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La risposta alla paura è il più grande avversario durante l’addestramento del cavallo

La risposta alla paura è il più grande avversario durante l’addestramento di un cavallo
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Il dottor Andrew McLean, co-direttore di Equitation Science International, fa il punto su di un tema fondamentale, quando si tratta di gestione e training dei cavalli: quest’ultimi infatti apprendono rapidamente la paura, non la dimenticano facilmente ed essa è fortemente associata al movimento delle loro gambe. È pertanto importante imparare a identificare la gamma di risposte alla paura nei cavalli, e imparare come evitarle e ridurle.

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La risposta alla paura è il più grande avversario durante l’addestramento di un cavallo. La paura, in animali predati come i cavalli, si esprime con una risposta immediata: il tentativo di fuggire da tutte le situazioni minacciose. La paura è l’attivazione della flight response (letteralmente: risposta al volo). La flight response coinvolge l’intero corpo dell’animale. Gli scienziati comportamentali descrivono tutti i livelli di paura come l’asse HPA (l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene). Questo nome suggerisce l’origine della risposta immediata: il cervello e le ghiandole surrenali.

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Infatti, una struttura del cervello nota ormai da diverso tempo, chiamata amigdala, seleziona gli stimoli catalogandoli in paurosi o meno. Gli stimoli della paura ricevono un riconoscimento speciale dal cervello in termini di ricordo: a differenza di altre informazioni, una volta apprese le risposte della paura non vengono più dimenticate. Si possono sovrapporre nuove risposte in modo che vengano recuperate meno facilmente, ma le risposte alla paura necessitano di un’attenta formazione per tenerle sempre sotto controllo.

Una volta che il cervello ha percepito uno stimolo alla paura, la vigilanza aumenta e le ghiandole surrenali danno un impulso al cuore. Ecco perché un cavallo in flight response può galoppare contro recinzioni, automobili e può addirittura arrivare a scontrarsi contro alberi e altri ostacoli. Prendendo l’esempio di un cavallo che prova a scappare: anche se il cavallo riesce a saltare una recinzione, la sua risposta al salto è diminuita nella misura in cui le sue gambe si trascinano sui fili. Un salto piatto caratterizza questo tipo di risposta immediata e non è raro vederla in cavalli da gara non così ben addestrati al cross-country.

Maggiore è la quantità di flight response, più il cavallo è incline ad accelerare e più è sintonizzato su quasi tutto il resto, compresi gli aiuti.

La flight response è estremamente variabile, spiega il dottor Andrew McLean: è come un interruttore regolabile della luce, può essere completamente o parzialmente accesa. Essa si manifesta anche in vari modi comportamentali, ad esempio: impennata, sgroppata, tensione, fuga, saltelli, schiena vuota, portamento della testa alto, digrignamento dei denti, movimento della coda, blocco della coda. In tutti i modi dove il cavallo si pone in allerta, le gambe perdono il loro ritmo regolare e diventano veloci e scattanti.

Il Bolting, ossia la fuga in tutte le direzioni, è l’espressione più forte della flight response, è un meccanismo di difesa che consente al cavallo di scappare da situazioni minacciose. Pochi animali sulla terra sono veloci come il cavallo, specialmente su lunghe distanze. Anche la sgroppata è un meccanismo di difesa, è un movimento per rimuovere i predatori dalla schiena del cavallo. A seguire un video utile a spiegare questo particolare atteggiamento che si innesca solo in caso di effettiva paura:

L’impennata è una mossa aggressiva e difensiva che non riguarda solo l’eventuale allontanamento di predatori dalla propria schiena, ma fa anche parte della rivalità tra stallone e stallone. Sgroppare, impennare e scappare sono movimenti rinforzati che premiano facendo il cavallo che scappa, facendo perdere la presa ad un eventuale predatore. Da terra e in sella, se il cavaliere cade durante queste azioni di difesa, difficili da controllare, i cavalli vengono parimenti ricompensati dalla perdita del contatto.

Andrew McLean, il ricercatore di questo studio, è il vincitore del più alto premio scientifico australiano, l’Eureka Prize for Science, ha fondato l’Australian Equine Behaviour Center, ha scritto 5 libri, tra cui un best seller internazionale. McLean continua a condurre dimostrazioni nelle università e conferenze in tutto il mondo, anche in Australia, Europa, Sud Africa, Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda. Andrew ha anche iniziato ad addestrare gli elefanti in Nepal nel 2007, il che ha portato alla creazione della Fondazione HELP (Human Elephant Learning Programme), di cui è ora Senior Vice President. Questo progetto cooperativo si concentra sulla gestione, il benessere e l’addestramento degli elefanti in Asia utilizzando tecniche innovative basate sulla teoria dell’apprendimento e l’eliminazione della punizione.

© O. Belloli; riproduzione riservata; fonte principale: .horsemagazine.com; foto: horsemagazine & newtohorses.com

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