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La curiosità dei cavalli può vincere le loro paure: uno studio polacco

La curiosità dei cavalli può vincere le loro paure: uno studio polacco
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La curiosità per tutti gli animali è un sentimento naturale, un motore indispensabile che spinge a esplorare e conoscere il mondo circostante, fatto ovviamente non solo di esseri viventi ma anche di oggetti ed esperienze. La curiosità nei cavalli è diversa da soggetto a soggetto: uno studio polacco pubblicato nella Rivista “Animals” specifica elementi importanti circa un’attitudine che di certo riguarda molti equidi, ma non tutti – e non tutti allo stesso modo.

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I cavalli possono dare un’accurata risposta, finemente sintonizzata e in tanti casi immediata, agli stimoli ambientali che attivano la loro curiosità, ma in alcuni specifici frangenti possono decisamente mostrare un forte e costante bisogno di esplorare, secondo i ricercatori polacchi che hanno portato un resoconto della loro ricerca condotta sui comportamenti dei cavalli Konik sulla rivista “Animals”. Ricordiamo che con Konik (termine che è un diminutivo del vocabolo polacco koń, che significa semplicemente “cavallo”) s’intende una razza di pony semi-selvaggia originaria proprio della Polonia e della Bielorussia e derivata da incroci con una razza ora estinta, il Tarpan (Equus ferus ferus). Il Konik è stato scelto e selezionato per lo studio in quanto mostra molti dei comportamenti tipici dei cavalli primitivi, da cui derivano tutti i cavalli che frequentiamo oggi.

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Il gruppo di studio comprendeva Jastrzębska e Joanna Sadowska, con l’Università di Warmia e Masuria a Olsztyn; e Elżbieta Wnuk-Pawlak, Monika Różańska-Boczula e Iwona Janczarek, con l’Università di Scienze della Vita di Lublino.

Fermo restando che per i ricercatori il comportamento dei cavalli si è evoluto per garantire la sopravvivenza in situazioni di emergenza ed è determinato principalmente dai loro istinti, che possono includere la fuga ma anche la curiosità e la voglia di esplorare, i ricercatori hanno ricordato inoltre che “i comportamenti esplorativi possono fornire informazioni su cibo, riparo, una nuova via di fuga o un luogo conveniente per allevare la prole. Tuttavia, essere “troppo” curiosi può costate caro, a fronte di un possibile attacco di predatori, isolamento dal gruppo o lesioni in un incidente in un territorio sconosciuto”.

Lo studio preliminare in cinque fasi è stato condotto su 19 cavalli Konik divisi in due gruppi: un gruppo indagato all’interno di una scuderia e l’altro in un luogo all’aperto in natura. Tutti erano stati addestrati a sella, ma nessuno di loro era stato montato da almeno un anno. Le varie fasi sperimentali hanno coinvolto la valutazione dei cavalli sui loro comportamenti esplorativi.

Due delle fasi della ricerca prevedevano l’avvicinamento di un uomo sconosciuto ai cavalli: una in cui questa persona era passiva, e l’altra in cui era attiva, mentre cercava di toccare/accarezzare il cavallo. La terza fase comprendeva l’esposizione del cavallo a un oggetto sconosciuto, che in questo caso era una grande palla arancione. Durante la quarta e penultima fase, si è tentato di condurre i Konik su un telone blu fissato a terra. La parte conclusiva prevedeva una valutazione dell’isolamento sociale, ovvero la loro reazione all’essere portati via dal resto del branco.

Il team di studio ha scoperto che i cavalli Konik hanno mostrato l’impulso ad esplorare nonostante i fattori di “rischio” (la persona sconosciuta, gli oggetti mai visti prima), sebbene le loro risposte comportamentali variassero da soggetto a soggetto e dal tipo di stimolo proposto.

In molti casi, il sesso del cavallo e il modo in cui venivano tenuti (se a contatto costante con gli uomini o meno, se abituati a riferirsi al branco o no) influenzava molto il loro livello di curiosità: i castroni e i cavalli che erano tenuti in libertà sono risultati più curiosi di altri. In particolare in alcuni casi si è addirittura rilevata la presenza costante di un forte bisogno di esplorare, ma la risposta comportamentale resta individuale e dipendente dallo stimolo e dal contesto ambientale.

La curiosità può superare la paura” hanno affermato in conclusione i ricercatori, “ma l’equilibrio varia da cavallo a cavallo”. La curiosità, in tutti gli animali come anche nell’uomo, è motore di conoscenze, di scoperte e in generale di crescita ed evoluzione: per questo motivo viene considerata un fenomeno positivo. Sia che si tratti di curiosità verso le persone, sia che l’interesse si rivolga ad oggetti, materiali ed elementi vari. Neuroscienziati e psicologi dell’Università della California hanno dimostrato che quando qualcosa stimola la nostra curiosità, nel cervello si attivano i collegamenti fra i centri della ricompensa e l’ippocampo, una regione cruciale per il consolidamento della memoria. Questa condizione si mantiene per un certo periodo di tempo e rende più facile il ricordo e l’apprendimento non solo di quanto era risultato interessante ai cavalli, ma anche di altre informazioni ricevute nello stesso momento.

Bibliografia: Jastrzebska, E.; Sadowska, J.; Wnuk-Pawlak, E.; RóżańskaBoczula, M; Janczarek, I., “Exploratory Behaviours of Primitive Horses Based on Konik: A Preliminary Study”. Animals 2021, 11, 796. https://doi.org/10.3390/ani11030796

(25 marzo 2021) © Olivia Belloli; revisione B.S.; riproduzione riservata; foto ©  EqIn

 

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