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Parla il cavallo di Buffalo Bill – dalla penna di Mark Twain

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22 settembre 2017 #focus



Un cavallo esploratore, con “acciaio nei muscoli e fulmini nelle vene”, ha una “reputazione”, e pertanto di certo non la mette a rischio: “Sono il cavallo di Buffalo Bill. Ho trascorso la mia vita sotto la sua sella – con lui sopra, anche, e pesa più di novanta chili, senza i vestiti; e non vi dico quanto pesi quando si trova sul sentiero di guerra e, alla cintola, porta l’artiglieria. È alto più di un metro e ottanta, è giovane, non ha un grammo di carne flaccida, è dritto, pieno di garbo, elastico nei movimenti, rapido come un gatto, e ha un bel viso, lunghi capelli neri che gli arrivano sulle spalle, ed è piacevole da vedere; nessuno è più coraggioso di lui, e nessuno più forte, a parte me. Sì, chiunque dubiti che sia piacevole da vedersi dovrebbe osservarlo tutto acconciato con pelli di daino, sul mio dorso, e il fucile che gli fa capolino da sopra la spalla, in cerca di un’orma nemica, con me che vado come il vento e i suoi capelli fluenti che gli sfuggono da sotto la larga falda del cappello. Sì, è proprio uno spettacolo da ammirare – e anch’io ne faccio parte“.

Scritto in parte con la voce di Soldier Boy, il cavallo nero preferito di Buffalo Bill (“[…] una meraviglia di cavallo, con una reputazione che riluce come la sua pelle di seta“), in un immaginario avamposto di frontiera, “A Horse’s Tale” fu originariamente pubblicato sulla rivista Harper’s in due puntate, fra l’agosto e il settembre del 1906, e pubblicato come libro nel 1907. Focus dunque su questa splendida storia che coinvolge e ci porta a riflettere su più di un aspetto della relazione tra uomo e cavallo. Il racconto, dai toni cupi e forti, fa parte degli scritti dell’ultimo Twain (fra i personaggi Cathy Alison, ispirata alla figlia di Twain – Susy -, morta prematuramente di meningite nel 1896), dove la comicità diventa più feroce e si combina ad un gusto apocalittico. Atto d’accusa della crudeltà dell’uomo verso gli animali, che dà spazio e concretezza alla voce del cavallo? Sì, ma anche e soprattutto, l’indicazione precisa di come questa crudeltà possa finire per deteriorare l’animo stesso dell’uomo. E di come il cavallo, nonostante le nefandezze che l’uomo talvolta impartisce (spesso gratuitamente), agli animali, resti il suo più fedele compagno, sempre al suo fianco.

In vita mia ho visto un bel po’ di esseri umani. Sono fatti come sono fatti; non possono farne a meno. Sono brutali perché questo è il loro marchio di fabbrica; se fossero fatti così, anche gli animali sarebbero brutali“.

Quando noi moriamo […] andiamo in Paradiso e viviamo con gli umani?”
Mio padre pensava di no. Era dell’opinione che non siamo costretti a finire lì a meno che non ce lo siamo meritato” (trad. it. p. 88).

Come gli uomini, dubbiosi sulla vita che li aspetta dopo la morte, in Horse’s Tale i cavalli dialogano tra loro, finalmente dotati del linguaggio verbale; l’illustre Soldier Boy, il cavallo di Buffalo Bill, parla anche “privatamente, tra sé e sé”; si considera ben istruito e assai educato, sebbene usi spesso parole di cui ignora il significato, ma che predilige per la loro lunghezza; filosofo, sa che i cavalli devono imparare ad “accettare ciò che viene, ed essere felici che non sia andata peggio” (p. 64); è inoltre ben conscio del fatto che la gente creda che un cavallo non possa piangere: “ma mica lo possono sapere, perché noi piangiamo dentro” (p. 69).

Livio Crescenzi, curatore dell’edizione italiana formato tascabile di questo bellissimo racconto di poco più di un centinaio di pagine (trad. it. pubblicata nel 2013 dalle edizioni “Mattioli 1885”), ci spiega l’origine di “Autobiografia del cavallo di Buffalo Bill“: nel settembre del 1905 l’attrice americana Minnie Maddern Fiske si rivolse a Mark Twain pregandolo di aiutarla nella campagna che stava conducendo contro i combattimenti di tori, le corride, in Messico, sulla scia della fortuna avuta dal racconto A Dog’s Tale, utilizzato dagli antivivisezionisti. Immergersi in questa breve ma intensa lettura non può che esser proficua per tutti coloro che variamente vivono il cavallo: il saper instaurare una buona relazione con questo animale è sempre e comunque solo questione di saper cambiare il proprio punto di vista, così spesso “troppo umano”.



© B.S.; Riproduzione riservata © foto pinterest



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