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Sulla comprensione del cavallo del volto umano

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08 marzo 2017

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“I cavalli hanno la capacità di leggere le emozioni superando le barriere delle specie” (Amy Victoria Smith – University of Sussex).

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Trascorriamo tanto tempo a cercare di comprendere la natura dei loro comportamenti per scoprire poi che i cavalli sono in grado di riconoscere i nostri. Per chi lo ricorda, qualche settimana fa ci eravamo lasciati con una bellissima rivelazione: i cavalli sono tra i primi animali domestici in grado di manifestare espressioni facciali, ben 17, catalogate grazie al progetto EquiFACS (clicca qui). Come a voler riprendere da dove avevamo interrotto e seguire un filo invisibile che ci conduce a piccoli passi nel mondo della loro espressività e della comunicazione tra noi e il nostro miglior compagno ci ritroviamo a parlare di una nuova e inattesa skill. L’università del Sussex e la sua scuola di psicologia sono in questo un punto di riferimento, con più di una scoperta nell’ambito hanno conquistato nuovamente uno spazio in una pubblicazione scientifica, Biology Letters della londinese Royal Society, che annuncia qualcosa di eccezionale: per la prima volta i cavalli hanno dato prova di saper riconoscere la differenza tra un’espressione umana di felicità e una di rabbia.

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Alla capacità di esprimersi in numerose forme si aggiungerebbe dunque l’attitudine alla comprensione delle espressioni facciali, addirittura di un volto umano.

I protagonisti del test sono 28 cavalli, di cinque scuderie diverse del Sussex, a cui sono state mostrate fotografie di uomini a loro sconosciuti, con volti felici e arrabbiati, per testare il manifestarsi di una reazione. Alla vista in particolar modo dei volti irritati, e come risultato di una situazione di stress crescente, i cavalli hanno mostrato un aumento della frequenza cardiaca e un atteggiamento particolarmente indicativo: osservare il volto arrabbiato con l’occhio sinistro. Gli stimoli minacciosi in più di una specie animale sono elaborati dal lato destro del cervello, da qui l’utilizzo dell’occhio opposto per la sua captazione, a comprendere in modo funzionalmente rilevante un’espressione umana. Una reazione valida quindi a dimostrazione di quanto si era immaginato.

Petite Dame & Anna-Maria Riecke – vet inspection

Una risposta altrettanto intensa non è stata registrata invece per le espressioni di felicità e questo perché, come spiega Amy Smith una delle autrici della ricerca, per animali sociali come i cavalli è probabilmente di maggior importanza riconoscere la presenza di minacce nell’ambiente circostante, così da lanciare un allarme o anticipare adeguatamente un gesto ostile conseguente ad un’espressione negativa. Le motivazioni per le quali questa capacità sia nata e si sia sviluppata sono ancora da confermare per una specie altamente sociale e i cui meccanismi di relazione con i conspecifici restano complessi, ma è proprio nell’interazione con i suoi simili che potrebbe nascondersi la risposta.

Karen McComb, coautrice della ricerca insieme a Jennifer Wathan (già madrina di EquiFACS), spiega come questa capacità possa derivare tanto da un adattamento alla lettura dei segnali emotivi provenienti da altri cavalli durante la coevoluzione per rispondere adeguatamente alle espressioni umane tanto, più semplicemente, dalla progressiva evoluzione di vita. Quello che è certo e allo stesso tempo sorprendente è che appartenere a specie diverse e avere tratti e morfologia del volto decisamente lontani non è ancora una volta un ostacolo al comprendersi.

La ricerca è parte di un progetto in corso sulla consapevolezza emotiva nei cavalli, finanziato dal Leverhulme Trust, organismo londinese nato nel 1925 con la volontà di dar vita borse di studio a supporto della ricerca e dell’istruzione, e ancora una volta dall’Università del Sussex, che speriamo possa continuare a regalarci scoperte come questa.

Fonte articolo: clicca qui

© Riproduzione riservata – Maria Cristina Bongiovanni; foto A. Benna; in copertina articolo: Pietro Sandei & Instioge Ohio – vet inspection Vairano, settembre 2016

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