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Quando i cavalli nitriscono… troppo

Quando i cavalli nitriscono... troppo
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05 febbraio 2020 #focus

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Capita spesso, col nostro lavoro, di ricevere segnalazioni più o meno importanti/allarmanti da parte dei nostri utenti / lettori in merito ad alcune situazioni pseudo critiche vissute dai cavalli: è sempre e comunque un bene, perché ciò significa che persino le persone “meno addette” nel settore equestre hanno maturato una certa sensibilità nei confronti del benessere degli equidi (pure circa quella scuderia loro attigua, che nemmeno magari frequentano, e circa la quale magari sanno molto poco.. tuttavia, “vedono e sentono”). Questo “movimento” nella condivisione delle informazioni, sic et simpliciter, è fondamentale, in quanto resta il canale primario per venire a capo circa molte situazioni che, diciamolo, possono a volte essere davvero molto “ambigue” nei confronti dei cavalli: per portarle alla luce serve talvolta solo il coraggio di un singolo che “denuncia”, ossia che cerca semplicemente di renderle manifeste nei canali appropriati – non limitandosi semplicemente ad un post indignato nella sua personale bacheca Facebook; questo coraggio proviene anche da chi non “ne sa nulla”, ma che tuttavia arriva ad evidenziare evidenti stonature – primi veicoli di abusi e quant’altro. Dunque, le informazioni/segnalazioni che in tal senso riceviamo sono e restano il primo e fondamentale motore per iniziare almeno a “fare qualcosa”, ossia, prima di tutto, verificare.

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Il ché infatti non significa indagare ed accusare ex abrubto chiunque sulla base di un semplice suggerimento/indicazione, ma, da parte nostra, laddove siano stati indicati effettivi elementi problematici, muoversi per andare a verificare, direttamente o non (raccogliendo poi sul campo elementi che potranno in seguito risultare più o meno coerenti, corretti, appropriati o, parimenti, sulla “pista” delle indicazioni ricevute, esagerati e/o persino ingiusti: tuttavia, mai scartare a priori nessuna informazione ricevuta).

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Ergo, visto che pure possiedo un cane da “sgambare” quotidianamente, ieri ho deciso di recarmi personalmente a valutare una certa situazione che ci è stata segnalata: la scuderia in oggetto è “bella imbreccanata”, “in tron di dio” – come si dice dalle mie (venete) parti – , ma in questo caso ben venga, per me e per il mio compagno. Parcheggio molto prima, per arrivare poi a piedi alla strada sterrata che conduce al maneggio in questione (di circa 800 mt) e quindi mi avvio con passo spedito col mio dog. Poco dopo, sento insistentemente più cavalli nitrire. Il mio cane si ferma e non vuole più procedere (molto strano: normalmente, “tira” sempre). In effetti, è molto anomalo sentire tutto questo nitrire su toni pure “alti”, in maniera continuativa… Chiunque conosca i cavalli lo sa: non è poi così frequente, anzi.

Lo convinco a procedere: è abituato e conosce bene i cavalli, sin da cucciolo, ha frequentato non solo la nostra, ma tantissime scuderie. Lo invito ad andare avanti: quindi alla fine mi accontenta, ma so bene che mi sta solo ubbidendo in virtù dell’amore che lega cane/uomo; in questo specifico caso, è evidente che non ha nessuna voglia di andare a scoprire cosa c’è più in là. Procede comunque con me in avanti, sempre poco convinto, lungo il sentiero sterrato. Più cavalli, in lontananza, continuano a nitrire, insistentemente. Io comincio a notare cumuli di deiezioni abbandonate ai lati del viale impantanato che stiamo percorrendo…. alla faccia di ogni letamaia, la cui regolamentazione in termini di accumulo e successivo smaltimento è assai chiara.

Nitriti. Sempre, sempre di più. Alla fine arriviamo alla scuderia: ad accoglierci, oltre alla “solita” accoppiata di cani sfiancati che abbaiano ormai solo per abitudine, un cavallo; un bel bardigiano (credo, non ne sono certa). Libero, ci ha fatto da guida – ossia ci ha seguito per tutto il tempo durante la nostra visita: non c’era nessuno, ma proprio nessuno in quella scuderia, alle quattro del pomeriggio. Lui, quel bardigiano libero, anche quando ce ne siamo poi andati, è comunque rimasto in prossimità dei box, occupati da circa 10 compagni; cavalli che sono praticamente impazziti alla vista di un essere umano: mai visto né sentito, ve lo giuro, nitrire e sbattere così. Il mio cane voleva solo andare via, tirava come un ossesso verso la strada da cui eravamo arrivati. Io mi sentivo e volevo andarmene come lui, ma dovevo prima “vedere”, sebbene il “sentire” fosse già stato fin troppo esplicativo.

Ho quindi visto/valutato con i miei occhi. Andrò a fondo di questa situazione, lo prometto prima di tutto a me stessa, e poi ovviamente, a tutti voi.

© B. Scapolo; riproduzione riservata; foto archivio © A. Benna / EqIn

 

 

 

 

 

 

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