno rilevanti e gravi. Ci scontriamo con l’insuperabile scarto esistente tra teoria e prassi, che tuttavia è proprio l’ingrediente determinante, quello che permette la competizione tra diversi binomi, non solo in questa disciplina.

FEI1 (1)L’articolata raccolta dati che la FEI sta compiendo, che riguarda tutte le gare di Completo a livello internazionale, fornisce tuttavia una fondamentale base su cui valutare e dunque gestire il rischio con maggiore precisione (non ci si limita infatti a fare una semplice conta del numero di cadute e conseguenti lesioni). Negli anni ci sono state inoltre delle modifiche ai requisiti di qualificazione per i cavalieri e cavalli, con l’obiettivo di assicurare più elevati livelli di competenza/abilità. Sempre la FEI regolamenta poi l’accesso di tutti gli eventers alle competizioni internazionali: questo organo può infatti decidere di vietare la partecipazione ad una gara ad esempio se l’atleta in questione, pur avendo le qualifiche necessarie, ha riportato cadute in concorsi precedenti (va anche detto che in Italia la FISE può derogare questo divieto). Abbiamo poi recentemente visto atleti dello spessore di Pippa Funnell, William Fox Pitt e Andrew Nicholson, in precedenza coinvolti in incidenti fortunatamente non gravissimi, ritirare la loro iscrizione dal Mitsubishi Motors Badminton Horse Trials, quasi certamente in seguito ad un computo razionale dei rischi intrinseci all’importante e difficile competizione in rapporto al livello di preparazione (propria e del cavallo) in quel momento. Deve far riflettere, questo fare marcia indietro di atleti professionisti di tale levatura.

Pippa Funnell and REDESIGNED - The cross country phase of the Mitsubishi Motors Badminton Horse Trials, Sunday May 5th 2013

Pippa Funnell and Redesigned – Mitsubishi Motors Badminton Horse Trials, Sunday May 5th 2013, Pic. by N. Morgan

Alcune regole del Completo sono già state cambiate: dopo i sei eventers morti nel 1999, cinque dei quali in seguito a rotational falls, la FEI ha imposto che il cavaliere non debba più chiedere di saltare al cavallo che si rifiuta davanti al salto, ma debba tornare, ritentando l’ostacolo avendo prima cura di riprendere cadenza e ritmo; oppure il cavaliere può ora scegliere l’opzione con ostacoli alternativi. La prova di cross vede attualmente molti più fronti stretti e richiede molta più tecnica rispetto alla potenza; certo, si salta meno “grosso” ma sono aumentate le difficoltà tecniche (si cerca lo scarto, l’errore a tutti i costi) come si è visto anche nelle performances negli ultimi Campionati Mondiali (Normandia, FR, 2014).

La rotational fall resta ovviamente tra i principali incidenti e in tutti i modi si sta cercando di debellare questo rischio: essa avviene quando i cavalli lasciano una o entrambe le gambe anteriori dietro al salto, che inevitabilmente fa da perno determinando cadute rovinose e assai pericolose; sono tipiche degli oxer ascendenti. Questo tipo di ostacolo, tuttavia, è molto frequente nelle xc courses!

Il Completo ha dunque nella sua essenza una buona dose di rischio che deve continuare ad essere monitorato e opportunamente gestito a tutti i livelli: nonostante in tal senso si stia facendo molto, gli incidenti continuano ad accadere. Le indagini finora svolte non fanno altro che rilevare come siano infatti davvero tanti e variabili i fattori che possono intervenire (singolarmente o in concomitanza) in un percorso di cross country: anche un semplice calo della concentrazione del cavaliere (magari per stanchezza mentale) può ovviamente influire nella corretta gestione ed esecuzione della performance. Il facile subentro della stanchezza mentale è dunque oggi tra gli elementi che un buon course designer, attento al rischio, non può più sottovalutare, e questo anche nei confronti dei cavalli; bisogna infatti considerare che anche continui cambiamenti di frequenza e velocità che alcuni tracciati possono richiedere sono assai faticosi soprattutto per il cavallo, non tanto su di un piano fisico, quanto piuttosto, anche in questo caso, mentale: è infatti dimostrato che i cavalli perdono concentrazione se vengono richieste variazioni di andatura più e più volte durante il cross. D’altro canto, è emerso anche come un certo tipo di addestramento/formazione del cavallo abbia il suo peso: bisogna sforzarsi di lavorare con i cavalli da completo senza snaturarli troppo, ossia senza trasformarli in automi totalmente agli ordini ma al tempo stesso assolutamente dipendenti dalle decisioni del cavaliere. La capacità del cavallo di pensare per se stesso deve essere conservata pressoché intatta nel processo di formazione di un cavallo atleta completista di modo che non si senta mai “perso” quando il suo cavaliere fa un errore. Se l’istinto di badare a se stesso sarà stato soffocato in allenamento, il cavallo non sarà lì a risolvere la situazione quando il cavaliere ne avrà bisogno (anche i migliori riders sbagliano): non dimentichiamo infatti che i cavalli hanno due occhi e un proprio cervello, e soprattutto che non vogliono affatto cadere.

© Riproduzione riservata

Fonti principali articolo: horsetalk.co.nz, Eventing Nation

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