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La libertà del cavalcare: il viaggio senza fine – con Laurence Bougault

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30 maggio 2017 #focus



Per chi fa la scelta di vivere con il proprio cavallo, il viaggio non ha mai fine” (P. Bougault)

Alcuni libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante, affermava il portoghese Fernando Pessoa: ciò vale ovviamente solo per alcune specifiche letture, che diventano più coinvolgenti rispetto ad altre. E’ stato il caso del piccolo volume di Laurence Bougault, “La Libertà del cavalcare. Piccolo trattato sul viaggio a cavallo” (edizioni Ediclo), dove l’intimità del bellissimo racconto dell’allevatrice francese, teso a trasmettere tutta la complicità che si crea, in un lungo viaggio, tra il cavaliere e il suo cavallo, non può lasciare indifferente chiunque viva a stretto contatto con questo meraviglioso animale, indipendente dalle attività che divide con lui, vuoi sportivo-agonistiche, vuoi di semplice diletto.

Perché a fianco di un cavallo, in un modo o nell’altro, si è sempre in viaggio. Costituisce in profondità la ricchezza di questo meraviglioso rapporto uomo-animale il fatto che esistano diversi modi di pensare all’equitazione: come maneggio, come scuola di perfezionamento, come salto ad ostacoli, come dressage, come divertimento, come escursionismo, ecc. Al contempo, sottolinea l’autrice, vi sono anche diversi modi di stare con i cavalli: “cavalli da circolo che si vedono solo quando si cavalcano, cavalli di proprietà nelle confortevoli scuderie, che quando si arriva sono già spazzolati, talvolta anche già sellati, cavalli da caccia che si affittano completamente attrezzati al punto di partenza, cavalli tenuti a casa propria sul prato per una passeggiata di fine settimana o anche cavalli che non si possono cavalcare…”. Ogni modalità, tuttavia, fa parte del viaggio, lungo o breve che sia, ma pur sempre condiviso da parte dell’uomo con il suo cavallo; questa relazione può essere intesa come viaggio anche solo metaforicamente, ma pur sempre di percorso comune si tratta: “Ho imparato ad avere paura, ho imparato a controllare l’animale e la mia paura, ho imparato infine a fidarmi di chi mi conduce”. Fuor di metafora, in certi casi, come accaduto nel 1997 alla Bougault stessa, può subentrare il desiderio di fare davvero l’esperienza totalizzante di una lunga escursione solitaria con il nostro compagno; ecco dunque la decisione, estrema: la Mongolia a cavallo. L’anno seguente, in groppa a un purosangue di tre anni, l’autrice attraversa le Alpi occidentali da Chamonix a Mentone. Del 2000 è il suo primo grande tour equestre: 3300 km di avventura, dal Lesotho al lago Malawi, passando per il Sudafrica e il Mozambico. Nel 2009 un viaggio di 6500 km da Isfahan, in Iran, a Fontaninbleau, in Francia, attraverso Turchia, Grecia e Italia. Questo libro del 2010 non è tuttavia un semplice diario di viaggio; è un resoconto delle emozioni, dopo tanta esperienza in sella; esperienza che porta a “centaurizzarsi“, a fondersi l’uno nell’altro, esperienza che qualunque vero binomio aspira a raggiungere.

“Il viaggio è un modo di vivere. Il cavallo è un modo di essere al mondo. Il viaggio a cavallo non si riduce né all’uno né all’altro, è un universo a sé stante. Con il cavallo non si è mai soli come lo si sarebbe a piedi o in bicicletta, ma già in una nicchia, in una segreta intimità, che si sposta con noi. Questa intimità di ogni giorno, pur nella sua profonda estraneità, è la forza e la peculiarità di un viaggio a cavallo”. “L’uomo che viaggia a cavallo è UNO”: far corpo con l’animale e prendersi cura della sua salute, diventare cavaliere errante, attraversare territori e persone sconosciute con la sua unica ed esclusiva compagnia, “cullati dal suo corpo enorme e pur leggero” (ivi, p. 13) è quanto queste poche pagine sapientemente trasmettono.

Se è vero che a forza di stare e vivere vicino a noi i cavalli diventano sempre più umani, mutuando riflessioni, abitudini ed anche manie, particolarmente interessante è anche la prospettiva descritta sempre dalla Bougault per la quale, durante il viaggio, l’uomo si animalizza, ossia arriva a mutuare dal cavallo i suoi atteggiamenti, il carattere brusco ma anche timido, e comincia a pensare “equinamente”, forte di un’assimilazione della psicologia del cavallo: “Che cosa spinge a percorre (oggi) gli spazi così lentamente? Qual è la posta in gioco di questi strani viaggi in groppa ad un mondo che si muove ondeggiando chiamato cavallo? Infine, qual è il motivo per lottare contro un sole a cui non ci si può sottrarre o contro un vento che ci sfinisce? Da dove viene il coraggio di affrontare piogge battenti e freddi pungenti, per di più con l’ossessione per le condizioni del proprio Altro, il cavallo, al punto tale che si osserva l’erba come se dovesse costituire il proprio pasto serale e tutte le pietre del percorso come se fossero dei nemici personali armati di pugnali?” (ivi, p. 18).

Questa reciproca etica del viaggio, con una coscienza attenta all’Altro, animale o essere umano, necessita di una profonda e reciproca fiducia. L’autrice ci indica come l’essere-al-mondo del cavaliere consista in fondo solo nel suo andare con il suo cavallo, non importa se davvero o metaforicamente. “La libertà del cavalcare. Piccolo trattato sul viaggio a cavallo”, lettura che consigliamo caldamente a tutti coloro che vivono e/o vogliono vivere davvero il cavallo, ci suggerisce come in realtà il viaggio sia nel profondo più ancestrale di noi stessi, là dove si trova realizzato il limite del desiderio umano di libertà nel percorso di vera conoscenza di sé.

Laurence Bougault, nata a Tolosa nel 1970, ha iniziato a montare a cavallo da quando aveva dieci anni. Nel 1997 affascinata dal film Urga, di Nikita Mikhalkov, decide di attraversare la Mongolia a cavallo. L’anno seguente, in groppa a un purosangue di tre anni, attraversa le Alpi occidentali da Chamonix a Mentone. Del 2000 è il suo primo grande tour equestre: 3300 km di avventura, dal Lesotho al lago Malawi, passando per il Sudafrica e il Mozambico. Nel 2009 inaugura il progetto “Amazzone della Pace” che si concretizza in un viaggio di 6500 km da Isfahan, in Iran, a Fontaninbleau, in Francia, attraverso Turchia, Grecia e Italia: il diario di viaggio, raccolto in un blog.



© B.S. – Riproduzione riservata; foto: ©Fotistica: qui per facebook; qui per Instagram



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