Sport equestri: quando l’errore è nell’informazione
15 gennaio 2020 #news
I giornalisti regolarmente formati, tesserati ed iscritti all’Ordine si avvalgono del diritto di cronaca, o diritto d’informare, che consiste nel diritto a pubblicare tutto ciò che è collegato a fatti e avvenimenti di interesse pubblico o che accadono in pubblico: l’ideale per il giornalista ovviamente sarebbe esser sempre in loco e “vedere con i propri occhi”, fornendo in seguito, quale testimone oculare e preparato, un suo resoconto, un’interpretazione, una visione informata – in merito alla quale la responsabilità andrà in firma dell’articolo – o, se sotto iniziali/pseudonimo, al direttore responsabile che ha approvato il pezzo. Il diritto di cronaca è incluso nell’ordinamento italiano tra le libertà di manifestazione del pensiero.
Numerosi problemi tuttavia sorgono oggi, laddove vi sia: 1) estrapolazione del materiale pubblicato (specie foto/video) dal contesto, senza precisa presentazione e contestualizzazione dello stesso; 2) ritagli dei materiali, strumentali rispetto all’intera performance/attività realmente realizzata; 3) pubblicazione integrale di video realizzati in streaming, ossia live, tramite registrazioni/download homemade (fatte in casa), con l’unico scopo di postare per creare sensazionalismo live – tuttavia, in maniera illegale: registrare o scaricare i video senza autorizzazioni non è consentito per nessuna Testata, salvo accordi con l’Ente erogante – e anche in tal caso sono sempre da esplicitare le fonti/autorizzazioni acquisite tramite riconoscimento dei crediti (avete presente quell’ “omino con la telecamera” a bordo campo nei concorsi? Ecco, lui e il suo staff sono pagati, certo, dall’Ente o Comitato organizzatore, ma costoro non vanno lì a fare lo streaming non stop delle gare affinché Pinco Palla poi si appropri dei suoi video, non curarum , e li pubblichi per “fare quello che era lì” per la sua piccola community, con l’unico scopo di creare audience. E parimenti non importa affatto che sottolinei che il video viene postato senza fini commerciali (che c’entra? vi siete appropriati di uno streaming! Ma non vi atteggiavate a giornalisti? Dove sono le autorizzazioni?).. si tratta infatti sempre e comunque di appropriazione indebita/non autorizzata.
Tutto ciò è molto triste e becero, nonché illegale… certamente capite, visto che quando voi cavalieri fate una qualsiasi gara, se volete le vostre foto / video in B100 o, parimenti, in GP h160, li pagate, anche se precedentemente le vostre performance sono state comunque visibili in streaming. Se risultate vincitori della competition, il Comitato organizzatore talvolta mette a disposizione le vostre foto/ i video dei vostri percorsi: sappiatelo, non è dovuto: è “tanta manna”!
Indipendentemente da come si siano ottenuti (non ci soffermiamo…), per un Giornale, mettere materiali a disposizione del pubblico senza introduzioni, commenti, spiegazioni, è comodo ed altrettanto bieco e strumentale, specie se questi materiali vengono anche manipolati per la pubblicazione, azione totalmente irresponsabile e sanzionabile per chi dovrebbe fare informazione. Oggi butto on line il non eccellente percorso di Caio, che pur tuttavia l’ha portato a termine, seppur con fatica, a differenza di altri top rider che hanno invece optato per il ritiro (ma ovviamente tutto questo non lo dico), così, solo per creare engagement nei miei social network, in tal modo facendo vedere solo quanto è stato brutto quel suo giro, o quella frazione di giro. Poco importa il contesto, no? Per il pubblico, vale quel che si vede/viene visto ora: bisognerebbe tuttavia porsi sempre della domande, insomma, non accontentarsi di quel che viene prepotentemente messo sotto gli occhi, volenti o nolenti. Dall’altro lato, quello degli operatori dell’informazione, ci sono ovviamente delle responsabilità.
Va da sé, dei cavalli bistrattati in mille Scuole di Equitazione chissenefrega, non creano audience, nessuno o quasi ne parla, neanche chi si presenta animato dalla principale mission rivolta al “benessere degli equidi” e dice di “lottare”… rivolto solo verso l’utilizzo di chiudibocca, imboccature “pesanti” e frustino dei migliori top riders al mondo, come fossero questi i principali e sommi problemi dei cavalli… diciamolo in breve, anche se ci sarebbero da compilare tomi e tomi, ma per ora ci basta che sia chiaro: per i suddetti, in verità non sono da “scoop” notizie circa l’ennesimo cavallo di 20+ anni che cerca, ancora oggi, una mezza fida/un mezzo proprietario pro tempore, utile principalmente per corrispondere ai costi del proprio mantenimento per il C.I. che lo ha in carico, essendo ormai quasi inutile (“da scuola per principianti/da passeggiate”) – info e proposte che vediamo più volte tutti, ogni settimana nei social network. Ciò riguarda tanti equidi ormai resi inadatti al lavoro, con zoppie croniche, sfruttati e dunque “bruciati” in mille modi diversi, idem per altri fisicamente giovani e attivi ma problematici – dunque comunque non facilmente piazzabili – per i quali la scuderia che li ha in carico, dopo aver cercato di “tenerli in piedi” in tutti i modi possibili (quando va bene), decide infine “di mandarli a star bene, in pensione”. Ok. Voi che non ci siete, che non decidete, dato che non ne siete i proprietari responsabili, e dato che nemmeno volete assistere a questa loro dislocazione – vi fa troppo soffrire questa separazione, anche se vi han detto che Fulmine, col suo adorabile caratteraccio, andrà a star bene… certo, sì… -, dato che non siete soggetti attivi per questo suo cambiamento di vita che, guarda caso, a voi non costa nulla (che strano…), vi siete mai chiesti, in verità, dove vanno veramente a finire, questi cavalli “di nessuno”, indomiti/ingestibili o ormai attempati ed inutili? Noi sì, lo sappiamo. A voi basti sapere che qualsiasi cavallo messo a prato, anche nella più economica delle strutture, ha dei costi, sebbene ovviamente più esigui rispetto a quelli di un equide presente/attivo in una scuderia. Ci sono e ci saranno sempre delle spese per lui finché campa – dato che comunque, come ogni creatura, tutti i cavalli mangiano, sporcano, occupano dello spazio, e inoltre hanno bisogno, come prassi standard, di pareggi ai piedi, vermifughi e vaccinazioni, indipendentemente dalla loro età e da eventuali problemi/malattie.
Dunque, quando vi indoreranno la pillola dicendovi che dovrete salutare quell’anziano castrone (oggi fermo/inutilizzabile in quanto nuovamente ed irrimediabilmente zoppo) che andrà a breve “a fare compagnia ad alcune fattrici in un un bel posto”… fatevi delle domande. Una sola “verità” in merito, che nessuno esplicita mai: se un cavallo ha i riflettori accesi su di sé – vuoi per il suo proprietario che da sempre se ne occupa amorevolmente, vuoi per gli eccellenti risultati agonistici conseguiti – non finirà mai “male”. Mai. Per tutti gli altri, eh beh… la fine della storia spesso è davvero tutt’altra cosa rispetto alla narrazione che per loro vi propinano, che tuttavia, però, ammettiamolo (in piena verità): in fondo è quella a cui piace/fa comodo credere, in quanto da sempre accettata e permessa. “occhio non vede – fa finta di non vedere –, cuore non duole”.
I cavalli, quando non sono sotto in riflettori, non fanno infatti lo stesso rumor/engagement rispetto alle (pseudo) debacle e altrettanto presunte cattiverie compiute nei loro confronti dai professionisti. Se io carico la foto shock o il video ripreso dallo streaming (il pezzo che mi sembra più d’appeal) di quel percorso/campo prova e lo pubblico, postandolo senza autorizzazioni, specie dell’interessato, pure in forma parziale e senza commenti – ovviamente solo la sezione di video “più brutta”, quella che può far più scalpore, e dunque più engagement per me – e dunque lo butto lì, aspettando quel che succede, oltrepasso “la sottile linea rossa”: il diritto di cronaca è tuttavia tutta un’altra cosa.
E dopo il danno la beffa: talvolta, succede infatti che i diretti interessati impongano di togliere i materiali pubblicati senza autorizzazione, nella piena facoltà/diritto di difendersi rispetto alla lesione d’immagine subìta (il danno); ed ecco la beffa: ricevuto l’ammonimento, vengono ovviamente eliminati i contenuti, e la cosa potrebbe considerarsi finita lì, bonariamente, visto che in media chi richiede si accontenta di questo, rinunciando all’azione legale; invece, no, poco dopo può accadere che Tizio si senta in dovere di informare la sua community – capiamoci, non stiamo parlando di Repubblica o del Corriere della Sera, ma tant’è… – che i contenuti sono stati rimossi su richiesta di Tizio piuttosto che di Caio, in tal modo rinfocolando gli animi e suffragando l’idea di un pseudo dikat (o, peggio, censura), proveniente dall’esterno, e certo non di una propria necessaria marcia indietro cagionata da un grave errore, che sarebbe meglio definire abuso o strumentalizzazione, ravvisata e quindi infine denunciata dalla parte lesa.
Eventi di questo tipo non c’entrano nulla col giornalismo né tanto meno con il diritto di cronaca.
Lo streaming ha una sua valenza specifica: far vedere LIVE a chi è interessato a collegarsi / e dunque, nella stragrande maggioranza dei casi per eventi importanti, a pagare in abbonamento per vedere in diretta cosa sta succedendo “proprio adesso” in quello show/gara. La visione del privato non ha bisogno di “intro”, commenti, spiegazioni – in gare importanti tuttavia egli dispone del commento live di colleghi giornalisti. Sta accadendo ORA quel che lo spettatore vede, come fosse lì. Egli dunque avrà comunque una visione d’insieme di ciò che succede, e da questa maturerà le sue soggettive impressioni, giuste o sbagliate che siano; poco importa, poiché egli non si arroga il diritto e/o non svolge un servizio pubblico, non fa informazione, anche se sul suo profilo privato magari pubblica un post in merito; si fa semplicemente i suoi interessi, esprime le proprie opinioni, coltivando le proprie indiscutibili preferenze e antipatie per cavalli e cavalieri, incondizionatamente.
Diversi anni fa, agli inizi del nostro lavoro, uno stimato fotografo equestre, tuttora nostro amico e partner, ci raccontò e fece vedere quante e quali “foto shock” (chiamiamole così) fossero presenti nel suo archivio, mai pubblicate. Idem per quelle meno “hard” ma che comunque, diciamo, sarebbero risultate sconvenienti, sia per i soggetti in questione, sia – soprattutto – agli occhi dei più. Non sono e non saranno mai rese pubbliche – né da lui, né da noi, che ad oggi, dopo tante giornate passate a bordo campo o sugli spalti, nei campi prova o nelle club house, abbiamo il nostro altrettanto ben fornito archivio; non per politica, non per convenienza, semplicemente per deontologia professionale: chi siamo noi per ledere l’immagine di Pinco Palla in un momento di distensione, o durante un errore in percorso, con una foto o un estratto video che pure per noi è/sarebbe così d’appeal? Certo, se un atteggiamento non consono o anti sportivo – specie verso i cavalli – diventasse per il soggetto X o Y la prassi/la regola, specie in nostra presenza, indagheremmo e dunque, a fronte di archivio e fatti concreti, parleremmo e denunceremmo, come la nostra professione ci impone.
Ma l’evento isolato, decontestualizzato, presentato tramite un fermo immagine o uno short video (estrapolati dal contesto), a noi non interessa e, ovviamente, non dovrebbe essere importante per nessun altro operatore dell’informazione, salvo non esistano altri materiali d’archivio, note, appunti – sempre da esplicitare – per rendere tutto ciò veramente importante come possibile problema, e quindi indagare, verificando qualcosa che dunque potrebbe essere veramente significativo anche per il pubblico (scoop e gossip a parte).
Detto tra parentesi: tanti sono oggi i fotografi “della domenica” che pubblicano e taggano enne soggetti nella loro (pseudo) bella foto sensazionalistica: purtroppo non sono stati formati e non sanno che esistono dei canoni deontologici relativi alla pubblicazione, ossia che non basta fare “clic” ed imbroccare gli ISO con la super macchina per avere una top foto, anche se questa ai loro occhi risulta davvero “fantastica”, specie come scoop. I materiali fotografici e video realizzati dai veri operatori (fotografi, giornalisti, videomaker) non sono mai “buttati” semplicemente in rete: perché la professionalità vera non sta solo nello scattare o nel riprendere, ma nel discernere, poi, cosa sì e cosa, ora, no.
Il bene e il bello non fanno poi così “notizia” (il giornalista lo sa), quanto e come invece fa/farebbe sensazionalismo una brutta notizia, una catastrofe o una foto inedita, un video buttato lì, specie se “rubati” PROPRIO in quel momento inopportuno: ciò vale per qualunque contenuto estratto e/o presentato decontestualizzato, e dunque, se comunque reso pubblico, da intendersi necessariamente strumentalizzato per i propri scopi. Ma facciamo gossip o informazione? No, nemmeno questa domanda ha senso: perché anche chi si occupa di gossip presenta e si assume la responsabilità interpretativa delle proprie notizie; magari le enfatizza o le esagera, ma comunque le presenta ed introduce, fornendo ad esse un contesto, assumendosi il peso di ciò che dice/scrive (la querela è sempre dietro l’angolo…). Non butta semplicemente carne “scelta” al fuoco, stando poi a guardare se i presenti gradiranno (… ovvio che gradiranno!).
Alla “fine della fiera”, la prassi del giornalista dipende tutta dalla propria formazione ed etica/deontologia cui, peraltro, ogni professionista è chiamato ad adempiere al fine di vedersi rinnovato “il tesserino” e, in caso di violazioni, segnalate nelle sedi opportune, può essere richiamato ed infine radiato dall’Albo. Voglio solo creare engagement facendo scoop/sensazionalismo per il mio giornale o la mia “page”, o voglio dare/fare informazione per il mio pubblico? Su queste domande si gioca la vera professionalità.
Meditate su quel che leggete e vedete gente, meditate. La realtà dei fatti è spesso molto lontana dall’immane bombardamento di informazioni che oggi ci arrivano da ogni dove: state “accuorti”, non prendete mai per buona “la prima” news e, nel dubbio, verificate sempre quel che leggete, incrociate le fonti, cercate più info che potete sullo stesso argomento.
© B. Scapolo; riproduzione riservata; foto in copertina © EqIn



















