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Para dressage: focus sulla speciale comunicazione con il cavallo

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Il legame unico tra un cavallo ed un uomo, così come la raffinata comunicazione tra i due, sono fattori importanti per il successo negli sport equestri d’élite. Ma questo cosa significa esattamente per gli atleti del para dressage che gareggiano ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020?

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Mentre gli atleti del dressage normodotati utilizzano una combinazione di aiuti (mano, gambe e assetto) per comunicare con i loro cavalli, alcuni atleti di para dressage necessitano dell’utilizzo di ausili di compensazione per adempiere alla limitazione fisica o sensoriale derivante dalle loro disabilità.

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La cinque volte medaglia d’oro paralimpica Natasha Baker (GBR) spiega: “Dato che ho una sensazione minima dai fianchi in giù, le mie gambe cadono a ‘peso morto’ quando sono a cavallo e seguono naturalmente il movimento di quest’ultimo. Quando vedi le mie gambe che si muovono, non sono io. È un movimento completamente involontario“.

Questo è il motivo per cui devo addestrare i miei cavalli a diversi aiuti e faccio molto affidamento sulla mia voce. Addestro i miei cavalli al più piccolo dei suoni o delle parole in modo che sappiano esattamente cosa sto chiedendo. Può essere un suono semplice in modo che sappiano che voglio avanzare o un comando come “trotto” pronunciato sottovoce e sanno esattamente cosa intendo“.

Mentre esiste una vasta gamma di movimenti che è standard per gli atleti di dressage normodotati, i para atleti equestri devono trovare e sviluppare il proprio stile di comunicazione con il proprio cavallo per compensare le loro disabilità.

Ove necessario, ai para atleti è consentito utilizzare una varietà di attrezzature e ausili speciali che includono selle appositamente progettate che assistono l’atleta con equilibrio e supporto. Sono inoltre consentiti l’uso di elastici per tenere i piedi nelle staffe, fruste in ogni mano e redini adattate.

Laurentia Tan di Singapore, che ha sviluppato una paralisi cerebrale ed una sordità profonda dopo la nascita, si affida alle persone per sapere quando inizia e finisce la musica in Freestyle ed ha una maggiore dipendenza dalle sensazioni per comunicare con il suo cavallo.

Posso montare cavalli diversi, ma devo avere le mie redini ad anello personalizzate, che sono importanti perché sono personalizzate per il modo in cui le tengo“, ha spiegato Tan. “Le redini, che sono il collegamento tra le mie mani e la bocca del cavallo, sono come una linea telefonica che rende la mia conversazione con il mio cavallo morbida, stabile ed ‘elastica’. Questo contatto è diverso a seconda del cavallo che monto ed è assolutamente fondamentale per me per far emergere le loro migliori prestazioni.”
“Sono anche sensibile alle sensazioni attraverso la mia sella che facilita la comunicazione tra me e il mio cavallo. Riesco a sentire quando il mio cavallo fa un perfetto alt sotto di me o quando attuare una correzione se una gamba è fuori posto“.

Come altri atleti del para dressage dimostrano, imparare ad interpretare il linguaggio del corpo dei loro cavalli è una delle chiavi per una relazione sportiva di successo. Addestrare un cavallo ad adattarsi e rispondere all’uso di ausili compensativi svolge anche un ruolo importante nello sviluppo della connessione tra cavallo e atleta.

Prima che un cavallo venga montato da un atleta paralimpico, viene addestrato da un cavaliere normodotato con i classici ausili per l’allenamento e poi riqualificato per adattarsi alla disabilità dell’atleta“, ha spiegato Michel Assouline, responsabile dello sviluppo e delle prestazioni degli allenatori equestri del Team USA.

Il cavallo è addestrato a ciò che la persona non ha. Quindi, se un atleta non ha il pieno utilizzo delle gambe, ad esempio, il cavallo verrà addestrato a ricevere segnali con una serie di colpetti dati attraverso un ausilio compensativo, al posto delle gambe. Un atleta può anche imparare a usare la propria voce e la propria sella per comunicare con il proprio cavallo”.
“Per gli atleti che non sono in grado di usare le gambe, un tocco segnala al cavallo quando deve muoversi”.
“Un istruttore normodotato di solito inizia questo processo e allenerà il cavallo non usando le gambe, ma con il tapping. Quindi, nel momento in cui toccherà all’atleta disabile, il cavallo è già consapevole di cosa rappresentano quei segnali. In media occorrono da sei mesi ad un anno perché il cavallo sia veramente sicuro e meritevole di fiducia”.

Il Comitato Para Equestre FEI è stato creato nell’aprile 2006 per garantire che i bisogni e le esigenze dei para atleti equestri siano ben rappresentati nel lavoro della Federazione Internazionale. “Come esseri viventi con pensieri e sentimenti propri, i cavalli sono estremamente sensibili ai bisogni specifici della disabilità di un atleta e sono altamente percettivi ai segnali verbali e non verbali“, ha affermato il presidente del comitato equestre FEI Para Amanda Bond.

I cavalli hanno una naturale capacità di adattamento e sembrano avere un sesto senso per capire cosa è richiesto loro; gli aiuti compensativi consentono a un atleta para equestre di comunicare efficacemente con il proprio cavallo“.
Le regole FEI del Para Dressage sono state stabilite per garantire che gli atleti dispongano dell’attrezzatura necessaria per competere in condizioni di parità, mantenendo la competizione equa e sicura. Questi sono principi importanti da rispettare se vogliamo garantire la crescita e lo sviluppo continui dello sport para equestre”.

© Comunicato Stampa FEI; traduzione a cura di S. Scatolini Modigliani – riproduzione riservata; foto di copertina: l’amazzone paralimpica Laurentia Tan (SGP), fra i protagonisti di questi Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 © FEI/Liz Gregg

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Redazione EQIN
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