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Mascalcia e controllo dei campi: ecco come funziona a Tokyo 2020

Mascalcia e campi: focus sulle chiavi cruciali delle prestazioni olimpiche dei cavalli
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#focus

I Giochi Olimpici sono incentrati sull’incontro del “the best of the best”, e dunque gli atleti (nel caso atipico equestre, il binomio uomo/cavallo), si sono meticolosamente preparati per l’occasione. Ma una parte essenziale di questa preparazione è indipendente dai mezzi personali e dalla buona volontà… ogni perfomance ottimale è anche sancita dalla ferratura e dalle superfici attraverso cui si esprime. Un cavallo può dare il meglio di sé solo se i suoi ferri gli si adattano perfettamente (no foot, no horse…) e se, e solo se, si muove su terreni idonei e massimamente controllati…

È qui che entra in gioco il maniscalco olimpico di Londra 2012 e Rio 2016, il britannico Ben Benson impegnato al Baji Koen Equestrian Park. Benson sta collaborando e coordinando un team internazionale selezionato con 18 maniscalchi giapponesi per fornire un servizio completo di ferratura ai cavalli in loco. Sebbene molte squadre abbiano portato al seguito “i propri ferri”; a Tokyo c’è anche il “negozio di scarpe” equine, super fornito (dai 10 ai 12 diversi stili di ferro in otto diverse dimensioni). Ben Benson & team sono in grado di riprodurre qualsiasi tipo di ferratura, con l’obiettivo finale di eguagliare il più possibile l’originale, quella “di casa”.

Oltre ad essere in grado di analizzare la biomeccanica e l’equilibrio di un cavallo, è altrettanto importante per questi maniscalchi olimpici sapere esattamente quale tipo di ferro è stato ed è necessario, per ciascuna delle tre discipline equestri olimpiche di Tokyo (Dressage, Completo e Salto Ostacoli). “Si tratta di trazione e supporto”, spiega Benson, ma “un paio di scarpe è buono solo parimenti a chi lo indossa”.

Come in tutte le esperienze di vita, la differenza sta nei dettagli. Ogni centimetro in più su un piede equino aggiunge 50 Kg alla schiena dell’atleta cavallo, portando potenzialmente a uno squilibrio: da sottolineare l’importanza di riferrare i cavalli in media ogni quattro o cinque settimane, sempre. In un mondo ideale, i cavalli arrivano alle Olimpiadi dopo essere stati ferrati poco prima di partire per i Giochi e tornano a casa in tempo per la prossima ferratura. Ma il periodo di quarantena che i cavalli hanno dovuto affrontare prima dell’arrivo a Tokyo ha fatto si che molti tra loro abbiano raggiunto la scadenza della ferratura in loco, quindi Benson e il suo team sono stati chiamati per intervenire.

Essere selezionato per far parte di una squadra olimpica di maniscalchi è un punto d’arrivo della carriera di ogni farrier, e Benson è sempre disponibile a condividere la sua incredibile conoscenza, fornendo il suo prezioso “know-how” a numerosi maniscalchi non solo oggi, ma nel corso degli anni. Essere capo maniscalco in più Giochi Olimpici comporta molte responsabilità. Richiede la costruzione di un rapporto di fiducia con gli atleti e il loro personale di supporto, nonché un’eccellente comunicazione all’interno della squadra di professionisti che si coordina.

“Non è sempre facile quando la posta in gioco è così alta”, dice Ben Benson, “ma è chiaro che tutti ai Giochi Olimpici sono esperti nel loro campo. Nonostante l’immensa pressione, gli atleti devono avere fiducia che questo team sia composto dai migliori maniscalchi al mondo e che i loro cavalli siano nelle migliori mani possibili”. E lo sono!

Terreno dell’arena

Ma i maniscalchi non sono gli unici con tante responsabilità sulle spalle. Anche chi si occupa dei terreni dei campi riveste un ruolo importante, decisivo.

Come accade per gli atleti umani, anche gambe e piedi del cavallo resistono a grandi forze quando impattano con il suolo, soprattutto perché i cavalli pesano più di mezza tonnellata. E quando il cavallo si muove a grandi velocità o in girata, queste forze aumentano, sia qualora stiano gareggiando sull’erba, sia su superfici in sabbia.

Creare la perfetta base del terreno per svolgere gli sport equestri è ormai diventata una scienza esatta, con un complesso sistema di stratificazione che garantisce le migliori superfici su cui i cavalli possono esibirsi, sia per il dressage, sia per il salto. Il terreno olimpico al Baji Koen Equestrian Park di Tokyo – che ha esattamente la stessa composizione sia per il campo principale, sia per tutte le altre arene di allenamento – è in sabbia di prima qualità mista a circa l’1,5% di fibre tessili di poliestere. La sabbia fornisce stabilità all’impatto e presa, mentre le fibre forniscono ammortizzazione, elasticità e reattività. “La sabbia è l’ingrediente più importante nel terreno; poi vengono i tessuti e le fibre, che sono come le spezie nella tua zuppa”, ha dichiarato Oliver Hoberg (GER), responsabile delle superfici dei campi olimpici.

Mantenere quel giusto mix che produce una superficie perfetta per l’agonismo equestre di massimo livello fa parte della sua routine quotidiana, che prevede anche erpicatura ed irrigazione dei campi; l’equilibrio dell’insieme deve essere sempre attentamente monitorato, di modo che il terreno consenta ai cavalli di produrre le prestazioni ottimali.

Hoberg lavora in stretta collaborazione con l’esperto dei terreni della FEI, il professor Lars Roepstorff (SWE), ossia con la mente scientifica di una partnership che conduce controlli giornalieri su tutte le arene dell’Equestrian Park Olimpico, pure con uno “zoccolo meccanico” appositamente creato per testare le superfici dei campi. Questa simulazione, oggi pure adattata a seconda delle diverse discipline sportive equestri da vagliare, imita e ripropone i carichi imposti alle gambe e ai piedi del cavallo mentre esegue figure di dressage o si riceve da un salto, sia sulla sabbia, sia sull’erba.

“Sensori speciali misurano le forze attive, sia orizzontali che verticali, quando lo zoccolo meccanico impatta col suolo; dei sensori misurano la risposta del terreno in modo che possiamo effettivamente misurare ciò che il cavallo sente quando si muove in quel campo”, ha specificato il professor Roepstorff. “Il piede è assolutamente cruciale, sia per le prestazioni, sia per la salute del cavallo, e le sue diverse proprietà funzionali influenzeranno le prestazioni dell’atleta equino”. Queste diverse proprietà funzionali consentono l'”ottimizzazione” della superficie, a seconda della disciplina sportiva. Resta fermo il fatto che l’unico modo per produrre un appoggio perfetto è attraverso una perfetta manutenzione dei terreni, che ne garantisca l’uniformità in tutte le sue parti. “La base è buona solo quanto il livello di manutenzione”, afferma Oliver Hoberg. “La manutenzione è importante tanto quanto il tipo di superficie utilizzata in origine per ogni campo”.

Con il corretto livello di manutenzione, la moderna composizione per tutte le stagioni perdurerà fino a 20 anni, quindi anche post-Giochi, rimanendo in tutte le arene in loco quando la sede verrà restituita ai legittimi proprietari, dopo le Paralimpiadi (la Japan Racing Association),; costoro potranno continuare ad utilizzarle per lo sport equestre per molti anni a venire.

Certo è che per i Giochi Olimpici estivi giapponesi la giusta combinazione di assetto, monitoraggio e manutenzione fornisce oggi agli atleti equini il palcoscenico ottimale su cui esibire le massime prestazioni possibili. Last but not least, con la più opportuna ferratura, sempre disponibile.

© a cura di S. Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; fonte principale: comunicato stampa FEI/Grania Willis; foto: Lucky Olympic horseshoe (©FEI/Christophe Taniere)

 

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Redazione EQIN
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