L’IJRC in prima linea nella lotta vs il format a tre senza drop score alle Olimpiadi
07 dicembre 2021 #news
Comunicato Stampa IJRC / International Jumping Riders Club:
“Sono trascorse alcune settimane da quando si è tenuta ad Anversa l’Assemblea Generale della FEI e ciò è stato utile per permetterci di affrontare una serie di temi che esprimono la preoccupazione di chi da sempre vive con passione questo sport. E’ sul tavolo una grande quantità di spunti di riflessione.
Stabilire i fatti (De facto)
Sembra che il conflitto che riguarda il format olimpico (+ info: clicca qui) non sia tra le nazioni europee e il resto del mondo, ma piuttosto tra coloro che hanno partecipato ai Giochi e coloro che non l’hanno fatto. È emerso che dei 30 Paesi che hanno votato per la squadra di 4 binomi con drop score, circa il 90%, aveva partecipato ai Giochi Olimpici. Dei 34 paesi che hanno partecipato alle Olimpiadi solo il 10% circa ha preferito il format a 3 senza drop score.
Dei 70 Paesi a favore del format a tre, meno del 10% ha mai partecipato alle Olimpiadi o ha avuto binomi che gareggiano in Coppe delle Nazioni o in concorsi a 5*. Per molti dei Paesi che hanno votato per il format a 3, purtroppo non ci sono le premesse per competere alle Olimpiadi di Parigi, che si terranno tra soli due anni.
Molte federazioni hanno sicuramente preso in considerazione le opinioni espresse dal Direttore Sportivo del CIO, opinioni che esprimono concetti corretti che rispettiamo e che sono stati riconosciuti anche dalle nostre istituzioni.
In questa comunicazione manca però una parola fondamentale per tutti noi: CAVALLI. I cavalli sono il motivo per cui tutti coloro che si occupano di sport equestri sono qui; sono i nostri partner nello sport e nella vita.
Domande (di diritto)
A questo punto viene spontaneo chiedersi: perché i Paesi partecipanti ai Giochi Olimpici debbano obbedire a regole dettate da federazioni che non hanno alcuna esperienza olimpica e la stragrande maggioranza delle quali non potrà qualificarsi per Parigi nel 2024?
La FEI, ente soggetto al diritto svizzero (art. 60 e seg cc), è più specificamente un’associazione e come tale, secondo il diritto svizzero, ogni socio (NF) ha diritto ad un voto. È un sistema basato su una maggioranza democratica, vince chi ha più voti, ma quando le minoranze non vengono rispettate (sebbene la minoranza nell’Assemblea Generale FEI rappresenti circa l’85% di chi pratica sport equestri) rischia di diventare una democrazia dittatoriale secondo quanto detto da Aristotele (famoso per il suo detto “una testa, un voto”).
Ciò a cui alcuni si oppongono infatti non è il voto, ma il sistema di voto, che dovrebbe essere più simile a quello delle grandi Federazioni Internazionali, come quelle di Tennis, Sci e altre ancora, che danno un voto ad ogni federazione, ma solo le FN con un numero molto elevato di atleti (nel tennis almeno 20.000) che partecipano a competizioni internazionali e con risultati ai Campionati del Mondo e alle Olimpiadi, hanno diritto a voti aggiuntivi.
E se i cavalli potessero votare… un cavallo, un voto?
Considerazioni (Considerazio)
Come abbiamo visto, questi 30 voti di cui stiamo discutendo sono distribuiti tra Europa, Nord e Sud America, con una piccola eccezione dell’Africa, tutte nazioni che hanno un’attività sportiva proporzionalmente significativa. Ci si sente autorizzati a chiedersi se queste decisioni possano essere state dettate dalla volontà di un blocco di 70 nazioni, forse demotivando le 30 Federazioni Nazionali che di fatto rappresentano gli sport equestri e quasi tutti i cavalli e gli atleti iscritti alla FEI che gareggiano nei concorsi. Sfortunatamente, all’Assemblea si respirava una strana atmosfera.
Una situazione in cui tutti si prodigavano per la loro causa, ma c’era invece un problema evidente nell’ascoltare o nel cercare di capire gli altri.
A questo punto sorgono alcune importanti domande:
Qualità o quantità? E cosa penseranno i nostri sponsor se sacrifichiamo la qualità?
La priorità dovrebbe essere il rispetto per i cavalli o una maggiore visibilità mediatica? Siamo sicuri di voler cambiare le regole perché alcuni Paesi giustificano la loro scelta affermando che è più facile trovare tre binomi rispetto a quattro?
Siamo davvero certi di voler diventare come il pugilato, il basket o il tennis, sport in cui atleti e tifosi non considerano più le Olimpiadi come il mito e il sogno di tutti?
È possibile prevedere che l’atletica cambierà la staffetta 4×100 perché un paio di federazioni non hanno 4 velocisti?
E se in futuro qualche federazione ci dicesse di avere solo due binomi? Approveremo squadre da 2?
Cosa accadrebbe in Formula 1 se l’esclusione di un pilota come Leclerc o Sainz, significasse l’eliminazione del Team Ferrari?
Quo Vadis?
È necessario trovare una soluzione comune, una sinergia, e trovare insieme le risposte a tutte queste domande e sicuramente anche un buon format per i Giochi Olimpici di Parigi. Sono due le proposte particolarmente intelligenti e degne di essere prese in considerazione:
1 – L’idea presentata da Maxim Kretov (RUS) (o da un delegato del Gruppo III) suggerisce che dovremmo lavorare tutti insieme, superare i conflitti e forse riuscire ad aumentare il numero dei partecipanti alle Olimpiadi in modo da soddisfare le esigenze di tutti.
2- La proposta di Steve Guerdat di non declassare le Olimpiadi ma di aiutare i Paesi che non hanno tradizioni equestri ad alzare il loro livello (+info: clicca qui).
Siamo unici, abbiamo i cavalli. Tornino i cavalli ad essere il soggetto e non l’oggetto del nostro sport”.
© Eleonora Ottaviani / IJRC/ Comunicato Stampa; trad.it. a cura di redaz.; – riproduzione riservata; foto Olympics Games – Jumping Team Qualifier Tokyo 2020 © FEI/Christophe Taniére



















