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Cavalieri in uniforme: il Centro Militare di Equitazione dell’Esercito

Cavalieri in uniforme: il Centro Militare di Equitazione dell’Esercito
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22 febbraio 2020 #focus

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Il Corpo che per sua natura rispecchia il secolare connubio tra l’equitazione agonistica e le arti militari è l’Arma di Cavalleria. Connubio oggi testimoniato dalle amazzoni e dai cavalieri che presidiano i campi di gara nelle specialità del completo e del salto ostacoli di tutto il mondo, indossando l’uniforme dell’Esercito Italiano. Sebbene il pubblico sia avvezzo ai successi di questi atleti, alcune particolarità rivelano non solo la loro eccezionalità, ma anche quella di alcuni dei cavalli da loro montati. Partiamo dal principio.

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Cavalieri in uniforme: il Centro Militare di Equitazione dell’Esercito 1

Il completista Caporal Maggiore Giovanni Ugolotti foto © Esercito Italiano

Cavalleria, Equitazione, Cavallo, come accennato, sono un trinomio indissolubile.

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Il cavallo costituisce, di fatto, il primo esempio di “piattaforma”, intesa nel significato con cui oggi ci riferiamo ai sistemi d’arma complessi in dotazione ai soldati moderni. La sua presenza nelle compagini militari è sempre stata determinante, e il corretto impiego della cavalleria ha spesso decretato gli esiti delle battaglie, o contribuito a creare le premesse per decisive vittorie. Il cavallo è stato quindi l’antesignano dei moderni mezzi corazzati, in grado di imporre, con la sua possanza e l’impeto inarrestabile delle sue cariche, un indirizzo definitivo a momenti di temporanea inferiorità operativa. Come per tutti i mezzi tuttavia, anche per il cavallo, sopraggiunsero l’obsolescenza e la conseguente necessità di essere sostituito con qualcosa di più moderno ed efficace: l’avvento dei mezzi a motore segnò in effetti la fine del cavallo quale sistema d’arma, decretandone l’uscita di scena dal campo dell’impiego operativo. Il cavallo possedeva però una caratteristica che a nessun mezzo moderno potrà mai appartenere, e che lo ha collocato in una posizione di assoluto privilegio nelle memorie storiche degli eserciti di tutto il mondo. Il cavallo è un essere vivente, e animato da una volontà propria; è l’unica piattaforma operativa “senziente” della storia.

Il cavallo dunque fu traslato, da una funzione prettamente utilitaristico-operativa a una funzione addestrativo-formativa, con riferimento in primis all’aspetto sportivo legato al suo impiego sui campi di gara. E’ grazie alle intuizioni del Cap. Federico Caprilli e del suo Sistema di Equitazione Naturale, introdotto nella Scuola di Cavalleria (delle cui tradizioni il Centro è oggi erede), che si sono poste le basi per la nascita dell’equitazione sportiva, per come oggi tutti la conoscono nel mondo intero.

Appare evidente come la tradizione equestre costituisca dunque un patrimonio prezioso e irrinunciabile per l’Esercito e per il Paese: per questo motivo l’equitazione viene tuttora praticata, oltre che nell’attività agonistico-sportiva di alto livello, anche in contesti di rappresentanza e per l’istruzione del personale presso gli Istituti di Formazione militare, così come avviene d’altronde in molti altri Paesi. E la stessa eredità viene custodita anche dal comparto equestre civile, ulteriore testimonianza di una base etico-culturale comune, che condivide valori, disciplina, forma e attenzione per il dettaglio.

A livello profondo e simbolico, considerando l’evidente disparità fisica tra cavaliere e cavallo, l’equitazione militare può essere ancora oggi letta come l’allegoria stessa del comando. Ottenere che l’interlocutore obbedisca alla volontà di un individuo, a lui inferiore per mole, forza fisica e capacità di sopravvivenza, costituisce infatti la rappresentazione incontrovertibile della potenzialità dell’intelletto dell’essere umano che, con sensibilità e naturalezza stabilisce con il cavallo quel legame speciale che determina la creazione del “binomio”, il cui effetto finale non è la somma delle capacità dei due soggetti, ma il loro prodotto.

Questa eredità della Cavalleria delle origini è giunta, dopo numerose riorganizzazioni, all’attuale Centro Militare di Equitazione di Montelibretti (RM), presso il quale dal secondo dopoguerra viene curata la formazione del personale militare del Comparto Equestre, la preparazione agonistica dei cavalieri e delle amazzoni militari, oltre che dei puledri allevati dall’Esercito. Per dare una misura del calibro delle figure che negli anni relativamente recenti hanno portato avanti questa centenaria tradizione, basta citare il Colonnello Piero d’Inzeo, epica figura di Ufficiale, Cavaliere e sportivo ben nota anche al di fuori della ristretta cerchia di appassionati di equitazione, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Attualmente gli Atleti dell’Esercito sono dieci e dipendono dal Centro Militare di Equitazione, attualmente comandato dal Colonnello Claudio Romano, il quale ci ha raccontato le caratteristiche del Centro e dei suoi Atleti.

Sono dieci gli atleti di eccellenza ad oggi effettivi al Centro Militare di Equitazione, 7 per il Salto Ostacoli e 3 per la disciplina del Completo. Ecco i nomi:

Caporal Maggiore Kevin Angoli – salto ostacoli
Caporal Maggiore Scelto Linda Bratomi – salto ostacoli
Caporal Maggiore Simone Coata – salto ostacoli
Caporal Maggiore Capo Roberto Cristofoletti – salto ostacoli
Caporal Maggiore Guido Franchi – salto ostacoli
Caporal Maggiore Capo Filippo Martini di Cigala – salto ostacoli
Sergente Maggiore Emiliano Portale – completo
Caporal Maggiore Capo Roberto Riganelli – completo
Caporal Maggiore Giovanni Ugolotti – completo
1° Caporal Maggiore Alberto Zorzi – salto ostacoli.
Di questi, quattro sono presenti a Montelibretti (Angoli, Martini di Cigala, Portale e Riganelli), mentre gli altri sono in distacco tecnico, in Italia o all’estero.

Quali sono i compiti del Comandante del Centro Militare di Equitazione?

Il Comandante del Centro Militare di Equitazione, e coordinatore dell’attività equestre di F.A., è in primo luogo responsabile delle attività inerenti alla formazione e aggiornamento per tutto il personale militare (di qualsiasi categoria, ruolo e grado) e civile nello specifico settore, inclusi i maniscalchi. In coordinamento con l’Autorità Veterinaria Militare è responsabile di un piccolo nucleo allevatoriale, e della doma, addestramento e valorizzazione dei puledri e cavalli giovani provenienti da tutta la componente allevatoriale dell’Esercito.

Sotto il profilo delle attività agonistiche, deve pianificare, gestire e condurre l’attività d’eccellenza negli sport equestri. Inoltre, nel suo ruolo di Coordinatore dell’attività equestre di Forza Armata, fornisce consulenza allo Stato Maggiore dell’Esercito per tutte le problematiche riguardanti la componente, cura l’organizzazione e la condotta del Centro in relazione agli obiettivi fissati dallo Stato Maggiore dell’Esercito e mantiene i rapporti con la FISE.

Montelibretti è il centro di riferimento per la formazione e lo sport agonistico, ma l’Esercito dispone anche di un allevamento a Grosseto e altri centri ippici sparsi per tutta l’Italia. Quali attività vi permettono un tale complesso di strutture?

Proprio grazie alla sua articolazione, e della conseguente distribuzione di ruoli che essa consente, il Comparto equestre dell’Esercito svolge una serie di funzioni a “tutto campo”. In breve, i compiti svolti sono:

  • Formazione di tutto il personale militare afferente al settore equestre;
  • Rappresentanza (Alta, a cura del Reggimento “Lancieri di Montebello” e locale, eventualmente promossa dalle articolazioni periferiche);
  • Potenziale impiego in operazioni;
  • Promozione dello Sport;
  • Sport di eccellenza (a cura degli Atleti Militari);
  • Attività socialmente utili, in particolare a supporto delle Associazioni che operano nel campo degli Interventi Assistiti con gli Animali.

Cosa rende unici l’istruzione e l’allenamento dei binomi dell’Esercito Italiano?

L’Esercito ha una inequivocabile vocazione formativa, nelle attività a connotazione più specificamente operativa così come nelle attività sportive. In particolar modo per quanto attiene all’equitazione, la componente storico-culturale che tradizionalmente appartiene all’Istituzione, è ancora ben viva e sentita. La fortuna di non essere soggetti a logiche di natura privatistica, per ovvie ragioni, consente all’equitazione militare di reggere il peso della “modernità”. Ciò non toglie che il progressivo allargamento della base utenti che praticano attivamente l’equitazione non sia una cosa positiva, anzi! Ricordo perfettamente, da bambino, che praticare l’equitazione era veramente una cosa per pochi: in Friuli, dove sono nato, oltre che al Reggimento “Genova Cavalleria”, i Circoli Ippici si contavano sulle dite di una mano (e ne avanzavano un paio). Oggi, la maggior facilità di avviamento a  questo sport, perseguita con pervicacia dalla Federazione, pone il Comparto Equestre militare in una nuova posizione potenzialmente molto rilevante: in un dualismo sinergico fra comparto civile e militare si può individuare una possibilità di sviluppo dell’equitazione in chiave numerica, che però tenga in debita considerazione le origini storico-culturali italiane dell’equitazione. La presenza sul territorio di realtà equestri militari, e in particolar modo delle due eccellenze che insistono nell’area romana (Centro Militare di Equitazione e Reggimento “Lancieri di Montebello”), può quindi essere vista come un punto di forza esclusivo della scena equestre italiana, dove sforzi congiunti e sinergie istituzionali (di fatto già in essere), da parte di chi opera quotidianamente nel settore, possono portare ricadute estremamente positive e contribuire al mantenimento di una posizione di primo piano in ambito internazionale.

© Colonnello Claudio Romano (intervista a cura di Antonio Sforacchi); si ringrazia per la collaborazione il Ten. Col. Francesco Guarducci; riproduzione riservata; foto in copertina il 1° Caporal Maggiore Alberto Zorzi & Contanga 3 / © Esercito Italiano

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Redazione EQIN
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