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Il cavallo che ci aiuta: con attività mirate, per molti indispensabili

Il cavallo che ci aiuta: con attività mirate, per molti indispensabili
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Terapeuta, mediatore, vero catalizzatore delle emozioni umane? Tutte prerogative e attività che, connesse al cavallo, ben conosciamo: chiunque frequenti assiduamente gli equidi ha di certo fatto esperienza, almeno una volta, della profonda sensibilità e doppia capacità empatica di questi animali: quella di “leggere dentro”, in profondità, l’essere umano – che magari non sta esternando nulla di evidente agli occhi dei suoi conspecifici – e quella di subire in maniera diretta ogni passione/emotività umana incapace di controllo. Se, nel primo caso, il cavallo è capace di diventare un vero terapeuta, nel secondo parimenti la sua vicinanza impone all’uomo una gestione di tutte le passioni che lo turbano, e dunque causano distanza tra il binomio, oltre che concreti problemi relazionali del soggetto nella società.

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Tuttavia, le vere “professioni” connesse alla capacità del cavallo di farsi veicolo emozionale, sono piene di sottigliezze che devono essere spiegate per comprenderle e identificarle meglio. Questi (veri e propri) mestieri con e degli equidi hanno tutti in comune una cosa sola: il miglioramento della vita quotidiana dei beneficiari umani in vera difficoltà.

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L’IFCE – équipédia (équi-ressources: Emplois et stages dans la filière équine) ha fornito un’importante analisi in merito a queste attività specifiche dei cavalli con l’uomo, studio che qui riprendiamo e presentiamo al pubblico italiano.

Un po’ di storia

Liz Hartel (1921-2009), amazzone danese colpita da poliomielite del tipo 1, vinse una medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Helsinki del 1952 dopo una rieducazione a cavallo proposta dalla fisioterapista norvegese Elsa Bodiker. Questa pratica di rieducazione e conseguenti buoni risultati vide molti seguaci in tutta Europa e nel mondo. Negli anni ’60, in Francia, i pionieri della riabilitazione equestre furono Renée de Lubersac, terapista psicomotoria e Hubert Lallery, fisioterapista. Le loro pratiche hanno influenzato in modo determinante la creazione di associazioni di professionisti (fisioterapisti, terapisti psicomotori, ecc.) aventi come scopo le attività rivolte alle persone con disabilità o difficoltà sociali, le quali si sono poi diversificate in 2 aree principali: terapia, sociale ed educativo da un lato, tempo libero e sport adattato dall’altro. Diversi settori di attività che hanno visto, in seguito, un ingente numero di nomi impegnati in questa pratica. Attualmente, la Federazione equestre francese (FFE) e il Sindacato interprofessionale dei professionisti della mediazione equina (SIPME) sottopongono tutte queste attività al termine generale della mediazione equina, anche se questa definizione non è condivisa da tutti i professionisti del settore.

La moltitudine di pratiche, denominazioni, formazioni e attori rende infatto confusa la nozione di mediazione equina. Questa confusione è spiegata, in parte, con mezzi simili usati da diversi professionisti (cavalli, attività equestri) che, tuttavia, hanno scopi diversi. Il mondo del lavoro medico-sociale e il cavallo si intersecano e costringono i professionisti a lavorare in connessione reciproca.

La mediazione equina a fini terapeutici, educativi o sociali e l’equitazione adattata si distinguono per ciò che viene fornito al beneficiario. In questo senso, l’equitazione adattata offre attività divertenti, ricreative o sportive, mentre la mediazione equina a fini terapeutici, educativi o sociali offre assistenza psicologica, riabilitazione sensomotoria, assistenza educativa o sociale.

Pratica dell’equitazione per persone diversamente abili

Nel caso degli sport equestri o delle attività a cavallo connesse al tempo libero, non c’è un obiettivo di cura particolare. La supervisione delle attività di monta adattata viene effettuata da un insegnante di equitazione per insegnare la tecnica a cavallo e intorno al cavallo.

Professioni assistenziali (motorie, psicologiche, sociali): terapista con il cavallo, equiterapista, ippoterapista

In Italia non abbiamo in realtà una suddivisione così specifica relativamente alle varie professionalità assistenziali che utilizzano il cavallo, a differenza, ad esempio, della Francia. Durante queste attività di mediazione equina, che hanno tutte un intento di cura o una vocazione educativa per il proprio mittente, un professionista fornisce assistenza ad una o più persone (l’attività può infatti essere mirata o rivolta ad un gruppo), con la partecipazione di un equide. La supervisione viene svolta, come tale, da un professionista con un curriculum costruito su studi psico-sociali o da un professionista dell’educazione. Il professionista medico-sociale o educativo organizza, per il suo/i suoi paziente/i, un progetto con il cavallo: terapista con il cavallo, ippoterapista, equiterapista …

Terapia con il cavallo: un approccio psico-corporeo
Il terapista utilizza le interazioni tra la persona e il cavallo per ottenere un effetto sulla psiche del paziente e la sua emozionalità. Di caso in caso, si può lavorare sulla riattivazione di alcuni meccanismi emozionali/empatici tramite il contatto corporeo con il cavallo.

Equiterapia: un approccio psicologico all’interno del quadro medico-sociale
Equiterapisti sono quegli operatori sanitari che hanno effettuato studi di medicina e sociali. Sono specializzati nella mediazione con il cavallo per sviluppare il proprio campo di competenza. In generale, lavorano con gli equidi per la riattivazione della sfera emozionale/passionale di alcuni esseri umani, o sulla necessità di controllo della stessa, laddove le reazioni emotive del paziente siano, per dirla in soldoni, “fuor di misura”.

Ippoterapia: un approccio neuromotorio
L’ippoterapia rientra nell’ambito della mobilitazione corporea del ricevente. La sfida fisica dell’equitazione, ma anche i movimenti associati alla preparazione e alla cura del cavallo sono al centro di questa pratica. Il movimento tridimensionale indotto dal cavallo che si muove sotto al bacino del cavaliere riproduce il movimento umano del camminare. Il paziente risponde al movimento indotto in modo attivo e passivo, consentendo l’integrazione e il miglioramento delle funzioni neuromotorie e sensoriali.

Professioni di supporto: equicoaching
In un’altra area, quella del supporto, il cavallo funge da vero mediatore per supportare le persone in difficoltà personali, professionali o sociali e riguarda un coaching educativo, sociale, terapeutico o dedicato al tempo libero.
Questa figura partecipa allo sviluppo della persona con progetti di mediazione, spesso a complemento/sostegno del terapeuta, dell’educatore o della famiglia. È tra il prescrittore e il beneficiario. Ha una conoscenza specifica delle relazioni umane, della costruzione dell’individuo, del comportamento animale e della comunicazione interspecie. La sua formazione si basa sulla conoscenza dell’etologia scientifica, psicologia, anatomia, comunicazione, sia in campo umano che animale. È anche un cavaliere esperto.

“Il coaching con il cavallo è una tecnica utilizzata per stabilire una relazione tra uomo e cavallo al fine di sviluppare abilità (Soft Skills) quando l’equide viene utilizzato in un contesto professionale e al contempo abilità di autoanalisi / del suo rapporto con gli altri quando viene usato in una sfera più personale.

L’Equicoach cerca di consentire l’acquisizione, il mantenimento e la mobilitazione di risorse innate per tutti e facilitare l’accettazione nella vita quotidiana.

L’efficacia dell’addestramento equestre sta nel fatto che il cavallo in quanto tale non giudica, non verbalizza e non intellettualizza. Essere nel momento presente ci dà un feedback immediato sulle nostre azioni, i nostri modi di fare e le cose e ciò che sente su e con noi. Questa completa obiettività del cavallo consente ai partecipanti di misurare immediatamente e direttamente la pertinenza e l’efficacia dei cambiamenti che decidono di adottare o attuare.

L’Equicoaching consente agli individui di accedere ad una nuova consapevolezza del loro stato emotivo. Il supporto di un cavallo per una persona che si trova ad affrontare il suo sviluppo personale e / o professionale significa anche portarla ad accettare le proprie emozioni, insegnandole a renderle alleati del proprio sviluppo, non strumenti/eventi che paralizzano”.

© a cura di B.S.; fonte principale: equipedia.ifce.fr/; foto © EqIn

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