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Nel controllo della bocca del cavallo si trova uno dei segreti del suo benessere

Nel controllo della bocca del cavallo si trova uno dei segreti del suo benessere
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6 incisivi superiori, 6 inferiori, molari e premolari. Così si presenta la dentatura del cavallo, costituita da denti particolarmente lunghi, di cui, al contrario di altre specie animali, solo la parte più esterna è visibile; da rilevare che la dentatura degli equidi è in continuo accrescimento almeno fino ai 20 anni di età.

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Ph. credits: equiweb.it

In soldoni, il cavallo dispone di incisivi che tagliano vegetazione e componenti di una dieta prevalentemente fibrosa e denti retrostanti che la sminuzzano in parti digeribili, con la masticazione latero-laterale propria degli equini.

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La crescita continua e irregolare della dentatura nel cavallo, data dal suo particolare tipo di masticazione e dalla conformazione della sua cavità orale (che comporta un’usura non omogenea dei denti e la formazione di punte sulla superficie esterna dei premolari e molari superiori e sulla superficie interna di quelli inferiori), impone necessariamente visite di controllo periodiche, che sarebbe opportuno fossero condotte almeno una volta l’anno (ogni 6 mesi per i cavalli anziani), per tutta la durata della vita dell’animale. Un controllo che consiste nel verificare la situazione esistente, intervenendo se necessario.

Ma ciò che può rivelarsi necessario a seguito della visita odontoiatrica eseguita preferibilmente da un veterinario con comprovata specializzazione odontoiatrica, non è soltanto l’intervento di limatura delle punte, piuttosto comune (le quali causano una masticazione irregolare e incompleta con eventuali ulcerazioni all’interno della bocca, costipazioni dovute alla cattiva digestione di quanto ingerito e ulteriori e chiare conseguenze negative). A minare la salute del cavallo, esattamente come accade per l’uomo, oltre alle accidentali fratture, sembrano esserci anche le carie, che se non trattate possono influenzare negativamente qualità della vita e benessere.

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Ma di che cosa si tratta, con esattezza? Si tratta di lesioni che distruggono il tessuto calcificato del dente e, secondo una ricerca scientifica, sembrano essere più comuni di quanto si pensasse.

Nel recente studio condotto dai ricercatori della Royal School of Veterinary Studies dell’Università di Edimburgo (—An epidemiological survey on the prevalence of equine peripheral dental caries in the United Kingdom and possible risk factors for its development— Borkent D, Reardon RJM, McLachlan G, Smith S, Dixon PM) l’attenzione si è concentrata sulla cosiddetta carie periferica equina (PC), un disturbo sempre più riconosciuto che causa l’usura precoce dei denti con ovvie e pericolose ripercussioni sul benessere animale. Le informazioni disponibili circa la sua diffusione, in particolare nel Regno Unito, dove è stata condotta la ricerca, e il legame con eventuali fattori di rischio sono ancora poche, ma alla domanda “il mio cavallo è a rischio di sviluppo della PC?” la risposta è: assolutamente sì. Questo perché, come negli esseri umani, i batteri produttori di acidi che vivono nella placca dentale contribuiscono alla distruzione del dente.

Per quanto riguarda i fattori di rischio già citati e di cui ancora poco si conosce, lo studio è stato condotto sulla base del test di McNemar che, semplificando estremamente, verifica la presenza di differenze tra dati dopo un determinato evento, cambiamento o trattamento e sembra che cavalli con spazi anomali tra gli incisivi adiacenti o con fratture dentali possano essere più soggetti allo sviluppo del disturbo. Stessa sorte per i cavalli che ricevono al giorno una nutrizione abbondante in concentrati. Ma quest’ultima informazione è delicata, in quanto altri studi condotti in regioni diverse da quella anglosassone sembrano escludere l’influenza del concentrato, con un’influenza invece dell’area geografica più rilevante rispetto alla quantità di mangime.

In ogni caso, su 706 cavalli presi in esame dallo studio, appartenenti a 25 proprietari diversi, il 51,7% presentava la PC. I denti più colpiti quelli in prossimità delle guance. Un dato importante, che a dispetto delle informazioni ancora limitate a nostra disposizione, fanno certamente accendere un campanello d’allarme.

La maggior parte dei fattori di rischio, quali età, sesso, tempo di permanenza al pascolo non sono stati provati, mentre è stata osservata un’associazione limitata con livelli moderati di alimentazione concentrata. Il dato più importante invece è che la presenza di anomalie dentali è significativamente associata alla probabilità di riscontrare la PC.

Se tale studio lascia trasparire che tanto ancora è necessario fare per approfondire la tematica, d’altro canto non fa che ribadire l’importanza di un apparato nel nostro cavallo profondamente legato al suo benessere e al buon funzionamento dell’organismo nella sua completezza. Patologie dentali causano dolore, cattiva digestione, posture scorrette con problemi conseguenti alla schiena e agli arti, uno stato generale dunque di malessere che influisce su serenità e rendimento e che raramente è dimostrato con decisione dal cavallo, o meglio, difficilmente è riconducibile con immediatezza alla fonte principale.

La raccomandazione finale dunque è perpetua: osservate i vostri cavalli e i loro comportamenti, svolgete regolarmente i controlli: un problema ai denti potrebbe non essere l’ultima delle cause di tante problematiche.

© M.C. Bongiovanni; riproduzione riservata; fonte principale: US National Library of MedicineNational Institutes of Health; foto copertina © repubblica.it

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