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“A cavalier novizio, cavallo senza vizio”: eppure i neofiti comprano puledri

"A cavalier novizio, cavallo senza vizio": eppure i neofiti comprano puledri
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31 ottobre 2019 #focus

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L’addestramento dei cavalli giovani può (e sottolineiamo il “può”) essere un’esperienza davvero gratificante. E’ vero, non è richiesto essere il cavaliere più esperto al mondo per preparare dignitosamente e senza danni un cavallo giovane, ma di certo non è mai l’ideale per un principiante acquistarne uno ed avventurarsi senza esperienza nel cammino con lui. “Imparare insieme” non funziona affatto bene in equitazione, specie quando chi è in sella non ha ancora incamerato le basi. Tuttavia, la tendenza attuale sembra essere proprio questa: si acquistano sempre più puledri, soggetti con pochissimi rudimenti del lavoro in sella, per cavalieri molto spesso quasi senza o con troppa poca esperienza.

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Ma perché mai il trend oggi è tale per cui un (cavaliere) principiante acquista un (cavallo) principiante? La motivazione è prima di tutto economica. Così facendo, molte persone sono convinte di risparmiare denaro – ed in effetti, per quanto la genealogia di un puledro possa essere buona e l’allevamento da cui proviene quotato, di certo non arriverà mai a costare quanto un cavallo con un discreto curriculum (in qualsiasi disciplina olimpica): la storia di quest’ultimo (i risultati conseguiti) è infatti direttamente proporzionale al suo valore. Più saranno numerose ed importanti le esperienze che l’equide ha già svolto con esito per lo più positivo, più alto sarà il suo prezzo. Oggi il mercato purtroppo presenta cifre piuttosto elevate per cavalli con esperienza, e nel complesso sani, utili semplicemente per svolgere categorie da brevetto, o per il “passaggio” da brevetto a 1° grado, e via di seguito, in un crescendo di costi che davvero non manca di lasciare sgomenti.

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Depone inoltre a favore della logica per la quale molti optano per l’acquisto di un puledro il fatto che un cavallo giovane sarà indubbiamente più in salute (a fronte della visita veterinaria di compravendita, con lastre alla mano) del collega di 14 anni che si è già impegnato in diverse categorie, magari anche importanti. Insomma, ha certamente “meno km sulle gambe” quel cavallo “verde” che promette così bene, per il futuro… Il problema tuttavia sta proprio tutto in questa “promessa per il futuro”: è da questa carica di aspettativa che molto spesso sorgono le più cocenti delusioni. Anche solo rimanendo sul piano economico, in realtà chi compra un puledro per un principiante o poco più, nella stragrande maggioranza dei casi non ha fatto un buon affare: non ha davvero idea di quanto denaro andrà a spendere in futuro per questo cavallo.

Precisiamo anzitutto un elemento fondamentale, e portiamo un esempio, in parallelo, dal mondo canino: possiamo insegnare al cane a dare la zampa, a stare seduto a comando, a riportare la pallina, ma questo non fa di noi degli addestratori. Se vogliamo un cane capace nelle prove di lavoro – difesa e utilità – dovremo rivolgerci ai campi di addestramento, quindi a professionisti cinofili che insegneranno a noi e al cane come lavorare davvero, step by step. Vale per il cane e maggiormente per il cavallo: se non si ha esperienza, è impossibile pensare di “fare da soli”, senza essere almeno coadiuvati da un professionista (il quale ovviamente avrà un costo, da aggiungersi al prezzo iniziale del puledro e alle lezioni che si andranno a svolgere insieme – che saranno quasi certamente dedicate/individuali).

Inoltre, c’è professionista e professionista: non tutti i cavalieri hanno la mentalità giusta per addestrare un puledro, e non c’è nulla di sbagliato in questo: semplicemente, va chiarito che non è il mestiere di tutti quelli che montano (e che magari lo fanno anche bene). Lo stesso dicasi per gli istruttori: possono essere ottimi cavalieri e magari anche bravissimi a fare lezione a dei principianti, a dei ragazzi, a degli amatori, a chi fa agonismo di livello, ma non è scontato che saranno altrettanto capaci nell’addestramento di un binomio composto da due novizi. La moltiplicazione delle (pseudo) competenze (il “so fare di tutto un po’ “: domatore, addestratore, educatore, cavaliere, istruttore….) meriterebbe un discorso a parte: crea danni in ogni ambito, e quello equestre di certo non è escluso. Nell’avventurarsi in cammino con un puledro, devono anzitutto essere ben ponderate le mani alle quali ci si affiderà – promesse e buoni propositi a parte -, perché una cosa è certa: è più facile di quanto non si creda fare danni nell’addestramento di un puledro, e gli errori compiuti puntualmente finiranno per ripresentarsi nel cavallo adulto. Quanti sono i casi di cavalli con problemi comportamentali “da correggere” o, addirittura, da “riabilitare”? Tantissimi. E ormai innumerevoli sono le figure sorte proprio per cercare di risolvere questi problemi che, nella stragrande maggioranza dei casi, scaturiscono da doma/addestramento dei cavalli errati o troppo superficiali e sbrigativi. Ovviamente, anche correggere, riaddestrare, riabilitare un cavallo ha un certo costo (nella viva speranza che si capiti subito nelle “mani giuste”: inutile dirlo, anche tra chi “riaddestra” sono molti i ciarlatani).

Ma tra le ragioni principali per le quali resta davvero sconsigliabile abbinare cavalieri neofiti a cavalli giovani, si deve considerare che il training di un soggetto “verde” viene complicato non poco dal fatto di venir montato anche da un cavaliere che a sua volta sta imparando e che, ovviamente, sbaglia (è cosa nota: sbagliare e ritentare è l’unica via per imparare davvero a montare): un novizio ha bisogno di provare e riprovare, quindi di un cavallo che non esiga troppi aiuti, che sappia cavarsela da solo, che tolleri pacificamente interventi spesso per niente precisi e “puliti”; di più: per chi ancora non può dirsi un cavaliere a tutto tondo servirà un cavallo non troppo vivace, non troppo “avanti”, che non metta a rischio la sua integrità.

Pertanto, va da sé che come minimo i tempi per l’addestramento si dilateranno – e con essi, i costi. Non ci saranno obiettivi agonistici da mettere in calendario per un bel po’ e il cavaliere potrà sentirsi frustrato dal non riuscire subito a far fare al cavallo esercizi che invece con altri soggetti realizzava con facilità. Serve una passione enorme: è necessario che il novizio ami (già) visceralmente i cavalli, e sia disposto all’impegno e al sacrificio nel lavoro con il puledro pur senza gratificazioni immediate: non è facile, non è per tutti. Parlatene con qualunque trainer veramente esperto: con i puledri è sempre complesso stabilire una sequenza temporale certa e precisa in merito al momento in cui si daranno i loro progressi, diversi per ogni cavallo. A volte si tratta solo di piccole sfumature di cambiamento, che divengono l’unica traccia tangibile nell’evoluzione dell’addestramento – traccia che solo un vero professionista sa interpretare correttamente. Ci vuole pazienza, tanta pazienza in sella per non disgustare il puledro, una virtù che mal s’accorda con l’inesperienza.

A voi la valutazione finale: sulla bilancia i rischi/benefici, i pro e i contro che qui vi abbiamo sommariamente presentato in merito alla scelta di avventurarsi nell’acquisto di un puledro. Fate attenzione pure al cuore: se anche lo avete visto nascere, svezzare, domare e compiere i primi passi con la sella e vi siete innamorati, questo non significa affatto che diverrà il cavallo giusto per voi. Pensate a quel che col cavallo che cercate volete realizzare, fatevi consigliare, avendo però chiari in testa gli obiettivi concretamente raggiungibili sul medio e lungo periodo, per quel che è il vostro reale livello di preparazione. Ricordate che avere fretta non vi porterà (mai) da nessuna parte: “i cavalli si fanno con il tempo e con la calma”, resta una grande e solida verità, così come “a cavalier novizio, cavallo senza vizio” (e gli identici adagi proverbiali: “cavallo giovane, cavaliere vecchio / cavaliere giovane, cavallo vecchio”).

© B.S.; riproduzione riservata; foto © A.Benna / EqIn

 

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