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Pro e contro: modalità e gestione del cavallo in Barefoot

Benefici, modalità e gestione del cavallo in Barefoot
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Negli ultimi anni abbiamo ormai preso atto tutti, anche nel salto ostacoli di alto livello, che la pratica di lasciare i cavalli privi di ferratura sia diffusa e ormai sdoganata. Non fa quindi rima esclusiva con trascuratezza, risparmio economico dei proprietari: dipende dai casi. In questo articolo scopriremo di più sul Barefoot.

Il Barefoot (o piede scalzo) è una metodologia che consiste nel lasciare il cavallo privo di ferratura sui quattro arti, riportandolo alla sua condizione naturale. Questa pratica ha iniziato a diffondersi con le teorie del maniscalco Jamie Jackson, pubblicate nel suo libro “The Natural Horse: Lessons from the Wild” del 1992. Partendo dallo studio di un branco di mustang selvaggi negli Stati Uniti, Jackson noto’ per primo come molte problematiche insorgessero solamente nei cavalli domestici, ferrati.

Lungo il corso degli anni la sua è diventata una vera e propria filosofia accompagnata da studi e numerosi esperimenti, fino ad arrivare alla pratica del Barefoot. Se prestiamo un po’ di attenzione, sempre più spesso è possibile vedere nei campi gara cavalieri e amazzoni che montano cavalli scalzi. Basti pensare al campione olimpico e n.1 al mondo della Longines Ranking Jumping Henrik Von Eckermann ed al suo King Edward, che hanno calcato e continuano a imporsi nei campi più importanti senza ferratura; oppure al suo connazionale Peder Fredericson o ancora al fuoriclasse francese Julien Epaillard, attualmente n. 4 al mondo nel salto ostacoli.

Esempi si trovano anche nel nostro Paese, primo fra tutti: il cavaliere ed horseman Luca Maria Moneta (+ informazioni: clicca qui) che oltre 15 anni fa ha diffuso questa pratica nella nostra penisola; o a Giacomo Bassi che oggi compete regolarmente in gare di livello con cavalli scalzi.

Proprio in virtù di questa diffusione della pratica nel mondo del salto ostacoli, nel 2023 durante la Convention dell’Associazione Americana dei Veterinari ippiatri, è intervenuto il Dott. Stephen O’Grady, massimo esperto e veterinario specializzato nella cura dei piedi. O‘Grady ha parlato in maniera approfondita dell’argomento, evidenziando i vantaggi e svantaggi oltre alle modalità di utilizzo riferendosi in particolare modo agli ambienti competitivi di alto livello.

Il Dott. O’Grady ha sottolineato inoltre come l’avvento dei campi gara in sabbia silicea, estremamente elastici e compatti, permetta la possibilità di gareggiare con successo in Barefoot. Questa metodologia è una valida alternativa, specialmente per i cavalli con piedi di buona qualità che non si allenano in modo continuativo su superfici che possono risultare abrasive (quali per esempio sabbia con alta percentuale di ghiaia). Nel giro di qualche mese ha dimostrato come eliminare la ferratura migliori la conformazione del piede, portando numerosi benefici a cavalli con appiombi non perfetti, problemi cronici ai piedi e necessità di riposizionamento del tallone.

Va da sé che ogni cavallo ha le sue esigenze specifiche: alcuni stanno meglio in barefoot, altri ferrati. In quest’ultimo caso, anche chi semplicemente si sia trovato a sferrare il proprio cavallo per pensionamento, dopo anni di ferri, ha fatto esperienza del fatto che è come togliere le scarpe a noi, ed imporci di muoverci senza. Il cavallo destinato al paddock si abituerà, ma non senza dolore. Idem agonisticamente parlando: la ferratura può essere certamente d’ausilio in molti casi; in altri, col cavallo in attività, è utile valutare opportunamente cosa sia meglio fare, caso per caso. L’ausilio degli specialisti (veterinari, maniscalchi) è ovviamente indispensabile: solo loro conoscono la vera storia presente e il futuro, dei piedi del nostro cavallo.

Specifichiamo: non è assolutamente d’uopo il barefoot per soggetti che stanno subendo trattamenti curativi, o con problemi di debolezza strutturale propria, o laminite o di tarlo del piede, ecc; per loro è sempre meglio mantenere i ferri. O’Grady ha evidenziato come il passaggio più delicato sia quello dalla ferratura al piede scalzo che generalmente richiede molta pazienza per l’adattamento. I tempi medi si aggirano intorno ai 30-60 giorni fino ai 6 mesi per un assestamento completo, coadiuvato dall’utilizzo alternato di scarpette per il primo periodo, soprattutto in terreni abrasivi, oltre ad un pareggio regolare; per il pareggiatore si tratta (in maniera puntuale e armonica), di interpretare via via la forma del piede in base all’attività del cavallo, con l’utilizzo di tecniche di raspatura angolare.

In conclusione: non tutti i cavalli possono/potrebbero stare bene in barefoot: per questo chi desidera intraprendere questa strada oggi – va detto: strada molto “di moda” nel tentativo di naturalizzazione/risparmio economico per cavalli comunque in lavoro – deve essere affiancato da un professionista che con pazienza, capacità e dedizione sarà eventualmente in grado di adattare i piedi di quel cavallo alle sue specifiche esigenze lavorative, ma non solo. Evidenziamo che non tutti i bravi maniscalchi sono, in maniera ovvia e scontata, anche bravi pareggiatori: tutto da valutare caso per caso, come insegnano i grandi, cum grano salis.

(18/05/2024) © F. Poggi; rev.: B.S. – riproduzione riservata; foto: © EqIn

 

 

Redazione EQIN
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