ATTENDI...

Cosa vuoi cercare?

EQUESTRIAN INSIGHTS Equestrian Life & People Il cavallo nella storia e nell'arte

La fotografia dal punto di vista del fotografo (equestre)

bac 728x90

Condividi:

#focus

goldspan_728x90

Home 24

Come sostenuto da Roland Barthes nel suo celebre volume dedicato alla fotografia (“La camera chiara”, edizioni Einaudi), una foto può essere l’oggetto di tre pratiche (o tre emozioni, o tre intenzioni): fare, subire, guardare. Al fare è ovviamente legato il Fotografo (l’Operator). Il bersaglio, il referente che subisce è colui o ciò che viene fotografato, mentre chi guarda (lo Spectator) siamo tutti noi che scorriamo e, in certi casi, esaminiamo delle collezioni di fotografie nelle riviste, nei libri, nelle pubblicità, ma soprattutto, oggi, tramite il web e i social network. Questa nostra nuova “puntata tematica” sulla fotografia (tema per noi molto caro occupandoci di comunicazione e notizie, già esplorato in precedenza: clicca qui), riguarda l’evento-immagine nel suo farsi e darsi, ossia dal punto di vista del fotografo.

saferiding 728x90

Stiamo dunque privilegiando l’esperienza del fotografo professionista, il punto di vista dell’Operator (il soggetto guardante) rispetto a quella dello Spectator (noi che osserviamo e valutiamo l’immagine). Ogni singolo spettatore, ossia colui che riceve la fotografia, ha certamente una propria personale tabella interiore di “mi piace/non mi piace”: come è ovvio, alcune foto suscitano emozioni e stupore, altre totale indifferenza. Il buon fotografo è prima di tutto colui che sa gestire queste possibili e soprattutto opposte reazioni del pubblico col risultato del suo lavoro. Sono l’affinarsi della tecnica mediante lo studio e il moltiplicarsi dell’esperienza a rendere possibile la realizzazione di una foto capace di rispondere il più possibile alle esigenze di gusto e di emozione per una gran parte di persone (o del particolare committente che fa fare un determinato lavoro, persona che magari nemmeno si conosce bene). Anche solo privilegiando uno o più scatti di uno stesso fotografo professionista – citando Barthes: “Io non amavo mai tutte le foto di uno stesso fotografo: di Alfred Stieglitz, ad esempio, mi affascina (però alla follia) solo la sua foto più famosa” (Il capolinea del tram a cavalli, New York 1893 – foto di copertina dell’articolo) – tutti noi “spettatori” siamo in grado di riconoscere la qualità di ogni suo scatto; quest’ultimo, anche se non incontra in toto il nostro gusto, sappiamo con certezza che incarna ed è la rappresentazione di quanto direttamente ha, in quel particolare momento, colpito ed emozionato il fotografo stesso.

jumping 728x90

Sempre con la collaborazione di Massimo Argenziano, abbiamo già rilevato in passato (clicca qui) che oggi lo spectator (colui che riceve e guarda le foto), soprattutto tramite i social network, vive una vera e propria inflazione delle immagini prodotte e messe in circolazione: si fotografa (più o meno bene) e si condivide ogni genere di momenti e situazioni… a furia di veder moltiplicarsi fotografie, come malerba, si arriva talvolta a provare nei loro confronti una sorta di avversione, di irritazione (conseguenza già rilevata sempre da Roland Barthes, però negli anni ’80… viene proprio da chiedersi cosa direbbe oggi!). Tutto questo proliferare di immagini nuoce o meno alla “vera” fotografia? Ma davvero una fotografia scattata da un professionista non vale più o quasi nulla, ed è intercambiabile con qualsiasi altra immagine, prodotta con meno mezzi, senza esperienza e da un telefonino, anche se dotato di una buona camera?

La risposta è ovviamente negativa. Del valore tutt’oggi esistente della fotografia professionale è testimonianza indiretta una spinosa questione, sollevata da un recente articolo di denuncia (Sara Radford per Horse & Hound – clicca qui), che ha trattato il grande problema del furto di immagini protette dai copyright per l’utilizzo nei social network: è stato proprio un fotografo equestre (Rob Bayes) a parlarne, a denunciare il problema nel dettaglio, soprattutto per evidenziare una pratica diffusissima che oggi sembra persino essere accettata socialmente: è in aumento il numero di foto con siglatura o espressa indicazione di copyright impunemente – sebbene esista una specifica legislazione in merito – prelevate dai siti web o dai profili (sebbene una legge tuteli il diritto d’autore per ogni fotografia) per poi essere tranquillamente condivise nei social network, come se nulla fosse. Questo, se da un lato positivamente significa che ancora sono ricercate ed insostituibili le fotografie prodotte da professionisti, dall’altro, negativamente, non solo crea un danno economico ai professionisti stessi, ma non tiene affatto in considerazione il fatto che un fotografo ha magari “trascorso 11 ore in un’arena e magari pure più tempo a regolare e caricare le immagini, e pertanto non si può poi vedere il proprio lavoro che appare su Facebook riprodotto da uno scatto sfocato fatto col telefonino” (foto della foto – ndr; cit. Horse & Hound).

Fotografie come quella di Stieglitz (1° gennaio 1864 – New York, 13 luglio 1946) in copertina (“Il capolinea del tram a cavalli”), sono testimonianze giunte fino a noi, diventate oggetto d’arte, perché hanno variamente saputo incontrare il gusto del pubblico nei secoli, il quale, sia che amasse o odiasse l’immagine in questione, ne ha comunque saputo riconoscere il valore; perché il loro Operator è identificato ed identificabile, avendovi espresso la sua unica e specifica capacità; perché il momento stesso rappresentato non è stato barbaramente inflazionato da più e più scatti, belli e/o meno belli. Dunque… Meditiamo!

In chiusura, ricordiamo che l’utilizzo d’immagini fotografiche altrui risulta possibile solo qualora si sia ottenuta l’autorizzazione del fotografo, che detiene i diritti d’autore ed economici dell’immagine. La Legge del Codice Civile n. 248 del 18 agosto 2000 (“Nuove norme di tutela del diritto d’autore”), modificando la legge n. 633 del 22 aprile 1941 (“Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”), ha previsto ulteriori disposizioni a tutela del diritto d’autore e, nello specifico, per quanto interessa l’argomento trattato, anche al fine di combattere la contraffazione e la pirateria realizza sul web e nei social network.

© B.S. – Riproduzione riservata; brevemente, per chi non conoscesse Roland Barthes > clicca qui

Si ringrazia per la collaborazione nella stesura dell’articolo il nostro partner Massimo Argenziano;

info@massimoargenziano.it
www.massimoargenziano.it 

M_Argenziano Ph.Kulli TedreM_Argenziano Ph. Helga Droghetti

 

 

 

Condividi:
Endurance 1


TAG

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE:

Scrivi un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Tutto il sito è protetto da copyright!