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Lo sapevate che il cavallo che non sta bene cerca di nascondere il suo malessere fisico?

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21 settembre 2020 #focus

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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È noto che, frequentemente, le cavalle gravide, quando sono prossime al parto, preferiscano partorire “lontane da occhi indiscreti”; è anche capitato di sentire che, pure nel caso di cavalle monitorate 24h no stop (magari da circuiti di telecamere), le fattrici scelgano comunque almeno dieci minuti in cui allontanarsi, per dare alla luce il puledro in maniera “riservata”…

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La ragione di questo fenomeno è ancestrale e istintiva: poiché il cavallo è un predato, il puledro è ancor più vulnerabile dell’adulto: l’uomo rimane per la madre, in ogni caso, un predatore.

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Uno studio condotto da Catherine Torcivia e Sue McDonnell presso l’University of Pennsylvania School of Veterinary Medicine, pubblicato sulla rivista Animals, ha evidenziato che anche durante situazioni di malesseri e sofferenze fisiche più generali – ossia non connesse esclusivamente al parto – il cavallo talvolta si mostra all’uomo come “rivitalizzato”, ovvero cerca in tutti i modi di nascondere la propria debolezza: è chiaro che questo atteggiamento possa influenzare non poco la diagnosi, portando a complicazioni nella valutazione del suo dolore e nella sua gestione.

Nonostante questo particolare comportamento fosse già stato rilevato, non è mai stato preso in seria considerazione; per questo le due ricercatrici hanno deciso di dare struttura scientifica all’osservazione, per arrivare a dimostrare che davvero il cavallo si è evoluto in maniera da minimizzare segnali espliciti di disagio o disabilità in presenza di predatori.

Lo studio ha coinvolto venti cavalli di proprietà, di varie età e razze, ospitati nella clinica veterinaria New Bolton Center dell’University of Pennsylvania, e si è sviluppato in questo modo: ogni cavallo, scuderizzato individualmente e monitorato per 24h da videocamere, riceveva una visita di controllo della durata compresa tra i tre minuti e mezzo e gli otto, sia per essere esaminato, sia per venire sottoposto a trattamenti. Nel far questo, ci si assicurava inoltre che nessun altro visitatore entrasse nel box, da un’ora prima fino ad un’ora dopo la visita di monitoraggio.

Il filmato registrato della visita e delle due ore (precedente e successiva a questa) è stato analizzato da una veterinario esperto in etologia (ossia nell’interpretazione del comportamento degli equidi), ed ha riconosciuto 65 comportamenti associati al disagio, come per esempio lo spostamento del peso, difficoltà ad alzarsi, il movimento della coda..

Per ogni cavallo, è stato inoltre calcolato il numero di comportamenti di disagio specifici, al minuto per ciascuna fase: l’ora prima e dopo la visita, nonché durante la visita stessa; ne sono risultati 33 distinti indicatori comportamentali.

In tutti i cavalli, il numero dei comportamenti di disagio prima della visita erano pari a circa 1.60 per minuto; dopo la visita si è registrata una media di 1.49 al minuto, valore che per i ricercatori non è stato di grande rilevanza. Al contrario, la media dei comportamenti di disagio per minuto durante la visita diminuiva a soli 0.40. Questo dato indica una riduzione del 77.4%; per sei dei 20 cavalli presi in esame i comportamenti di disagio si sono addirittura azzerati.

Per le due studiose, Torcivia e McDonnell, questi risultati confermano chiaramente la loro impressione clinica, ovvero che il comportamento di disagio in corso nei cavalli ospedalizzati viene notevolmente interrotto, fino addirittura ad arrivare a cessare in alcuni soggetti, quando le persone si avvicinano o interagiscono.

“Sebbene sia particolarmente preoccupante per il benessere dei pazienti ospedalizzati, questa tendenza a mostrare scarse indicazioni di disagio o disabilità in presenza di potenziali predatori probabilmente di pari passo ritarda il riconoscimento di lesioni o malattie nei cavalli in generale. […] Suggeriamo che le valutazioni del dolore equino siano da condurre preferibilmente a distanza, tramite monitoraggio video, quando l’ambiente ospedaliero è tranquillo e il cavallo è indisturbato. […] Un metodo ideale sarebbe quello di ottenere un campione video, più lungo di quanto si possa osservare di persona, che possa essere immediatamente visualizzato in avanti veloce per apprezzare meglio la frequenza e la ripetitività dei comportamenti di disagio […]. L’impegno di tempo sarebbe simile a quello di una normale visita in un box, ma fornirebbe maggiori informazioni” (cit. Torcivia, C.; McDonnell, S. In-Person Caretaker Visits Disrupt Ongoing Discomfort Behavior in Hospitalized Equine Orthopedic Surgical Patients. Animals 2020).

© Serena Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; fonte principale: horsetalk.co.nz; foto © EqIn

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Redazione EQIN
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