Steve Guerdat si pronuncia in FEI: “torniamo al format olimpico con drop score per il bene dei cavalli”
16 novembre 2021 #news
Salto ostacoli: ieri, al Congresso della FEI (Fédération Equestre Internationale) l’elvetico Steve Guerdat ha tenuto un appassionato discorso a favore del ritorno al vecchio format per ciò che riguarda le competizioni olimpiche. L’oro individuale dei Giochi di Londra 2012 ha dettagliato punto per punto come, secondo l’International Jumping Riders Club (IJRC), supportato dal Jumping Owners Club (JOC) e dalla maggior parte delle federazioni nazionali, il format in vigore dai Giochi di Tokyo svaluti l’immagine del salto ostacoli e non serva affatto alla causa del benessere dei cavalli impiegati nello sport. Il suo discorso è qui di seguito tradotto e sintetizzato. Ricordiamo che secondo il nuovo regolamento olimpico (da molti criticato fin dalla sua ideazione), ciascuna squadra è composta non più da quattro binomi, ma da tre. Questo significa che non è più possibile scartare il peggior risultato, il cosiddetto drop-score: ne consegue che il ritiro di un binomio equivale all’eliminazione per l’intero team.
“A nome dell’International Show Jumping Riders Club (IJRC), voglio portare il mio punto di vista come atleta; pur non essendo l’unico valido, dovrebbe essere preso in considerazione. L’idea dei nuovi format olimpici è stata presentata per la prima volta alcuni anni fa in un Forum sportivo dove io stesso ero presente (a Losanna, ndr), come rappresentante dell’IJRC. Già all’epoca vi avevamo visto molti inconvenienti e non capivamo quale vantaggio per il nostro sport potesse portare questo nuovo format. Abbiamo in seguito cercato di opporci, tuttavia devo dire che, nonostante l’opportunità che ci è stata data di esprimere le nostre opinioni sull’argomento, non siamo stati ascoltati. Questi format sono stati quindi adottati e noi, cavalieri, abbiamo deciso di dare loro una possibilità, essendo che il nostro obiettivo comune è sempre quello di vedere il nostro sport evolvere verso il meglio. Nella speranza che le Olimpiadi di Tokyo sarebbero state teatro di grandi momenti sportivi, lo sono state, ma solo perché abbiamo potuto contare su ottimi chef de piste, atleti, cavalieri e cavalli di talento, e alla fine hanno vinto i più meritevoli. Questo non è stato in alcun modo dovuto al nuovo format introdotto, ma al contrario”.
“Per molti di noi è stato frustrante iniziare a gareggiare con il campionato individuale. Il format a cui siamo abituati permette ai binomi di affermarsi gradualmente durante i concorsi, sperando di arrivare ad essere al massimo nell’ultima giornata. Sfortunatamente, a Tokyo, molti di noi sentivano che era tutto finito sin dall’inizio della competizione, anche se dovevamo ancora gareggiare nelle gare a squadre” .
“Vissuta dall’interno, la gara di qualificazione a squadre (terzo evento in programma, ndr), è stata un disastro. Tutto ciò che avevamo temuto quando è stata introdotta l’idea di questo nuovo format è effettivamente accaduto, a volte andando anche ben oltre ciò che temevamo. In particolare, vorrei evidenziare due grandi preoccupazioni: la prima relativa al benessere del cavallo. Abbiamo infatti visto troppe immagini spiacevoli di binomi che non sono stati all’altezza degli standard previsti in un evento del genere. Inoltre, credo che un cavaliere non dovrebbe mai trovarsi in una posizione che lo costringa a finire il suo percorso anche se sa, si rende conto, che il suo cavallo non può. Il miglior esempio per illustrare questo problema è quello di Daniel Deusser, terzo titolare per la Germania nella finale a squadre (con Killer Queen VDM, ndr). A seguito di un malinteso, si è comportato come un vero cavaliere decidendo di non finire il suo giro (la Germania aveva già dodici penalità e non poteva sperare in nulla dopo l’incidente, ndr). Se fosse partito per primo per la sua squadra, avrebbe dovuto costringere la sua cavalla a saltare per non deludere un’intera nazione. Questo non è quello che vogliamo vedere”.
“Anche da un punto di vista prettamente sportivo siamo rimasti molto delusi. Nella qualificazione, diverse squadre sono state eliminate dopo il passaggio di uno o due binomi. I componenti della terza squadra delle restanti nazioni potevano, in alcuni casi, commettere fino a sei errori senza compromettere la qualificazione della propria squadra per la Finale, nella quale i punteggi sarebbero stati poi azzerati. E anche qui, alcuni team hanno visto le loro speranze crescere subito dopo il passaggio di uno o due binomi, e al contempo diverse nazioni non hanno nemmeno fatto partire l’ultimo membro della propria squadra visto che non c’era più nessuna partita. A mio parere, avere quattro binomi per squadra consente a più nazioni di rimanere in gara e rende la competizione molto più avvincente”.
“Ci sono alcuni argomenti che posso comprendere a favore di questo format. Più brevi, è infatti probabile che le nostre gare siano risultate più piacevoli da seguire (per il grande pubblico, ndr). Tuttavia, si potevano mandare in Finale solo otto squadre composte da quattro binomi anziché dieci team da tre. Inoltre, non sono d’accordo con l’argomento secondo il quale questo format favorisce le nazioni più deboli, dato che le migliori squadre possono scegliere tre formidabili binomi e quindi non lasciare chance alle altre, cosa che invece non possono fare altri Paesi più modesti. D’altro canto, non credo nemmeno sia particolarmente difficile per il grande pubblico comprendere il sistema del drop score (il fatto di non conteggiare il peggior risultato di ogni squadra nel calcolo del suo totale, ndr), che peraltro esiste in molti altri sport”.
“Di ritorno dal Giappone, la stragrande maggioranza delle opinioni che mi sono pervenute in merito a questo nuovo format è stata sfavorevole. Non volendo entrare in conflitto con la FEI attraverso dichiarazioni alla stampa, abbiamo chiesto un confronto con Ingmar de Vos (presidente della FEI, ndr), per cercare di trovare un terreno comune. Tuttavia, siamo rimasti sorpresi di vedere la FEI applaudire pubblicamente gli eventi che hanno avuto luogo a Tokyo e al successo di questo nuovo format. Abbiamo sentito parlare anche di numeri e dell’importanza dei social, che non sono certo da trascurare, ma in questi report manca la parola “cavallo”.
“Piuttosto che guardare a come modificare i format olimpici per introdurre più squadre, non sarebbe più saggio pensare al modo migliore per aiutare altre nazioni ad emergere negli sport equestri? Questo significherebbe consentire a più cavalieri di gareggiare individualmente, cosa che, dunque, permetterebbe ad altri Paesi di qualificarsi per i Giochi Olimpici come squadra”.
“Considerando la mancanza di ascolto che abbiamo dovuto affrontare, per la prima volta nella mia vita ho voluto rinunciare, in considerazione del fatto che mi è parsa una perdita di tempo. Ma molti cavalieri sono venuti a trovarmi, chiedendomi di non arrendermi e di cercare di salvare il nostro sport in onore della sua storia e delle generazioni passate che hanno reso la nostra disciplina quella che è oggi. Personalmente vorrei riuscire a guardare mia figlia negli occhi tra qualche anno, e almeno dirle che ho provato di tutto, fino all’ultima battaglia, per salvare questo sport che amo sopra ogni cosa. Parlando alla FEI, così come a voi, federazioni nazionali, chiedo a tutti di assumersi le proprie responsabilità, senza lasciare spazio all’ego. Spero che insieme potremo raggiungere ciò che pensiamo sia impossibile: tornare ai vecchi quattro cavalieri con un punteggio da eliminare, per il bene dei nostri cavalli”.
A seguire il video dell’intervento di Steve Guerdat sopra riportato:
© trad.it. a cura di redaz.; riproduzione riservata; foto Steve Guerdat © A.Benna / EqIn



















