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EQUESTRIAN INSIGHTS Il cavallo nella storia e nell'arte

Quando a Venezia ci si spostava a cavallo…

Tempo fa anche a Venezia ci si spostava a cavallo 1
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In passato nelle città era comune spostarsi a dorso di muli o cavalli. Non ci aspetteremmo oggi che anche Venezia, unica al mondo e patrimonio mondiale dell’umanità, abbia a sua volta conosciuto una tradizione in fatto di trasporti equestri.

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Città unica al mondo e che non ha certo bisogno di presentazioni, “Venezia e la sua Laguna” è stata riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO nel 1987 per “l’unicità e la singolarità del suo patrimonio storico, archeologico, urbano, architettonico, artistico e di tradizioni culturali eccezionale, integrato in un contesto ambientale, naturale e paesaggistico altrettanto straordinario”. Distinguere tra l’essere veneziano doc, lagunare o no, è fondamentale: tutti i veneti lo sanno, non è mero e semplice orgoglio del cittadino impelagato contro i cittadini. La Venezia edificata su palafitte, la Venezia “vera”, cuore pulsante unico al mondo, impone da sempre gestione, ritmi e prerogative senza eguali nel mondo. I residenti o i proprietari di edifici nel cuore storico, tra le varie calle, campi e campielli e maree da gestire (Mose a parte), lo sanno bene: è croce e delizia, difficile, come tutte le cose belle e veramente preziose, da custodire.

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Tuttavia, colpisce scoprire che lo spostamento con i cavalli sia stato molto popolare anche a Venezia: mai l’avremmo sospettato, no? Questo è stato possibile grazie alla presenza di numerosi campi e campielli, ampie aree in origine erbose destinate al pascolo degli animali e alla coltivazione di ortaggi, e alle strade in passato interamente in terra battuta. Per attraversare i canali, si utilizzavano traghetti o assi di legno poggiate su barche collegate tra loro, chiamate passerelle o tole, che consentivano sia il passaggio a piedi che a cavallo. I trasporti avvenivano tramite carri trainati da cavalli e muli. Tuttavia, con lo sviluppo della città, gli spostamenti a cavallo divennero caotici e pericolosi, sia per i cavalieri che per i pedoni.

Un evento degno di nota è avvenuto nel 1452, quando si è verificato un evento straordinario: l’imperatore Federico III d’Asburgo ha salito le 37 rampe di scale del campanile di San Marco a cavallo! Un altro caso interessante riguarda le Cavallerizze, luoghi destinati all’addestramento e alla pratica dell’equitazione. A Venezia ce ne erano tre: una nella “Calle Luigi Torelli” chiamata “della Cavallerizza”, vicino a Campo Santi Giovanni e Paolo; un’altra a “Rio Marin” che poteva ospitare fino a 30 cavalli e la terza in Giudecca, in “Fondamenta delle Convertite”. La più importante era la Cavallerizza dei nobili o dei patrizi, situata in calle Luigi Torelli, che poteva ospitare fino a 70 cavalli e aveva un ampio spazio per esercitazioni e gare. All’inizio del XVIII secolo, i nobili Geremia Loredan e Alvise Priuli custodivano i loro cavalli in questo Cavallerizza. Tuttavia, nel 1735 fu chiusa, e il luogo fu convertito in una fabbrica di saponi.

I nobili, per partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, si recavano in sella ai loro cavalli, che venivano richiamati al trotto attraverso il suono della campana chiamata “trottiera”, situata nel Campanile di San Marco. Questa campana aveva questo nome perché, al suo suono, i nobili facevano trottare i loro cavalli per raggiungere il Palazzo Ducale nel minor tempo possibile. I cavalli dei nobili erano dipinti con colori vivaci, in particolare di arancione, ottenuto dalla lavorazione di una pianta proveniente da Cipro, e venivano magnificamente bardati. È presumibile che i cavalli utilizzati a Venezia provenissero dagli allevamenti situati nelle zone costiere a nord della laguna veneta. Infatti, i Comuni di Cavallino e Jesolo derivano dalla parola latina “equilium”, che indicava la pianura dove i cavalli venivano allevati. Un’ultima curiosità riguarda le carrozze: a Venezia non erano utilizzate ma venivano invece prodotte per l’uso sulla terraferma. Il laboratorio più importante per la loro fabbricazione era situato nella “Corte delle Carrozze”, in Campo Santa Margherita.

Ai nostri giorni l’uso dei cavalli come mezzo di trasporto è sicuramente diventato non comune, tuttavia esistono alcune realtà curiose. In Montana, uno degli stati con forte tradizione equestre degli Stati Uniti d’America, pare che ci sia una legge non scritta. Se uno studente utilizza un cavallo per recarsi a scuola, il preside deve fornire cibo e ricovero all’animale per l’intera giornata. 

Per chi avesse frequentato invece Belgio e Olanda non è raro incontrare ai lati delle strade trafficate, bambini, ragazzi e adulti che praticano l’equitazione in sicurezza su piste loro dedicate. Inoltre i bambini (che hanno i cavalli a casa) molto spesso per partecipare alle lezioni di equitazione si devono spostare sulle strade, partendo direttamente “a cavallo”, per raggiungere il centro equestre.

Per approfondire:

https://www.repubblica.it/dossier/cronaca/la-repubblica-dei-cavalli/2024/02/23/news/in_sella_per_le_calli_quando_a_venezia_si_andava_a_cavallo-422195187/

(20 febbraio 2024) © B.S. – L.R. riproduzione riservata; foto © estratto ilpuntoquotidiano.it/

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Redazione EQIN
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