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Vi è mai capitato di parlare ai cavalli con il tono e il linguaggio che si riserva ai bambini?

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Ci sarà capitato spesso, senza neanche accorgercene, di rivolgerci agli animali domestici, cavalli compresi, con lo stesso modo e tonalità con cui ci rivolgiamo ai bambini piccoli: con voce più acuta e caratterizzata da intonazioni spesso “esagerate”. Ci stupirà sapere che questa modalità istintiva di comunicazione risulta essere molto efficace nella comunicazione con i cavalli.

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Gli etologi dell’Institut français du cheval et de l’équitation (IFCE) e dell’Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement  (INRAE) hanno studiato questa modalità di interazione con risultati affascinanti. Quest’ultimi, pubblicati il 18 marzo scorso su “Animal Cognition”, mostrano che i cavalli sono più attenti e sembrano capire meglio le nostre intenzioni quando ci si rivolge loro in questo modo. Cavalieri, allevatori, addestratori e altre persone che cercano di comunicare con i cavalli hanno quindi tutto l’interesse nell’imparare ed esercitare questo linguaggio per facilitare le interazioni quotidiane e migliorare il benessere degli animali.

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Questo modo di parlare ai più piccoli è già stato ampiamente studiato e sappiamo che ha molte virtù, in particolare favorisce lo sviluppo di relazioni e stimola l’apprendimento. Questo linguaggio “infantile”, caratterizzato dall’uso di una voce più acuta, dalla ripetizione di parole e da suoni più variabili, ha infatti una componente emotiva positiva. Alcuni animali sono infatti più ricettivi a questo modo di comunicare, che gli specialisti chiamano PDS (pet-directed speech), discorso diretto agli animali domestici.

Questo riguarda in particolare il caso dei primati e dei cani. Esprimendosi in questo modo, gli esseri umani catturano e mantengono la loro attenzione, e gli animali mostrano quindi migliori prestazioni in termini di apprendimento. Allo stesso modo, diversi studi hanno già dimostrato che i cavalli sono molto sensibili alle emozioni umane, teoria che tutti i cavalieri hanno già sperimentato empiricamente.

I team IFCE e INRAE ​​hanno già dimostrato che primati, cani e cavalli sono in grado di riconoscere le espressioni nelle fotografie di volti umani: che sono più nervosi di fronte a un’espressione di rabbia e più rilassati di fronte ad una di gioia. Tuttavia, il PDS (pet-directed speech) finora non era ancora stato studiato nei cavalli. In un sondaggio preliminare sui social media, il 93% degli ottocentoquarantacinque cavalieri e proprietari intervistati ha confermato di parlare in questo modo ai propri cavalli con una certa frequenza, ma solo il 44% ha ritenuto che gli animali fossero sensibili a questa speciale modalità comunicativa.

Per valutare l’impatto di questo modo di parlare sui cavalli, gli etologi hanno quindi condotto due cicli di test con venti cavalli per i quali questo modo di comunicare umano era del tutto nuovo. In un primo test, ogni animale è stato accarezzato individualmente da uno sperimentatore che gli ha parlato usando il PDS o usando un linguaggio neutro, paragonabile a quello usato tra gli adulti.

Risultato: quando veniva usato il PDS, i cavalli rispondevano in modo più collaborativo, apparivano più calmi, guardavano di più lo sperimentatore e rispondevano ai gesti di gromming reciproco, sfregandogli contro la punta del naso. Comportamento che invece non hanno mostrato affatto quando ci si rivolgeva loro con un linguaggio “adulto”, neutro.

È stato poi condotto un secondo test che prevedeva che lo sperimentatore comunicasse informazioni al cavallo, nel caso specifico l’ubicazione di una ricompensa alimentare. In etologia, questa è chiamata comunicazione referenziale. Lo sperimentatore si trova di fronte al cavallo con due secchi chiusi davanti a sé, uno solo contenente cibo. Indica con il braccio il secchio che il cavallo dovrebbe scegliere per la ricompensa e si rivolge a lui usando o il PDS, o un linguaggio neutro. Nel secondo caso, i cavalli scelgono un secchio a caso. Nel primo caso, invece, scelgono il secchio che è stato loro indicato.

Il PDS quindi aiuta a catturare l’attenzione dei cavalli, a comprendere meglio le intenzioni dell’uomo che hanno di fronte e a seguire le istruzioni dello sperimentatore per riuscire nel compito.

Questo studio mostra che nonostante il modo di comunicazione che solitamente utilizziamo con i bambini sia istintivo, esso facilita effettivamente la comunicazione tra uomo e cavallo nelle interazioni quotidiane (grooming, lavoro, ecc.); può quindi aiutare a migliorare il benessere di questi animali, che sono molto sensibili alle emozioni umane. Sono attualmente in corso studi per migliorare la nostra conoscenza delle interazioni emotive tra uomo e cavallo, sia per migliorare il loro benessere che quello dell’uomo in contesti diversi, come l’equitazione o l’ippoterapia: vi terremo informati.

Bibliografia: Lansade, L., Trösch, M., Parias, C. et al. Horses are sensitive to baby talk: pet-directed speech facilitates communication with humans in a pointing task and during grooming. Anim Cogn (2021). https://doi.org/10.1007/s10071-021-01487-3

© Serena Scatolini Modigliani – riproduzione riservata; foto L. Minoli con Jus de Krack in un momento di empatia comunicativa © A. Benna / EqIn

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