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Jos Kumps: “Ogni binomio lavora per un progetto comune, ma al cavallo prima di tutto rispetto e grazie”

Jos Kumps: "Ogni binomio lavora per un progetto comune, ma al cavallo prima di tutto grazie"
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28 dicembre 2023 #focus

Abbiamo avuto l’occasione di porre qualche domanda al trainer belga Jos Kumps, giunto in Italia per un’iniziativa di formazione di alto livello, organizzata e diretta da Gabriele Grassi (con il sostegno e la partnership di Equitex) il 18 e 19 dicembre scorsi presso Tre Ponti Stables (Via Comana Lunga, 28 – Erba – CO). 

Avevamo già dato notizia di questo importante stage (+ info: clicca qui), appuntamento che ha riscosso notevole successo e che ha visto tra i partecipanti anche cavalieri professionisti, come Filippo Moyersoen e Licinio Grossi.

Jos Kumps, conosciuto principalmente come uno tra i più importanti trainer di equitazione al mondo, si è gentilmente prestato a rispondere ad alcune nostre domande: data la grande esperienza dell’istruttore belga non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di chiedere la sua opinione su alcuni “nodi” fondamentali per chi fa sport a cavallo, oggi sempre più stringenti.

Jos Kumps: "Ogni binomio lavora per un progetto comune, ma al cavallo prima di tutto grazie" 5

Abbiamo rotto il ghiaccio anzitutto domandandogli quali sono i fattori più importanti da considerare e da tenere sempre a mente, per gestire al meglio un cavallo sportivo. “Il cavallo deve essere posto sempre, ma proprio sempre, al primo posto. Nessun cavallo ha mai chiesto di essere montato, o di condividere con noi qualsivoglia progetto: accetta di giocare questo gioco con noi, quindi prima di tutto dobbiamo ringraziarlo. Se un cavaliere è capace, lo rispetterà quindi anzitutto come essere vivente, secondo le sue specifiche esigenze di specie“.

Il cavallo sportivo è quello che sa rispondere al meglio a quello che il suo cavaliere gli chiede di fare. Il cavaliere veramente capace è quello che, durante ogni training, da terra o in sella, sa via via orientare le sue richieste: soprattutto diminuendo le proprie esigenze, se chiede qualcosa per la quale il cavallo non è pronto, e facendosi quindi capace di interpretare, attendere, di dargli tempo, se è il caso, in vista del comune progetto futuro“.

Si tratta quindi di farsi prima di tutto capaci di ascoltare il cavallo? “Assolutamente sì. Il cavallo è sempre il professore del cavaliere, non viceversa. Se ci si pone con arroganza, aggressività e pretese e basta, non si arriverà mai al meglio. Si tratta sempre di trovare il modo per fare altrimenti, con pazienza, in vista del progetto da realizzare: d’altro canto, non è poi cosi difficile. Il cavallo dice sempre esattamente al suo cavaliere se è pronto o meno e in media sa fare quel che promette; diventerà lo specchio, rifletterà le attitudini/capacità del suo cavaliere e corrisponderà al progetto comune“.

Ma, nello specifico, secondo te ci sono differenze nella gestione di un cavallo sportivo di alto livello e un cavallo sportivo “ordinario”? “Molto poche. Io, che sono della vecchia scuola come istruttore, porto da tempo con me il concetto-guida “complessità risolta/da risolvere” per ogni binomio con cui lavoro. Il punto nodale è sempre e solo uno: il cavallo, ogni cavallo, dal performer vero a quello ordinario per lo sport, deve prima di tutto voler fare quel che il suo cavaliere gli chiede. Fisicamente, certo, deve essere nella condizione migliore: il cavallo deve stare bene, prima di tutto, a 360°, non solo da un punto di vista veterinario“.

Mi porti quindi a virare sulla questione del benessere del cavallo, tema molto “caldo”, oggi, grazie anche all’apporto dei molti studi di etologia ma anche e soprattutto ad un cambiamento della sensibilità del pubblico – non solo equestre – verso il cosiddetto welfare degli animali; ci sono, però, anche delle estremizzazioni… “Non si può pretendere che un cavallo stia bene se sta chiuso 24h in un box, ed esce solo per lavorare. E’ un dato assodato, ma non ancora chiaro a tutti, purtroppo. C’è anche la questione del bisogno di socializzazione, tra i suoi simili, per un animale che è stricto sensu gregario, vive in branco, in natura. Bisogna osservare e conoscere la natura, il comportamento naturale del cavallo: vi è molto da imparare, senza arroganza di sapere e volere. Torno a quanto dicevo prima: tutti in sella abbiamo pretese, arroganza che è… fascismo. Ossia la pretesa ed imposizione ‘io so cosa devi fare, come devi metterti/essere/stare’: è fascismo verso i cavalli. C’entra nulla con le indicazioni vai a destra, a sinistra o salta quell’ostacolo“.

La percezione del pubblico che nulla c’entra con lo sport a cavallo la dice lunga: è per lo più negativa, ad oggi. Sembra tutto si riduca solo a forzare il cavallo, per fare sport: “Tra gli attivisti per i diritti degli animali vi è certamente una componente di esagerazione: condividere un progetto comune col cavallo non è sbagliato tout court, se viene svolto nel modo più opportuno, sano e rispettoso per il compagno animale, senza abusi di sorta. Tuttavia, la percezione negativa da parte del grande pubblico, extra settore, è alimentata e prodotta proprio dal fascismo di cui parlavo prima: quello che purtroppo caratterizza tanti, troppi cavalieri. Mettere in questione tutto, dello sport a cavallo, non è certo la soluzione. Bisogna tenere aperto il dialogo; è un bene che oggi gli abusi vengano spesso alla luce, grazie alla facilità per chiunque nel riprendere, fotografare ecc., e alla diffusione tramite soprattutto i social network. Questo deve far capire ai cavalieri che la condotta ‘da cavalieri veri’ è, era, e resterà una ed una sola: niente abusi, escamotage; rispetto del compagno di sport, lavoro, tempo e pazienza. La percezione da parte del pubblico anche extra settore cambierà solo quando saranno i cavalieri a capire, a non forzare, imporre e basta, veicolando un concetto e una pratica di sport bello e sano, sotto gli occhi di chiunque. Basta, coi fascismi in sella. I cavalli sportivi, tutti, hanno anche bisogno di una programmazione seria, ossia bilanciata tra impegni e riposo, mentale e fisico: anche saper amministrare opportunamente il tempo è rispettarli, e produce risultati“.

Programmazione necessaria, bilanciamento; tutela, un occhio di riguardo sempre puntato allo star bene del compagno di sport. Grazie a Jos Kumps: questi dunque i capisaldi di chiunque voglia fare qualsivoglia cosa col proprio cavallo, e ovviamente ancor più stringenti, laddove le esigenze agonistiche siano del più alto livello.

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Grassi & Kumps

Gabriele Grassi, dal canto suo, è oltremodo soddisfatto per questa esperienza di stage: “è stato un onore per me avere Jos a casa (Tre Ponti Stables) con tutti i cavalieri presenti, GRANDI e piccini. Cavalieri come Licinio Grossi e Filippo Moyersoen nelle vesti di allievi sono l’esempio lampante di come non si smetta mai di imparare se c’è la passione; questo è uno sport eterno, fatto di sacrificio, ricerca, umiltà, rispetto dei tempi , cose un po’ sparite queste, oggi; ma sempre di gran moda e da perseguire per i veri appassionati. Nella mia carriera ho avuto l’opportunità di lavorare con un maestro come Kumps sia prima dei mondiali, sia dopo. Per questo oggi ho pensato che sarebbe stato bello e proficuo farlo tornare nuovamente in Italia, cercando di trasmettere quella sensazione, quell’entusiasmo che esiste nel lavoro di tutti i giorni in sella; se non siamo pronti è giusto aspettare; lavorare ancora un po’ , tornare allievi sempre, per fare meglio, per avere fondamenta solide in vista di un obiettivo comune, e grande, come tutti i bei sogni che spesso si realizzano, con le premesse giuste“.

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Main Sponsor Equitex con J.Kumps

© B.Scapolo; riproduzione riservata; tutte le foto © A. Virgulto

 

 

Redazione EQIN
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