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Uso degli aiuti ed effetti degli speroni: facciamo il punto

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09 settembre 2020 #focus

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Nel montare a cavallo possiamo utilizzare diversi ausili esterni, partendo dall’osservazione del movimento dell’animale ed inserendo stimoli nel sistema nervoso e muscolare ad esso sovrintende. Parliamo dell’uso degli aiuti, circa il quale si usa distinguerne due tipi: i primari ovvero gambe, mani e peso del corpo; e quelli cosiddetti secondari: voce, frustino e speroni.

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Resta fondamentale per un’efficace comunicazione con il cavallo costruire soprattutto un buon assetto, ovvero l’essere in grado di seguire i movimenti dell’animale rimanendo in equilibrio (corretta posizione nella dinamicità del movimento); serve inoltre lavorare per ridurre al minimo le proprie tensioni; ciò permette al cavaliere di essere tempestivo nell’utilizzo degli aiuti cosi da rendere serenamente collaborativo il cavallo.

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Tuttavia, spesso la vera difficoltà sta nel raggiungere e mantenere la cosiddetta indipendenza degli aiuti: il cavaliere si ritrova a fare richieste al cavallo in contrasto tra loro, che minano la possibilità di costruire una proficua comunicazione all’interno del binomio.

L’utilizzo di aiuti secondari quali gli speroni, se questo non avviene in maniera corretta, è evidente che può non solo essere sgradevole per il cavallo ma portare anche all’effetto contrario, ossia a quello che viene generalmente indicato come un “cavallo sordo alla gamba”.

In molti casi la ragione di questo fenomeno è un problema di equilibrio: il cavaliere agisce con le gambe e gli speroni per far avanzare il cavallo ma nello stesso tempo irrigidisce la parte superiore del tronco (bacino e mani): in questo modo sta contemporaneamente e contraddittoriamente chiedendo al suo compagno di avanzare e di fermarsi. Di conseguenza questo uso scorretto degli aiuti può portare al comportamento non desiderato, se non opposto, dell’equide, rispetto all’effetto che con l’ausilio degli speroni si voleva invece ottenere.

In altri casi si può osservare un “picchiettare” continuo con lo sperone sul costato del cavallo: questa ridondanza dell’aiuto porta il cavallo al non ascolto perché, alla lunga, l’animale arriva ad ignorare il disturbo di cui non può liberarsi.

Oltre ad essere poco efficace, l’errato utilizzo degli speroni porta ad effetti, oltre che antiestetici, lesivi della cute del cavallo nella zona interessata (costato). Cambia infatti la consistenza e la viscosità dell’area interessata, che influenzerà conseguentemente la percezione stessa del cavallo. Se lo sperone arriva a produrre un’abrasione, si innescherà poi un processo di guarigione: spesso in queste zone si creano lembi di cute priva di elasticità, cicatrici lineari o a forma di “cratere” che possono causare un fastidio cronico nel cavallo nel movimento delle fasce sottocutanee, ad esempio mentre fa vibrare la cute, nelle zone del collo, del tronco e delle spalle come metodo utilizzato per scacciare gli insetti; oppure durante il movimento vero e proprio: lo sfregamento ripetuto porta a modifiche del tessuto che può diventare più spesso o più debole, ma comunque sempre maggiormente danneggiabile, anche in modo permanente.

“Anche la funzione del sistema nervoso simpatico e parasimpatico ha un effetto sui cambiamenti fisiologici delle strutture. Il cavallo dovrebbe essere libero di muoversi senza continui disagi e con un buon stato d’animo, cosa che ovviamente dovrebbe essere il “must” per qualsiasi metodo di allenamento. Quindi, se c’è dolore, stress meccanico indotto dallo sfregamento e questo continua a verificarsi, c’è il rischio che l’area possa diventare eccessivamente sensibile e possa persino rimanere letteralmente bloccata: la tensione limita la funzione, asciuga il tessuto e cambia il modo in cui l’area è in grado di sentire, è possibile anche un livello ridotto di sensazione (intorpidimento). Potrebbe anche esserci edema che di nuovo può creare pressione nelle strutture, anche cronicamente, a volte combinato con alterazioni del tessuto fibroso”.

“In casi estremi la pelle non si riprende normalmente quando viene pizzicata, il che suggerisce che il tessuto è stato danneggiato per un periodo di tempo troppo lungo e le diverse strutture fasciali sono localmente secche anche se il cavallo è ben idratato”. (cit. trad. Niina Kirjorinne / eurodressage.com;).

Difatti, è sufficiente pensare all’esempio relativo a quella vibrazione localizzata utilizzata per scacciare le mosche per rendersi conto di quanto sia sensibile la cute del cavallo: possiamo dunque dare per certo che se l’aiuto delle gambe e degli speroni viene utilizzato correttamente non c’e motivo per cui il cavallo non debba rispondere nella maniera desiderata dal cavaliere, e viceversa.

Quando la cute del costato è lesa sarebbe bene dare un periodo di pausa al cavallo, almeno da quel tipo di lavoro che gli ha causato le ferite (es. montare senza speroni, con una frusta lunga, oppure lavorare il cavallo alla longe per mantenerlo in allenamento).

Da ricordare inoltre che già da qualche anno sono disponibili nelle sellerie le “fasce di rispetto“, ovvero delle fasce elastiche che cingono la parte toracica del cavallo cosi da proteggere la cute proprio dagli sfregamenti ripetuti dello sperone (vedi immagine sotto).

È buona norma osservare in maniera attenta il cavallo nella sua interezza prima e dopo il lavoro cosi da prevenire o eventualmente curare eventuali lesioni che possono diventare, se trascurate, un danno permanente molto fastidioso per il nostro compagno.

© Serena Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; foto di copertina: © EqIn

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