ATTENDI...

Cosa vuoi cercare?

NEWS

Impasse allo status di “popolazione rewild protetta” per i Cavalli dell’Aveto

Troppi ostacoli per i Cavalli dell'Aveto: impasse allo status di “popolazione rewild protetta”
Condividi:

 

Home 36

mascheroni articoli 728x90 1

12 febbraio 2022 #news

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

cortal_1 (728x90) 1

I cavalli dell’Aveto ancora non riescono ad ottenere concretamente quel riconoscimento di “animali inselvatichiti” che garantirebbe loro una tutela e una gestione indispensabili per la coesistenza con i residenti a lungo termine.

newpharm 728x90 1

In più occasioni vi abbiamo parlato dei cavalli selvaggi dell’Aveto, una splendida realtà della Liguria che rappresenta una ricchezza per tutto il Paese. Il territorio protetto dove vivono questi equini, costituito da poco più di tremila ettari, interessa tre distinte vallate: la Val d’Aveto, la Val Graveglia e la Valle Sturla.

asta online (728x90) 26
Acme QUAD

Come ricorderete i cavalli dell’Aveto – un numero complessivo attualmente di circa 80-90 esemplari distribuiti sui 35 km quadrati del Parco – discendono da equini domestici che un tempo lavoravano nelle succitate vallate. Dopo la morte del loro ultimo proprietario, avvenuta ormai da oltre 20 anni, i cavalli sono rimasti allo stato brado e si sono adattati perfettamente al territorio riproducendosi liberamente senza che intervenisse alcun contatto con l’uomo. Ad oggi hanno comportamenti che si possono indicare simili a quelli dei Mustang nordamericani (pattern comportamentali equivalenti).

Sul finire di agosto 2020 vi avevamo informato circa il fatto che i cavalli selvaggi dell’Aveto sarebbero stati finalmente riconosciuti come popolazione rewild protetta: il Consiglio Regionale della Liguria aveva infatti approvato un ordine del giorno presentato dalla consigliera Lilli Lauro indirizzato al riconoscimento di questo status (+info clicca qui): si trattava di un importante passo avanti per la tutela e la gestione a lungo termine dei cavalli avetani, dato che la normativa attuale non distingue tra cavalli domestici e cavalli rinselvatichi sebbene, come ovvio, le loro esigenze etologiche siano del tutto differenti.

Riferisce Riccardo Testa di Liguria Business Journal (liguria.bizjournal.it/) che oggi il blocco del percorso di riconoscimento dei cavalli dell’Aveto si trova proprio in Liguria. Da una lunga intervista a Evelina Isola, responsabile del progetto “Wildhorsewatching” e cofondatrice, insieme a Paola Marinari, dell’associazione “Rewild Liguria” (che da anni si occupa di tutelare e valorizzare la presenza sul territorio di questi animali, promuovendo un approccio di valorizzazione nel tentativo di trasformarli da problema a risorsa) emerge tutta l’amarezza e la frustrazione per questa lunga impasse: si è sempre fermi alla promessa del Consiglio regionale del luglio 2020 di cui sopra, in cui ci si impegnava a tutelare la popolazione dei cavalli.

«Un impegno è stato preso, e noi stiamo ancora aspettando che venga mantenuto». Ad oggi nessun fondo è pervenuto: i finanziamenti sono necessari per il risarcimento ai privati danneggiati nelle loro proprietà dai cavalli e per il monitoraggio continuo, con dati in arrivo a flusso costante sulla pressione ambientale, indispensabile per avere un feedback sulle dinamiche.

«La gestione degli esemplari selvatici e inselvatichiti dipende dal Ministero dell’Ambiente. Però per gli animali inselvatichiti è necessaria una normativa “ad hoc” che li riconosca equiparati a quelli selvatici. La normativa dev’essere introdotta dal Governo ma su segnalazione della Regione. Per arrivare a Roma, l’istanza per il riconoscimento di tutela deve provenire dall’amministrazione regionale. Il caso dei cavalli nel parco della Giara, in Sardegna, è differente trattandosi di una Regione a statuto speciale. In Liguria il percorso è più difficile poiché vengono opposte numerose resistenze da privati, che a loro volta hanno influenza sulle amministrazioni comunali e, di conseguenza, sugli amministratori regionali».

Purtroppo la conflittualità verso i cavalli di alcuni privati, che mal tollerano la loro presenza sul territorio condiviso, non è cosa nuova, come spiega sempre Evelina Isola nell’intervista: i privati lamentano che i cavalli selvaggi esauriscono i pascoli destinati alle greggi, ma questo non è vero, dato che i pascoli sono recintati e anche se può capitare che i cavalli entrino a causa di varchi nelle recinzioni, sono sempre improntate soluzioni di controllo e ripristino: anche per migliorare questo aspetto servirebbero dei fondi. Per ciò che riguarda invece gli altri terreni non adibiti a pascoli, sono brulli e a rischio di inarbustimento, processo che gli stessi cavalli selvatici contrastano in Val d’Aveto. Non ci fossero gli equidi, sarebbero necessari interventi di conservazione mirati, come accade in diverse parti d’Europa, in cui specie selvatiche sono state reintrodotte proprio per perseguire questo scopo. Ma nell’Aveto resiste la narrativa del “i cavalli devono essere portati via”. Da ricordare però che la zona in questione è Zona Speciale di Conservazione (ZSC), gestita dallo stesso Parco dell’Aveto con il dovere di mantenere l’habitat come custode della biodiversità.

Nella speranza che le molte difficoltà vengano prima o poi superare e con profondo dispiacere verso chi, in maniera sterile e nociva, alimenta solo problemi per la coesistenza serena di questi cavalli con l’uomo, senza nemmeno provare a porsi nella prospettiva di collaborare per riconoscerli come risorsa, non solo turistica (i cavalli dell’Aveto sono custodi dell’ambiente e della biodiversità, e con la loro presenza preservano il territorio dal rimboschimento e dagli incendi), continueremo a tenervi informati.

jumping 728x90

© B.S.; riproduzione riservata; foto una coppia di Cavalli dell’Aveto © facebook I Cavalli Selvaggi dell’Aveto Wildhorsewatching

Scrivi un commento

Redazione EQIN
INVIA
Il sito è protetto da copyright!