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EQUESTRIAN INSIGHTS Il cavallo nella storia e nell'arte

Federica Crestani: quando l’emozione-cavallo incontra l’Arte

Quando l’equitazione incontra l’arte
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1° agosto 2020 #focus

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I miei soggetti non sono i cavalli, sono le emozioni. Prendono la forma del cavallo perché sono forti, indomite e istintive”. Sono i pensieri di Federica Crestani, artista veneta originaria di Soave, cittadina di una delle aree più belle del veronese, tra vigneti secolari e verdi colline a perdita d’occhio. Federica è ufficialmente un architetto, ma nel cuore, nelle emozioni e nella sua vita di ogni giorno è soprattutto un’artista contemporanea molto rinomata nell’ambito equestre per le sue opere, caratterizzate da una personale reinterpretazione del romanticismo tedesco in pittura ad olio unita con la scultura al fil di ferro.

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Federica, partiamo dall’inizio e iniziamo da te. Hai sempre sognato di fare l’artista o avevi altre ambizioni quando eri piccola?

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È sempre stata una delle mie più grandi ambizioni. Anche se poi ho preso la strada dell’architettura, la pittura è sempre rimasta nel mio cuore”.

Vieni da una terra fatta di arte antica, di vigneti e di una lunga tradizione vinicola. Qual è il tuo rapporto con il territorio? Ti piace vivere i tuoi luoghi o sei anche una che viaggia parecchio?

“Mi piace molto viaggiare ed esplorare, soprattutto per conoscere le persone, però devo ammettere che ho un amore viscerale per la mia terra. Infatti alla fine torno sempre a casa”.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione? Le cerchi “dentro di te” o senti il bisogno di farti inspirare da quello che hai intorno e quindi in qualche modo le cerchi in giro?

Ormai dipingo solo cavalli, non ho nessun altro soggetto perché ritengo che siano veri e propri ritratti emotivi e psicologici delle persone, quindi rappresentano l’emotività. In qualche maniera strappano le tele ed escono fuori dalle mie opere. Quando mi chiedono perché non mi stufo di dipingere cavalli rispondo che ci vorrebbero tre o quattro vite per dipingere tutti i quadri che ho in mente. Chiaramente, da quando è subentrato anche la collaborazione con Fieracavalli l’spirazione è sempre più forte ed entro sempre più in contatto con la gente appartenente al mondo equestre. Diciamo che è un po’ come un vaso di Pandora che continua a riempirsi”.

Infatti Federica nel 2018 ha iniziato, in seguito alla prima esposizione a Fieracavalli, una collaborazione con Veronafiere, grazie alla quale le opere sono state le protagoniste della campagna pubblicitaria di Fieracavalli Verona 2019. Inoltre l’azienda in cui lavora è stata incaricata di curare Art&Cavallo, il primo spazio espositivo collocato all’interno della Fiera di Verona nel 2019, dedicato all’arte equestre (+INFO: CLICCA QUI).

Com’è nato Arar Atelier?

È il mio brand. Arar sta per arte e architettura, ho scelto di crearlo perché collaborando con una serie di artisti non volevo essere una di quelle che si presenta con nome e cognome perché come dico sempre: sono stata spinta e sostenuta e per me ciò che conta maggiormente è il lavoro di squadra”.

Com’è nata l’idea dell’esposizione Art&Cavallo? Sei felice del successo che ha suscitato quest’iniziativa durante Fieracavalli Verona 2019?

Ovviamente sono felicissima, non mi aspettavo questo successo, basti pensare che è nato tutto quasi per gioco. Dopo che ho fatto una prima mostra nel 2018 a Fieracavalli Verona, la fiera mi ha chiesto di ritornare e mi ha fatto la proposta di utilizzare le mie opere come campagna pubblicitaria e quindi di diventare a tutti gli effetti il brand della fiera. Da lì mi hanno anche suggerito di mettere insieme un team di artisti e di organizzare questo tipo di mostra trovando altre persone che fanno quel che faccio io. Da tutto questo c’è stata poi una evoluzione e ci sono anche altre persone che mi aiutano a gestire tutto. Sono molto felice perché il contesto di questa cosa sta diventando sempre più internazionale. Io non sono una curatrice, io sono un architetto e un artista e loro hanno mixato queste due mie capacità. Questo progetto adesso si sta espandendo e abbiamo anche Equiarte, un atelier dedicato all’ippoterapia e all’arte terapia per la disabilità ed, inoltre, sta nascendo anche una sezione storica sempre dedicata all’arte”.

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Federica Crestani nel ruolo di curatrice della mostra Art&Cavallo all’interno del Pala Volkswagen – Padiglione 8 (Verona, Fieracavalli 2019)

Passiamo a un tema che è centrale per te e per i nostri lettori: il cavallo. Tu parlando delle tue opere hai detto: “I miei soggetti non sono i cavalli, sono le emozioni. Prendono la forma del cavallo perché sono forti, indomite e istintive”. In natura il cavallo è più una preda che un predatore. Come mai ha scelto proprio il cavallo per rappresentare questo concetto della forza e dell’istintività? Cosa ti lega a lui in particolare?

Pur non essendo un’amazzone amo alla follia i cavalli. Al momento non pratico l’equitazione anche se adesso sto per iniziare. Il cavallo rappresenta alla perfezione l’emotività umana, essendo un animale che vive di contrasti complementari e il suo comportamento subisce un mutamento a livello emotivo che è repentino, ovvero che ha una forza incredibile di cui spesso non è consapevole, oppure può avere dei momenti collerici e subito dopo essere spaventatissimo, così come può avere momenti di estrema dolcezza. Anche l’emotività umana è fatta così, ingovernabile come il cavallo”.

La tua tecnica è molto particolare, pittura ad olio insieme a sculture in fil di ferro. Esistono dei motivi, delle ispirazioni particolari per le quali hai scelto questa abbinata di tecniche e materiali?

È una tecnica che ho sperimentato da autodidatta perché avendo frequentato il liceo classico non ho mai studiato Arte e ho continuato a sperimentare sempre cose nuove. Diciamo che questa tecnica è nata perché non mi bastava più la bidimensionalità della tela e non mi bastava essere solo una pittrice. Per me il cavallo è un’allegoria dell’emozione, che deve esternarsi. Perciò il dipinto subisce una metamorfosi, diventa scultura nel fil di ferro che rappresenta lo schizzo embrionale di quando il cavallo è ancora nella mia testa. Il mio concetto è proprio di non avere limiti, cioè di non scegliere se essere pittrice o scultrice ma un ibrido tra questi due”.

© Olivia Belloli; riproduzione riservata; in copertina due opere dell’artista veneta Federica Crestani © ARAR ATELIER

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