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Il DNA del cavallo antico racconta: resistenza al posto della velocità, meno difetti congeniti

Il DNA del cavallo antico racconta: resistenza al posto della velocità, meno difetti congeniti
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04 maggio 2019 #focus

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La scienza fa passi da gigante, ogni giorno. E’ il caso di una ricerca, mai realizzata prima, sul genoma dei cavalli, che ha coinvolto ben 121 scienziati e che rappresenta il più ampio studio sull’insieme delle informazioni genetiche depositate nella sequenza del DNA mai effettuato su di una specie animale diversa da quella umana, i cui risultati sono stati recentemente presentati nell’articolo Tracking Five Millennia of Horse Management with Extensive Ancient Genome Time Series” – clicca qui per accedere all’articolo integrale

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Con un totale di 129 genomi antichi, 30 genomi moderni e nuovi dati su scala genomica di 132 soggetti antichi, il set di dati di questa ricerca rappresenta le serie temporali su scala genomica più grandi mai rese note per un organismo non umano. Va da sé, questo “monitoraggio di cinque millenni di gestione del cavallo” ha portato alla luce alcuni elementi molto importanti. Tra questi, vi è il fatto che che nel corso dei secoli sia riscontrabile un drastico calo della diversità genetica del cavallo, con il conseguente aumento di difetti congeniti. L’indagine sul genoma dei cavalli, che ha posto sotto esame un enorme arco temporale ed è stata operata sul DNA di circa 278 razze equine, ha infatti rivelato che attualmente esistono due lignaggi di cavalli al mondo, quello domestico e il cosiddetto cavallo di Przewalski o pony della Mongolia (che è in pericolo d’estinzione). La ricerca ha rilevato l’esistenza in passato di altre due lignaggi, ormai estinti: uno che viveva nella penisola iberica e l’altro in Siberia, entrambi circa cinquemila anni fa. Le moderne pratiche di allevamento, che puntano a privilegiare determinate caratteristiche (in primis la velocità), ha determinato un crollo della diversità genetica. Per portare un esempio: tutti e venti i purosangue inglesi che disputeranno oggi, sabato 4 maggio, il celebre Kentucky Derby hanno un cromosoma Y che deriva da un singolo stallone, nato nel 1700 e chiamato Darley Arabian. E ancora: il 95% dei purosangue inglesi odierni discende da lui. Come ben noto agli scienziati, la scarsa diversità genetica porta a difetti congeniti e già oggi ve ne sono di visibili: ad esempio la cecità notturna e la miopatia, che colpiscono i cavalli con sempre maggiore frequenza. Il dott. Antoine Fages, biologo molecolare e uno dei primi firmatari della ricerca, afferma che nell’arco degli ultimi due secoli la diversità genetica nei cavalli si è ridotta fra il 14 e il 16%: numeri assai bassi.

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Un altro elemento interessante e correlato alla riduzione della diversità genetica, che già è emerso da quanto detto sopra, è che la proverbiale velocità dei cavalli sia in realtà un’acquisizione piuttosto recente, dovuta alla selezione operata sempre dagli esseri umani a partire dal VII secolo d.C. In passato, il cavallo era “programmato” soprattutto per la resistenza: il prof. Ludovic Orlando, archeologo molecolare coinvolto in questo studio, ha paragonato la differenza tra il cavallo di ieri e quello che conosciamo oggi a quella che intercorre fra un maratoneta e un velocista dei 100 metri piani.

© Redaz. – riproduzione riservata; fonte principale: cell.com;

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