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Che cosa bisogna considerare, quando un puledro sta per iniziare il lavoro?

Che cosa bisogna considerare, quando un puledro sta per iniziare il lavoro?
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15 gennaio 2020 #focus

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“Lavorare” è un’attività sociale umana condivisa anche con molti animali sin dal Neolitico. “Lavorare” investe sia il corpo fisico-biologico di un soggetto, sia la sua psiche (Dejours, 2003). Inoltre, uno studio di Jocelyne Porcher (INRA) ha dimostrato che gli animali sono in grado di prendere misure al fine di cooperare per la buona riuscita di un compito (Porcher, Laine e Estebanez, 2016).

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Per il giovane cavallo, il tempo d’inizio del lavoro con l’uomo è ovviamente un momento di rottura con il proprio ambiente naturale, un ingresso in una nuova e diversa vita. Il puledro dovrà affrontare principalmente 3 nuove sfide:

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    1. Rompere con il mondo dell’infanzia; alcuni allevatori definiscono questo momento come un secondo svezzamento (Porcher e Bar, 2019);
    2. Imparare cose nuove;
    3. Gestire nuove relazioni, soprattutto con le persone (Porcher e Barreau, 2019).

Per tale ragione, affinché tutte le pratiche connesse alla sua doma siano di successo, bisogna anzitutto possedere le conoscenze per la realizzazione, in modo stabile e coerente, di una buona comunicazione uomo-cavallo (IFCE, 2015).

Domare un giovane cavallo consiste nel presentargli progressivamente tutte quelle situazioni di lavoro reali, decomponendo in piccoli step le difficoltà per dargli la possibilità di apprendere con calma, al fine di garantire che il cavallo sia infine in grado di realizzare l’esercizio; tuttavia, bisogna al contempo non appianare troppo le reali difficoltà che l’equide dovrà affrontare per tutta la sua carriera.

D’altra parte, entrare nel mondo del lavoro rivela anche per il cavallo un certo investimento emotivo nella situazione di apprendimento. La responsabilità dell’educatore/addestratore è quella di costruire un rapporto di cura con il giovane cavallo che si trova in una situazione simile a quella di un apprendista umano, vale a dire che dovrà essere accompagnato, guidato nelle diverse fasi del suo apprendimento (Porcher e Bar, 2019).

Rendere un cavallo montabile e capace è ovviamente l’obiettivo di ogni addestratore, il quale sa benissimo che, prima di salire in sella, bisogna mirare ad un buon rapporto nella vicinanza fisica di uomo/cavallo. Non si deve ovviamente fare nulla con il giovane cavallo senza passare prima per il lavoro da terra, il quale richiede sempre, qualunque sia la disciplina, la coerenza e la determinazione. Questi principi comuni si trovano nell’uso di aspetto, voce, posizione e tocco dell’addestratore: nessuno tra questi dev’essere lasciato al caso.

La posizione
Quando si lavora da terra, ci deve essere una certa vicinanza dei corpi tra l’uomo e il cavallo, vale a dire una prossimità tra i due partner, sia in una posizione frontale, sia in una postura fianco a fianco.

La mano
La vicinanza tra il corpo dell’uomo e quello del cavallo consentirà alla mano di agire, vale a dire toccare il cavallo, preparando la relazione mano-bocca.

La voce
La voce dirige le azioni, rassicura o sanziona.

L’atteggiamento dell’addestratore verso il giovane cavallo durante il lavoro da terra deve essere impegnato a stabilire una relazione prima di tutto attraverso il suo sguardo, la sua voce e il suo tocco. Nicolas Blondeau lo illustra con questa frase: “Senza un’anima, la voce non è altro che un suono”.

Coerenza e determinazione
Il cavallo deve sentire la volontà dell’uomo nell’accompagnarlo con convinzione verso il successo del compito che sta svolgendo. La forza umana positiva è determinazione, mentre la gentilezza equivale per il cavallo alla coerenza.

Principi dell’equitazione nella tradizione francese
“Calmo, in avanti e dritto” (Generale Alexis L’Hotte, capo écuyer del Cadre Noir, 1825-1904)

Calmo
Solo la calma può attirare l’attenzione del cavallo sulle diverse esigenze e richieste degli uomini. L’atteggiamento che l’addestratore deve avere quando si avvicina al giovane cavallo è quindi quello di sostenere il cavallo nel suo sforzo. Per questo, il trainer deve essere attento al suo cavallo e solo a lui. La sua voce deve prima rassicurare, ma anche inquadrare.

In avanti: l’impulso associato al controllo della locomozione
Si tratta di insegnare al cavallo una modalità di comunicazione coerente, avendo suddiviso il più possibile gli step per garantire che la modalità di comunicazione sia perfettamente compresa dal cavallo.

Dritto: principio di leggerezza
Fin dall’inizio, bisogna lavorare il cavallo nel ritmo richiesto, il che significa riuscire a porre il cavallo in questo “principio di rettilineità” sin dai primi insegnamenti.

© a cura di Redaz.; riproduzione riservata; fonte: equipedia.ifce.fr/; in copertina foto: © A.Benna / EqIn

  • DEJOURS C., 2003. Travail Vivant – Tome 2, Travail et Émancipation. Edition Payot, 256 pages.
  • Ifce, 2015. Travailler son cheval selon les principes de l’apprentissage. Editions Haras Nationaux, 77 pages.
  • PORCHER J., LAINÉ N. et ESTEBANEZ J., 2016. Travail animal, l’autre champ du social. Revue écologie et politique n°54, édition Le bord de l’eau.
  • PORCHER J. et BARREAU S., 2019. Le débourrage des jeunes chevaux. Un terrain inattendu pour la psychodynamique du travail ? Travailler, 2019/1 (n° 41), pages 153-169, édition Martin Média.
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