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Gli ultimi cavalli selvaggi della Namibia

Gli ultimi cavalli bradi della Namibia
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24 giugno 2020 #focus

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Nel Paese che prende il nome dalle sconfinate distese desertiche del Namib sopravvive un branco di cavalli da più di un secolo allo stato selvaggio. Questa vista, che da sempre costituisce una delle attrazioni più spettacolari per turisti e fotografi in cerca di scatti mozzafiato, rischia però di scomparire; una perdita che segnerebbe non solo una crisi economica per le popolazioni al margine sud del Namib-Naukluft National Park, ma che contribuirebbe a minare profondamente gli equilibri della fauna locale.

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Gli equidi del deserto si stanno estinguendo e ciò potrebbe avvenire nello stesso alone di mistero con il quale sono comparsi circa un secolo fa. La loro origine è infatti dibattuta e allo stesso tempo affascinante: un’ipotesi riconduce all’abbandono al pascolo da parte di cercatori di diamanti dopo l’esaurimento delle miniere, mentre altri racconti riferiscono invece del loro arrivo al seguito di soldati sudafricani nel 1915, durante l’occupazione dell’allora colonia tedesca; dopo un bombardamento sarebbero fuggiti terrorizzati e non avrebbero più fatto ritorno, rimanendo a popolare le desolate ma tranquille sabbie del deserto.

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Fino ad ora il turismo nelle distese sabbiose e i cavalli sono fonte di sostentamento per ben 130 degli 800 abitanti del piccolo villaggio di Aus, come riferisce alla CNN Bernd Roemer proprietario di un hotel.

Il sensibile calo nel numero dei soggetti è diventato oggetto di preoccupazioni e di studi da parte della biologa Greyling, la quale condivide e conferma le stesse reali preoccupazioni dei locali: da un censimento di 286 esemplari presenti nel 2012 oggi se ne possono ora contare appena 65. Negli ultimi sette anni solo un puledro di nome Zohra è sopravvissuto al suo primo compleanno.

Una situazione che non sorprende, se si guarda alle minacce che hanno afflitto il branco nei decenni scorsi: negli anni Ottanta un’enorme estensione dei parchi nazionali nei quali i cavalli erano soliti pascolare era stata ridotta; all’inizio degli anni Novanta si è poi abbattuta sulla regione una forte siccità, che ha decimato gli animali; in ultimo, la crescente pressione dei predatori locali, le iene, ha contribuito a mettere in pericolo un branco sempre più ristretto. “Durante il 2012 erano nati 50 puledri e alla fine dell’anno le iene avevano cominciato ad attaccarli”, riferisce Telane, “alla fine del 2013 erano perfino riuscite a tendere un agguato ad un cavallo adulto e ad abbatterlo”.

Allo stesso tempo si teme per la popolazione di iene, che non solo in Namibia ma anche in altre aree è minacciata dall’estinzione. Le due specie, una nativa e l’altra no, hanno costituito un enigma per la conservazione in Namibia: se da una parte il Ministero per l’ambiente e il turismo (MET) ha abbattuto nel 2019 alcune iene colpevoli di aver attaccato i puledri, dall’altra parte si sono levate la voci di protesta degli ambientalisti. Il Ministero ha risposto con un piano per gli anni 2020-2029, che prevede la predisposizione di scorte di mangime e acqua per gli animali, nonché misure di contenimento dei predatori con sistemi di dissuasione indolori. I cavalli non verranno spostati, ma in caso di forti siccità o massivi attacchi da parte delle iene si provvederà a recintarli.

Al momento il settore turistico rimane comunque il più colpito, e non per via dei cavalli. Tuttavia si spera che, quando i visitatori ritorneranno, potranno godere della vista di Zohar e dei sei nuovi puledri nati quest’anno. Greyling è scettica: “anche senza predatori c’è una lacuna di sette anni che rappresenta una minaccia per il futuro della popolazione” e “questo significa che nel 2026 non ci saranno femmine nel gruppo di età tra i 7 e i 15 anni, cioè l’arco di età maggiormente riproduttivo per il gruppo”. Nella speranza che l’arida ma preveggente matematica della biologia lasci spazio alla sopravvivenza di questi straordinari cavalli nell’habitat desertico, ci accontentiamo per ora di ammirarli negli scatti dei turisti e dei fotografi professionisti.

© Antonio Sforacchi; riproduzione riservata; fonte principale: CNN; foto copertina © Zohra in uno scatto dello scorso gennaio 2019 ©Teagan Cunniffe/CNN
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