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Che cosa sappiamo della vista del cavallo? Alcune indicazioni

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30 giugno 2017 #focus

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La caratteristica più ipnotica dell’occhio del cavallo è la sua grandezza: esso, infatti, è circa il doppio di quello umano. E’ uno dei più grandi dell’intero regno animale e, anche se sembra strano, supera sia quello dell’elefante sia quello della balena. L’occhio del cavallo è provvisto di un sistema speciale di intensificazione della luce, il “tapetum lucidum“, una struttura sottostante la retina che riflette la luce e consente al cavallo di vedere molto meglio dell’uomo in condizioni di luce insufficiente. Esso riveste l’interno del globo oculare ed è costituito da uno strato riflettente di cellule che funziona proprio come uno specchio, permettendo una raccolta ulteriore di luce, che conferisce all’occhio del cavallo una luminosità pari a quella dell’occhio del gatto in una notte buia.

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L’associazione di queste due caratteristiche fisiche – la grandezza dell’occhio e il suo strato riflettente – porta a una conclusione inevitabile: il cavallo è strutturato per vedere bene anche di notte. Chiunque abbia studiato i cavalli in libertà non rimarrà per niente sorpreso da questa affermazione, poiché questi animali sono molto attivi sia all’alba sia al tramonto, quando la luce è fioca, quindi è evidente che in tali condizioni di luce vedono molto meglio degli esseri umani. Il fatto è che siamo talmente abituati a considerare il cavallo domestico come un animale diurno da sottovalutare questo aspetto importante della sua vita allo stato brado. Chi ha provato a saltare con il proprio cavallo in notturna sostiene che nonostante si tratti di un’esperienza molto particolare, in media il cavallo sembra non preoccuparsene per niente. Il fatto che il cavallo sia naturalmente attivo durante la notte non significa però che sia pigro durante il giorno. Anzi, è ancora più attivo e, in effetti, si può dire che l’animale è sia diurno, sia notturno.

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Durante le lunghe ore di veglia del giorno e della notte, l’occhio del cavallo scruta continuamente l’orizzonte alla ricerca di eventuali predatori: il suo occhio è sensibilissimo, magnificamente progettato per captare ogni minimo movimento, anche a grande distanza. Nella sua opera di sorveglianza, tipica di ogni predato, il cavallo è aiutato dall’enorme campo visivo di cui dispone; esso, infatti, riesce a vedere circa 340° dei 360° che lo circondano, con l’esclusione di due soli punti morti: la zona immediatamente di fronte a lui e quella subito dietro il suo corpo.

Campo visivo del cavallo – foto © salute.gov.it

E’ per questo motivo che è molto importante non avvicinarsi a un cavallo da queste angolature, anche se l’animale è docile. Molti lo hanno imparato a proprie spese: anche la pacca o la carezza di una mano invisibile all’occhio possono spaventarlo enormemente, suscitando reazioni anche violente. L’accortezza è dunque quella di avvicinarsi ad ogni cavallo – anche al proprio! – sempre di fianco, di modo che possa vedervi chiaramente. Poiché gli occhi del cavallo sono situati sui due lati della testa, in condizioni normali l’animale non vede gli oggetti in profondità.

Il cavallo, infatti, non è dotato di una visione binoculare e ciò che vede è piatto, un po’ come succede a noi se chiudiamo un occhio. Inoltre, ha una visione meno particolareggiata della nostra, però è più sensibile alle variazioni di movimento. Nonostante questa visione laterale, il cavallo è in grado di avere una visione tridimensionale in una zona molto ristretta: quando dirige lo sguardo immediatamente di fronte a sé. Questo “sistema”, però, funziona solo a partire dai 2 metri di distanza dalla testa dell’animale, per via del suo muso lungo. Da tenere a mente soprattutto per chi fa salto ostacoli: quando è vicino all’ostacolo, il cavallo vede benissimo con tutti e due gli occhi, ma poi, all’ultimo momento, l’oggetto sparisce dal suo campo visivo. Per usare una frase tipica dell’aviazione, è come se il cavallo ricorresse al “salto strumentale”: infatti, l’animale avvicinandosi all’ostacolo ne memorizza la posizione mentre balza in aria praticamente alla cieca. Studiando attentamente il comportamento dei cavalli da salto, si è potuto constatare come spesso cerchino di voltare leggermente la testa all’ultimo momento, per avere almeno una visione unilaterale dell’ostacolo. Motivo per il quale alcuni cavalli sono eccellenti saltatori anche se privati della vista di uno dei due occhi.

E’ infatti molto utile tenere in debita considerazione le conoscenze specifiche sulla vista del cavallo anche per il lavoro che svolgiamo con lui. Le foto che seguono sono ad esempio molto importanti per capire come cambi e venga limitato lo spettro visivo ad esempio tra un cavallo “incappucciato” ed uno che si conduce a “testa alta”; la parte di figura colorata evidenza il campo non visibile al cavallo (foto © salute.gov.it):

Per molti anni si è sostenuto che i cavalli non potevano vedere “in technicolor”, ma oggi sappiamo che non è così, anche se in effetti per questi animali i colori sono molto più sfumati che per noi. I cavalli non percepiscono tutta la gamma dei colori visibili dall’uomo, (ad esempio non sono in grado di distinguere il colore verde dal grigio di pari luminosità). Sulla base di recenti esperimenti, si è potuto osservare che i cavalli vedono meglio i gialli, quindi i verdi, i blu, e meno di tutti i rossi.

Scale cromatiche cavallo uomo a confronto foto © salute.gov.it

In condizioni di luce molto forte, il cavallo restringe le pupille e la sua reazione è notevolmente diversa dalla nostra: la nostra pupilla, infatti, diventa semplicemente più piccola e assume la grandezza di un puntino nero, mentre quella del cavallo si contrae fino a diventare una fessura, non verticale come quella del gatto, bensì orizzontale. Questa è una forma di adattamento speciale del cavallo, perché l’animale ha bisogno di spaziare costantemente con la vista. Con la luce forte, le pupille diventano più piccole, ma l’enorme campo visivo rimane sempre lo stesso; il “tapetum lucidum” ottimizza la vista del cavallo in condizione di penombra ma lo rende più facilmente accecato dalla luce intensa. Infatti il cavallo vede bene quando l’illuminazione è stabile ma la sua vista non riesce ad adattarsi ai cambiamenti repentini dell’intensità luminosa, diventando sfocata e confusa. Tutto ciò potrebbe spiegare anche l’innata paura del cavallo per i luoghi poco illuminati, come ad esempio quelli rappresentati dall’entrata del trailer o del van.

© Redaz; Riproduzione riservata; foto EqIn © A. Benna; scarica gratuitamente la dispensa del Ministero della Salute, “Il mondo sensoriale del cavallo”: clicca qui

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