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La dimensione emotiva negli sport equestri non è sottovalutabile, specie da chi insegna

La dimensione emotiva negli sport equestri non è sottovalutabile, specie per chi insegna
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19 settembre 2019 #EqTech → Equestrian Techniques

Le dimensioni emozionali, emotive e relazionali, hanno di certo un posto di tutto rispetto in equitazione – quale caso particolarissimo di attività sportiva in cui, nel suo darsi, viene impiegato un essere vivente, verso il quale è del tutto normale – ed auspicabile – provare certe emozioni e quindi sviluppare empatia. Queste componenti affettive non sono mai da sottovalutare da parte di chi insegna: esse si creano o vanno via via instaurandosi tra un allievo ed 1) uno o più cavalli, 2) nei confronti dell’istruttore stesso e 3) nel contesto sociale della scuderia, ed implicano pertanto una gestione oculata da parte di chi sovrintende, coordina, guida i binomi. Tutti gli istruttori, i tecnici in genere, dovrebbero essere accorti e sensibilizzati su questo aspetto, specie durante la loro formazione. Vediamo in breve alcuni elementi fondamentali.

Emozioni e sentimenti: come distinguerli? Su di un piano generale, le emozioni si differenziano dai sentimenti per l’aspetto improvviso del darsi delle prime (semplificando: paura, collera, tristezza, gioia) che normalmente si manifestano rapidamente e brevemente ma in maniera molto intensa, con un immediato riflesso su di un piano fisico (il batticuore, la sudorazione, il vuoto allo stomaco, solo per portare alcuni esempi). I sentimenti sono invece più duraturi, ed hanno cause più profonde. Ovviamente, è più facile insegnare a gestire le proprie emozioni che intervenire sui sentimenti vissuti da un cavaliere, giovane o meno giovane che sia.

Ambedue, emozioni e sentimenti, raccontano dello stato interiore vissuto da un individuo, ma anche dell’ambiente che lo circonda. Potremmo intenderli quali radar naturali che permettono alle persone anzitutto di orientarsi, ma anche come motori che mobilitano l’energia necessaria per gestire ed affrontare gli eventi, risolvendo eventuali problemi. Ovviamente, non ci sono stricto sensu sentimenti buoni o cattivi, ma questi possono diventare negativi, qualora inibiscano il soggetto nella gestione di una situazione.

Come indicato da Nicolas Mabire dell’IFCE – Institut français du cheval et de l’équitation – la paura dell’altezza di un ostacolo o della velocità a cavallo, o qualsiasi altro riferimento vissuto come mancanza di controllo sull’animale è il primo fattore di grande stress per un allievo. Facilmente lo si individuerà nel bambino, che subito manifesterà apatia, tristezza o rabbia. Tuttavia, è molto importante identificare l’emozione primaria da lui vissuta per poter agire di conseguenza.

La dimensione affettiva negli sport equestri non è sottovalutabile

piramide – gerarchia dei bisogni secondo Maslow ; cfr. “Motivazione e personalità”, Armando Editore, 2010

Stando alla gerarchia o “piramide dei bisogni” individuata dallo psicologo Abraham H. Maslow, cioè a quella serie di necessità dell’individuo, disposte gerarchicamente – la soddisfazione delle esigenze più elementari è la condizione per fare emergere i bisogni di ordine superiore (motivazionali) -, la paura viene combattuta solo soddisfacendo / rispondendo adeguatamente prima di tutto al bisogno di sicurezza. Sia il bambino, sia l’adulto hanno infatti bisogno di protezione per superare la loro paura e quindi essere in grado di stimolare i loro gesti motori (ossia di fare l’azione giusta), per svolgere adeguatamente l’esercizio proposto dall’insegnante. Si tratta dunque di integrare e stimolare nuovi comportamenti in vista di una determinata situazione. L’esempio più eclatante si dà quando si impara a galoppare: più o meno tutti ricorderanno le emozioni provate. L’allievo principiante deve sentirsi sicuro per accettare ed affrontare quel diverso ed ignoto ritmo del cavallo: i buoni istruttori non affrettano, e cercano di far eseguire all’allievo neofita le primissime galoppate nelle condizioni di più elevata sicurezza possibile.

La paura di sbagliare è un altro tipo di emozione che si può incontrare in un allievo. Il cavaliere che ha acquisito sicurezza a cavallo può contrarre questa forma di timore: è infatti restio ad ogni novità, ad ogni “passo in avanti” nel suo training. Ma è questo il fondamento del problema? Non proprio, perché la sensazione di fondo che egli proverà è la rabbia. Qui gioca un ruolo fondamentale la capacità autocritica dell’allievo: più è elevata, più essa rischia di trasformarsi in una sorta di “blocco” nella progressione dell’apprendimento. In simili situazioni, è tuttavia ben noto quanto sia inutile o addirittura controproducente rassicurare qualcuno che è arrabbiato. È necessario piuttosto cercare di cambiare punto di vista, proponendo un altro modo di fare le cose, di vedere quella situazione. Una riformulazione a volte può essere sufficiente.

Un discorso a parte merita, seppur brevemente, la tristezza, più difficile da identificare perché molto spesso viene mascherata. Il dolore fisico provoca tristezza: alcuni allievi non lo dichiarano. Ma la tristezza può essere fortemente presente anche in un ragazzino che non ha avuto il suo pony preferito per fare quella lezione, o quando egli non riesce bene in un determinato esercizio. Attenzione: i confini della tristezza rischiano facilmente di sforare nella frustrazione, con tutte le negative conseguenze del caso. Ovviamente, di fronte a questa emozione, il cavaliere ha bisogno prima di tutto di conforto. L’ideale può essere quello di proporre una situazione di lavoro dove tutto divenga molto divertente, rafforzando positivamente quella sessione di training, che pur era iniziata sotto i più tristi auspici. In seguito, il cavaliere accetterà gradualmente anche i cambiamenti che di primo acchito non gli piacciono, e diverrà sempre più ben disposto nell’affrontarli.

In conclusione di questa prima parte relativa all’approfondimento delle dinamiche affettive in equitazione, si accenna anche all’emozione più bella, la gioia. Tra le più esternate, la gioia rischia talvolta di manifestarsi eccessivamente. Il cavaliere deve imparare a canalizzarla in modo che il suo metabolismo rimanga permeabile all’apprendimento, senza venir oscurato dalle sovreccitazioni: le emozioni – tutte, positive o negative – vengono infatti trasmesse anche anche al cavallo, con conseguenze non facilmente prevedibili. Tuttavia, è indispensabile che l’istruttore prima di tutto accolga questa gioia, per non frustrare l’allievo, altrimenti ottenendo come risultato il repentino passaggio dallo stato di gioia estrema alla tristezza. Questo sentimento o emozione positiva richiede anzitutto condivisione. Con calma, l’allievo in seguito imparerà a gestire le forti emozioni, isolandole rispetto al tempo del suo apprendimento, così riuscendo, infine, a mantenere la concentrazione necessaria durante il training.

© Redaz. – Riproduzione riservata; fonte principale: Nicolas Mabire, “La dimension affective en équitation : L’apprentissage des habilités”, equipedia.ifce.fr; foto in copertina © horsemagazine.com

 

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