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Ippodromo di San Siro: pesanti incertezze e problemi

Ippodromo di San Siro: pesanti incertezze e problemi
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20 febbraio 2020 #news

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«Milano è la città che ha maggiormente contribuito al miglioramento del purosangue. […] Alcuni signori, molti bottegai, tutto il popolo di Milano hanno concorso alla costruzione di San Siro e delle piste di allenamento e alla nascita dei grandi premi. I 2.400 metri della pista grande costituiscono la corsa più regolare, severa e direi quasi micidiale che si possa immaginare. Ma il numero delle corse è sempre sproporzionato alla resistenza di un terreno. Le piste sono ben tracciate però insufficienti. A Trenno il terreno è meno buono che a San Siro. Alla Maura l’impasto è migliore malferma della pista non permette un galoppo severo. A Milano occorrono un altro ippodromo e altre piste di allenamento».

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Federico Tesio, uno dei nomi più importanti dell’ippica italiana che fu, scriveva queste parole parlando dell’ippodromo di San Siro. Un magnifico complesso costruito in parte in stile Liberty e in parte sull’esempio dei cottage inglesi, costituito dalla pista di galoppo dove ancora oggi si tengono le corse, e da un centro di allenamento con le scuderie annesse. Scuderie che, a quell’epoca, ospitavano almeno un migliaio di cavalli e si estendevano in territori ora coperti dal cemento delle strade e dei palazzi costruiti di recente. «Il 1920 è l’anno dell’inaugurazione dell’ippodromo di San Siro, il nuovo ippodromo ideato da Mario Licatelli e disegnato da Vietti Violi che riassumeva nel suo ampio respiro, nella grandiosità dei tracciati, delle diritture delle monumentali tribune, tutta l’ambizione e la decisione del nostro turf a liberarsi del tutto di un provincialismo che l’aveva tenuto in una posizione di mediocrità disarmante. Ormai i grandi proprietari vedevano schiudersi la possibilità di andare a vincere anche all’estero, così come la Sire contrapponeva il grande impianto di San Siro, con le piste di Trenno e poi anche della Maura, alla grandiosità centenaria di Longchamp”. (Luigi Gianoli – Il Purosangue)

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Ad oggi, le piste di allenamento e le scuderie – divise tra quelle del corpo centrale, che si affacciano una dopo l’altra su un viale contornato da alberi, accanto alla pista di allenamento di Trenno, e quelle che si trovano al di là di arterie oggi trafficatissime (unite alle altre da un lungo sottopassaggio che cavalli e fantini percorrono ritualmente in fila indiana ad ogni uscita mattutina), come le Ramazzotti e le Turner – potrebbero presto sparire. Sembra che la società Snaitech S.p.A., proprietaria di tutta l’area dove sorgono sia la pista delle corse sia la zona adibita a scuderie e piste di allenamento, stia facendo di tutto per dare il benservito agli operatori dell’ippica, allenatori e “inquilini”, equini e non. Sopra i box, infatti, vi sono ancora delle abitazioni che, in parte, sono occupate da persone che – chi più chi meno, perché alcuni sono eredi – ruotano intorno a questo mondo. I rapporti tra Snaitech e fruitori, fino a poco tempo fa, si basava su un semplice regolamento. Poi, circa due mesi fa, la società – acquistata nel 2018 da Playtech – ha presentato loro un contratto con regole risultate dagli operatori inaccettabili da sottoscrivere. Snaitech ha più volte precisato che «ha ritenuto doveroso integrare il rapporto con operatori ippici che fruiscono del centro attraverso un contratto di prestazioni di servizi. Tale contratto, che non prevede alcun aumento delle tariffe, è volto unicamente a disciplinare in maniera puntuale e completa le obbligazioni delle parti al fine di garantire la sicurezza di tutti gli operatori e dei cavalli nel centro di allenamento del galoppo di Milano mediante il rispetto delle regole e delle norme di legge in materia». Le voci, però, dicono tutt’altro: Snaitech vorrebbe svuotare l’area e, sembra, cavalcare l’onda della speculazione edilizia. Non si parla dell’Ippodromo di San Siro dove si svolgono le corse, che anzi si sta cercando di rilanciare con eventi di vario genere (tra cui il concorso ippico Milano San Siro Jumping Cup 2020 che si terrà il prossimo luglio), ma dell’area restante, e in particolare di quella che riguarda la pista della Maura, un tempo pista per l’allenamento del galoppo e oggi occupata in parte da una pista più piccola, sempre con la stessa finalità del training mattutino (praticamente inutilizzata) e in parte dalla nuova pista del trotto, dopo che l’area in cui si tenevano le corse di questa disciplina è stata venduta al fondo Hines che costruirà – esiste già un progetto – nuovi appartamenti e negozi.

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Nel momento in cui scriviamo, la trattativa è in corso: i legali delle due parti si sono incontrati per cercare di trovare un accordo. La speranza degli operatori è quella di ricevere al più presto rassicurazioni riguardanti quantomeno il prossimo futuro. Per far tornare l’ippica agli sfarzi di un tempo – anche se realisticamente appare più come un sogno dei nostalgici che altro – ci vorrà molto di più che una stretta di mano tra i vertici di Snaitech e gli uomini dell’ippica. Ma San Siro è San Siro, e la sua storia non si può dimenticare. L’ippodromo di San Siro va salvato: per tutti coloro che ci dedicano la vita, per i purosangue, e per il fascino inalterato di questo luogo. Che tutti, almeno una volta nella propria esistenza, dovrebbero scoprire.

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© Valentina Schenone; riproduzione riservata; tutte le foto – archivio © A. Benna/EqIn

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