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Il dolore nei cavalli: i campanelli d’allarme e la risposta dell’organismo

Il dolore nei cavalli: i campanelli d’allarme e la risposta dell’organismo
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Generalmente, anche nei cavalli il dolore si manifesta in svariate forme, spesso molto diverse tra loro. E’ quindi importante saperlo riconoscere e descrivere per poter intervenire adeguatamente e prontamente (se necessario).

Avevamo già affrontato il tema delle nuove tecniche scientifiche di individuazione del grado di dolore patito da alcuni cavalli (+ info: clicca qui); oggi esploriamo invece le modalità attraverso cui imparare a interpretare i diversi tipi di dolore che possono colpire gli equidi.

Il primo passo da fare è comprendere i segnali che il cavallo e il suo corpo ci mandano. Capita, non di rado, che sia il corpo, in primis, ad attivare alcune strategie per promuovere la propria guarigione; questa via è però spesso molto lenta e, dunque, un intervento “umano” per bloccare il dolore o ridurlo al minimo è la soluzione più veloce da attuare. Prima di trarre conclusioni affrettate, cerchiamo di capire cos’è realmente il dolore e se è univocamente un segnale negativo mandato dall’organismo.

Il dolore è essenzialmente un campanello d’allarme (non solo per l’equino), ma è soprattutto una modalità attraverso cui il cavallo apprende il pericolo e l’importanza di stargli lontano. Infatti, la sofferenza crea una “cassetto” nella memoria e, in un’occasione di possibile pericolo, i cavalli sono in grado di ricordare di stare alla larga da ciò che li ha fatti star male in passato. Questa è la teoria sostenuta da Alonso Guedes, docente del Dipartimento di Medicina Veterinaria all’Università del Minnesota. Inoltre, dice il professore, il dolore innesca nei cavalli il procedimento inconscio del “combatti o fuggi” e così, attraverso l’attivazione di alcune aree del sistema nervoso atte alla produzione di ormoni, accanto alla risposta del corpo stesso che aumenta flusso sanguigno, battito cardiaco e respiro, il dolore si può trasformare in un fattore positivo. Attenzione, quindi, ai casi in cui il dolore non è strettamente connesso a qualcosa di insopportabile; non sempre è da “soffocare” in modo repentino.

Secondo step: come categorizzare il dolore. Il pensiero comune suddivide il dolore in due grandi gruppi: da un lato il cronico, dall’altro l’acuto, la cui differenza è correlata alla durata del sintomo. Tuttavia, non è sempre congeniale generalizzare in questo modo. La durata del dolore è solo un fattore di riferimento e nemmeno il più importante. Fondamentale è, invece, il o i cambiamenti che possono verificarsi nel sistema nervoso a causa del dolore prolungato. È maggiormente difficoltoso, infatti, alleviare il dolore dopo il verificarsi di alterazioni nel sistema nervoso. Ma non ci si ferma qui; si può effettuare un’ulteriore distinzione tra dolore acuto e cronico osservando i segnali che il corpo mostra e non mostra allo stesso tempo. Thijs van Loon, ricercatore olandese, esemplifica questo caso dimostrando come un cavallo con una colite cronica perderebbe peso in maniera evidente, anche senza manifestare ovvi sintomi da colite. Inoltre, nella classificazione delle diverse tipologie di dolore, si può fare un altro passo avanti: ci sono dolori classificabili come somatici e, quindi, riconducibili a un preciso punto del corpo, ed altri dolori “interni” che dipartono dagli organi e, dunque, più difficili da “geolocalizzare” precisamente. Infine, può esserci il dolore neuropatico dovuto all’eccessiva stimolazione del sistema nervoso centrale che, causando un mutamento nello stesso sistema nervoso, porta il cavallo a diventare estremamente sensibile a qualsiasi stimolo.

Arrivati a questa ampia classificazione ci si chiede allora come ci si debba comportare una volta interpretata la possibile situazione di sofferenza dell’animale.

Step tre: come comportarci.

Ovviamente, sostiene van Loon, non possiamo rivolgerci al nostro cavallo chiedendogli “cosa si sente”, ma alcune similitudini nell’anatomia e nel sistema nervoso umano ed equino possono sicuramente tornare utili, soprattutto per descrivere poi al veterinario le nostre valutazioni, di modo da poter giungere insieme con precisione all’individuazione del problema.

(15 gennaio 2022) © C. Cinelli – rev. B.S.; fonte principale: thehorse.com; totallyvets.co.nz – riproduzione riservata. foto: © EqIn

 

 

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Redazione EQIN
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