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Come impara il cavallo? Principi e applicazioni nel quotidiano

Come impara il cavallo? Principi e applicazioni nel quotidiano

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12 giugno 2019 #focus

Iniziamo a mettere a disposizione del lettore italiano la prima parte dell’interessante insieme di ricerche realizzate da ” ÉquiÉtudes 2019″, che convoglia i risultati di un’équipe di ricercatori francesi, creata a Les Grandes Ecuries nel 2017 da Sophie Bienaime (direttore equestre del Domaine de Chantilly) e Annette Rancurel (specialista del benessere del cavallo attraverso la sella). Quest’anno, gli ÉquiÉtudes si stanno concentrando sulle diverse influenze, negative o positive, che il cavaliere può indurre con il suo atteggiamento (sia mentale sia fisico), sul cavallo. L’insieme degli studi ruota intorno al macrotema “Montare con consapevolezza: l’impatto del cavaliere sul cavallo” e ovviamente prende le mosse dagli strumenti forniti dai più recenti risultati delle ricerche etologiche svolte sugli equidi. A partire dalla relazione tenuta da Hélène Roche, vediamo dunque


Come impara il cavallo? I grandi principi e applicazioni nel quotidiano

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Conoscere con chiarezza le specifiche modalità di apprendimento del cavallo permette primariamente di evitare tutto il bagaglio di stress spesso subìto dall’animale, che spesso ed involontariamente è causato dai cavalieri stessi, a causa di parametri di riferimento inaffidabili e non chiari delle indicazioni che vengono date al cavallo. In generale, gli animali preferiscono ricevere un’indicazione semplice, che consenta loro di fare una previsione sul da farsi, anche se questa indicazione volge verso qualcosa di negativo o che non incontra immediatamente il loro favore.

Senza l’uomo, il cavallo impara:
• da solo
• con i suo congeneri (apprendistato sociale)
Insieme all’uomo, il cavallo impara:
• comportamenti positivi
• comportamenti negativi

Hélène Roche ricorda la definizione di apprendimento, da intendersi come constatabile cambiamento nel comportamento del cavallo in seguito ad una o più esperienze vissute. Pertanto, è possibile classificare l’apprendimento in tre categorie:
Apprendimento non associativo
• Abitudini (il cavallo si abitua, ad esempio al rumore della falciatrice)
• Sensibilizzazione (il cavallo reagisce sempre di più agli stimoli)
Apprendimento associativo
• Pavloviano (riflesso condizionato, per esempio non appena il cavallo avverte il movimento della carriola con il mangime, sa che arriverà il cibo)
• Strumentale o Operativo o Skinner, (dettato da rinforzi positivi o negativi)
• Dettato dal subentro di una punizione
Apprendimento complesso
• Dallo spazio (es: tutti i cavalli scappano attraverso un’apertura della recinzione tranne uno, il quale non troverà immediatamente l’uscita, galopperà prima lungo tutto il perimetro e solo in seguito troverà l’uscita)
• sociale (il cavallo impara dagli altri cavalli)
• latente (esempio: durante una sessione di lavoro, il cavallo non capisce bene l’esercizio. Qualche giorno dopo, senza allenamento, riesce a svolgerlo bene).

Sulla base di questo schema, appare evidente che 1) valgono certamente dei principi generali per capire le modalità di apprendimento degli equidi, ma ogni cavallo dev’essere interpretato e gestito come un soggetto a se stante, con delle sue specifiche caratteristiche; 2) se “non funziona”, ovvero se non otteniamo subito la corrispondenza dal cavallo (in un esercizio, in risposta ad una nostra richiesta), non è solo dovuto al cavallo: detto altrimenti, non è solo “colpa sua”, ma anche nostra.
Sono pertanto da tenere fermi i 10 principi della teoria dell’apprendimento nei cavalli stabiliti dall’ISES (International Society of Equitation Science):
1. Lavorare rispettando il comportamento e le abilità cognitive di ogni cavallo
2. Applicare correttamente la teoria dell’apprendimento
3. Stabilire segnali facilmente distinguibili
4. Formare gradualmente le risposte e i movimenti
5. Lavorare sulle risposte ottenute ad una ad una
6. Insegnargli una risposta al segnale

Semplificare le richieste

Per i punti da 3 a 6: Quando si compie un’azione in sella, ad esempio si utilizzano le mani sulle redini, ci sono diverse sfumature attraverso le quali realizziamo questa azione e altrettanto differenti sono i tempi di risposta del cavallo, a seconda che quel che facciamo intenda corrispondere ad un semplice segnale, ad una domanda/richiesta, ad un ordine/comando, o ad semplice invito/suggerimento. L’importante è essere
essere sempre progressivi con le nostre richieste. Ad esempio, si inizia insegnando al cavallo ad andare a sinistra e solo in seguito a spostare le anche da quel lato. All’inizio le due richieste verranno fatte al cavallo separatamente, fino a quando non sarà chiaro, e dunque possibile, combinare i due movimenti.

Instaurare delle (buone) abitudini

Poco sopra, si è parlato di apprendimento latente, che è quella risposta che si può ottenere dal cavallo nel/i giorno/i successivo/i a quello/i durante il/i quale/i si è inutilmente tentato di realizzare un esercizio. Il fatto che questo accada, ovvero il fatto che il cavallo riesca in seguito a fare quello che gli è stato chiesto e che prima non riusciva a realizzare, pone la questione della presenza di una sorta riflessione interiore/meditazione da parte del cavallo stesso. Pertanto, è fondamentale cercare di instaurare prima delle abitudini, con dei rinforzi positivi qualora la risposta corretta arrivi, ricordando che la frustrazione – quella scaturente nel cavallo che da noi non riceve il rinforzo positivo (carezza, termine del lavoro, ricompensa) se non riesce ad eseguire l’esercizio – può essere anche più potente del rinforzo negativo. D’altro canto, vale la pena ricordare anche che troppa frustrazione facilmente genererà collera nel cavallo.

NB: per un approfondimento sui rinforzi positivi e negativi nel cavallo, clicca qui

La forza del non-fare

Si pensi al caso del cavallo che batte sulla porta del box. Se calcia, non reagiamo. Appena si ferma, andiamo da lui. Se ricomincia, ci fermiamo. Ovviamente, tutti i presenti in scuderia dovrebbero fare lo stesso. Ben presto si otterranno dei risultati. Il nostro non fare nulla equivale ad un comportamento preciso.

Evitare e disincentivare ogni reazione di fuga

Per un proficuo apprendimento, occorre lavorare quando il cavallo è calmo, a suo agio, disponibile nei nostri confronti. Le 10 regole dell’ISES di cui si è parlato sopra ci dicono che la calma è la migliore alleata di una pronta e corretta risposta. D’altronde, questo è stato ben mostrato e riassunto dalla massima del Generale L’Hotte che tutti conosciamo: “Calme, en avant et droit“.

© Redaz.; – riproduzione riservata; fonte principale: equipedia.ifce.fr; foto di copertina © A. Benna / EqIn

 

 

 

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