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Che cosa sappiamo davvero sul sonno dei cavalli?

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05 ottobre 2017 #focus

Un periodo di inattività caratterizzato da una maggiore soglia di stimolazione e una posizione stereotipica del corpo. Parliamo del sonno.
Per ciò che riguarda gli uomini, oggi presi da uno stile di vita che sempre meno lascia spazio al vero riposo, una ricerca statunitense ha rilevato un dato importante e non del tutto stupefacente: più di un terzo della popolazione americana adulta soffre di privazione del sonno. Sempre da oltre oceano giunge qualcosa di forse più inaspettato e a noi vicino, e cioè come questo disturbo possa interessare in modo tangibile anche la specie equina.
Il sonno è generalmente definito come un periodo di immobilità, durante il quale gli individui sembrano non rispondere agli stimoli provenienti dall’ambiente circostante. A svelare i segreti del mondo dei sogni è Joe Bertone, Professore al Western University College of Veterinary Medicine di Pomona, in California, ospite in diverse occasioni anche qui da noi, in Italia, stimato relatore di convegni su medicina interna e farmacologia nel cavallo sportivo in collaborazione con la Federazione Italiana Sport Equestri.
Il sonno è da sempre e per ogni specie una necessità fisiologica; evidenti sono gli effetti deleteri riconducibili alla sua mancanza, che prendono forma in innumerevoli disfunzioni e problemi.

Quanto e come riposa un cavallo? Qual è per lui la soglia per evitare di andare incontro allo stress da privazione di sonno?
I cavalli giovani dormono per un terzo del giorno con un sonno leggero – Slow Wave Sleeps – SWS – mentre gli adulti circa il 5% della giornata con un sonno profondo – Rapid Eyes Movement – REM -, caratterizzato da un abbassamento della frequenza cardiaca e respiratoria, con diminuzione del tono muscolare. Il sonno rappresenta solo una piccola parte del comportamento legato al riposo che comprende anche assopimento e ozio. In modo molto diverso dal genere umano, nel mondo degli equini, per ciò che riguarda il sonno vero tutto si svolge in tre fasi distinte, caratterizzate dalla brevità: un paio d’ore di sonno molto leggero (SWS), durante le quali il soggetto, che si può dire “sonnecchia”, se osservato, mostrerà una posizione a pieno peso sulle gambe anteriori e solo su una delle posteriori; nell’altra fase l’altra riposa, circa tre ore di sonno leggero, sdraiato su un fianco o disteso sul torace; meno di un’ora di sonno profondo (REM), il più importante e ringiovanente, dove il cavallo è in terra, con il corpo in posizione verticale e la testa rivolta a lato, per respirare meglio.
In relazione alla sua natura di animale predato e di specie migratoria le tre fasi elencate non sono sempre riscontrabili nel cavallo, anzi, si trovano a dipendere molto dalle condizioni ambientali in cui l’animale vive e dal senso di sicurezza che percepisce in un determinato luogo. Infatti, un cavallo che ha familiarità con gli individui che gli sono accanto, tenderà a stendersi normalmente e ad abbandonarsi al riposo profondo, emulando in questo i suoi simili: il branco sceglie infatti un luogo comune per l’inattività. Ciò non accadrà invece naturalmente laddove il cavallo si senta in pericolo e debba pensare alla propria sopravvivenza, prima ancora che al riposo. In estate, quando in natura il cibo è piuttosto abbondante, si assiste ad un complessivo aumento delle ore di riposo degli equidi, sommato alla necessità diurna di sfuggire sia al caldo, sia agli insetti.

Proprio in relazione a fattori ambientali e fisici deduciamo come il sonno possa essere negativamente influenzato, dando origine ad una serie di disturbi correlati e comportamenti spesso a noi incomprensibili. Un ambiente scomodo al cavallo, un box poco confortevole, possono indurlo ad evitare il sonno profondo anche per diversi giorni consecutivi generando una successiva condizione di eccessiva sonnolenza, stress e stanchezza, che probabilmente, in questi casi, si ripresenteranno.
Se tre sono le fasi del sonno, quattro sono le cause della privazione del sonno stesso, rispettivamente il dolore, quando il cavallo non si sdraia a causa della difficoltà nel farlo e nel successivo rialzarsi; paradossalmente, un comfort eccessivo o, peggio, la monotonia, dai quali il sonno è addirittura indotto, con un cavallo che cederà ripetutamente con la testa verso il basso: trattasi di insufficienza ambientale e dunque anche scomodità, la forma più comune, che accompagna uno stato generale di insicurezza, a cui si potrebbe ovviare con la presenza di un altro cavallo, meglio se femmina, o spostando il soggetto laddove siano presenti altri cavalli o ancora lontano da fonti di rumore che potrebbero essere la causa del suo stato di preoccupazione. Infine, il cambio della dominanza, sofferto da quei cavalli che vengono spostati, appunto, da una posizione di dominanza all’interno di un branco.
Gli effetti della mancanza di riposo possono essere visibili in due, quattro settimane ed è una condizione ancora poco compresa: solo il 30% dei medici veterinari infatti, afferma di aver avuto a che fare direttamente con il disturbo.
La privazione del sonno non va poi confusa con la narcolessia, un disturbo del sonno rapido che fa si che l’animale raggiunga la fase profonda del sonno, REM, senza passare per il sonno leggero, con un crollo completo.
Joe Bertone ha scientificamente documentato oltre 400 casi di individui affetti da privazione del sonno, rafforzando la correlazione che lega il problema alla salute animale: “il sonno ricopre la funzione fondamentale di restauro essenziale per tutti i mammiferi. Permette la rimozione dei prodotti di rifiuto delle cellule cerebrali ed è dunque importante per la salute di un cavallo che questo possa godere di un sonno adeguato. I soggetti con privazione del sonno possono avere atteggiamenti e comportamenti indesiderati e poco comprensibili”.
Bertone propone una semplice domanda per capire se il proprio cavallo possa essere affetto da disturbi del sonno: “il tuo cavallo si rotola mai?”. Se la risposta è affermativa, allora probabilmente lo farà allora anche per dormire; in caso contrario, potrebbe esserci un problema da risolvere.

Per un approfondimento, si veda principalmente il contributo Joseph J. Bertone, “Sleep and Sleep Disorders in Horses”, in Equine Neurology 2 edition, by Martin Furr, Stephen Reed, Wiley Blackwell 2005; Andrew F. Fraser, The Behaviour of Horse, CABI Publishing, 1992.

©M.C. Bongiovanni – Riproduzione riservata; foto di copertina ©EqIn: A. Benna

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