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Quando la sensibilità fa la differenza – Intervista a Philippe Karl – Ecole de Légèreté

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#Equestrian Insights – 22 novembre 2016

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Vi sono incontri con uomini di cui già si conosce la levatura, l’importanza del loro operato, la rivoluzione che il loro insegnamento ha portato (e continua a portare). Quel che stupisce e gratifica è la qualità della conversazione che con alcuni si stabilisce, quando il proprio interlocutore ha negli occhi la scintilla tipica della voglia di comunicare, di condividere, ossia di mettere totalmente a disposizione la propria esperienza con l’unico intento di provare a migliorare le cose… emoziona davvero la disponibilità, l’interesse sincero, la concentrazione assoluta della sua attenzione alle domande.

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Intervista a Monsieur Philippe Karl - Ecole de Légèreté 3

GIEL a Fiera Cavalli 2016

Così è stato con Monsieur Philippe Karl (domenica 13 novembre 2016 a Fiera Cavalli Verona, presso lo Stand del GIELGruppo Italiano Ecole de Légèreté), maestro francese che non abbisogna certo di presentazioni: tanti sono gli istruttori/trainers e soprattutto i cavalli da lui addestrati (di qualunque razza e orientati verso le discipline più diverse), Karl è conosciuto anche per le sue grandi qualità di pedagogo. Ricordiamo anzitutto che i principi cardine della sua École de Légèreté (attiva dal 2004) sono enunciati e dettagliatamente descritti per i cavalieri e le amazzoni italiane nel volume Derive del dressage moderno. Ricerca di un’alternativa “classica”.

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Clicca qui > Guarda il breve video di Philippe Karl in una delle esibizioni con il suo High Noon a Fiera Cavalli Verona 2016

Sempre come introduzione, ricordiamo anche che l’obiettivo primario del manuale di Philippe Karl è la valorizzazione delle potenzialità del cavallo e il perfezionamento del cavaliere in una ricerca costante dell’efficacia con il minimo uso di mezzi coercitivi: la consapevolezza che talvolta fretta, ignoranza ma anche violenza, brutalità e crudeltà costituiscano in solido la cattiva formazione di una certa parte del mondo equestre anima l’intero volume edito da Equitare Casa Editrice e dunque s’inserisce di diritto tra le buone pratiche volte allo studio e alla tutela degli equidi, con l’obiettivo del benessere e della protezione del cavallo. Ogni informazione sugli stage e sui corsi istruttori dell’Ecole è reperibile tramite i canali del Gruppo Italiano Ecole de Légèreté

 

[B.S.]: Da dove cominciare, Monsieur Karl, se non dall’inizio, per capire quel che oggi può dirsi un certo successo della richiesta di un’equitazione diversa, più rispettosa del cavallo, più vicina alla sua natura e alla sua essenza, cambiamento dell’orientamento della sensibilità di cavalieri e trainer di cui lei è certamente stato autore/fautore. Certo, siamo ancora lontani dal farne un patrimonio, un sentire comune… quanta strada è stata percorsa in tal senso?

[P.K.]: Partiamo dall’inizio, inizierei raccontando la mia storia… Ho iniziato a montare a 20 anni, nel 1968, e da allora mi sono dedicato interamente ed esclusivamente ai cavalli. Fin dalle prime esperienze vissute [lo ricordiamo: 1968-1971: corso di allevamento presso le Centre d’Einsegnement Zootechnique a Rambouillet, in seguito presso il deposito stalloni di Haras National Du Pin; 1971: brevetto statale di istruttore di equitazione nel 1971; fino al 1979, ha diretto il Dipartimento Equestre del suddetto Centre a Rambouillet – NdA], vi erano delle stonature, delle cose che non mi piacevano nell’addestramento e nel rapporto con i cavalli. Ho iniziato subito a nutrire grandi riserve verso l’insegnamento equestre, ed in particolare verso il dressage.

Intervista a Monsieur Philippe Karl - Ecole de Légèreté 4

Philippe Karl

Tant’è che, specie agli inizi, non ho mai praticato questa disciplina, partecipavo regolarmente solo a concorsi di completo e di salto ostacoli. Il dubbio sull’addestramento però rimaneva, e rodeva… dovevo vederci più chiaro. Ho quindi iniziato a studiare (da allora non ho mai smesso), rispondendo prima di tutto all’esigenza di conoscere più profondamente il cavallo: anatomia, fisiologia, locomozione, equilibrio, psicologia ed etologia… illuminanti e sempre presenti sono state per me le conoscenze del passato di maestri classici come Senofonte, Pluvinel, La Guérinière, Hünersdorf, Baucher, L’Hotte e Oliveira.

Intervista a Monsieur Philippe Karl - Ecole de Légèreté 1

Questi studi, l’osservazione quotidiana dei cavalli e la messa in pratica degli insegnamenti sul loro addestramento dei maestri del passato mi portarono presto a concludere per l’assoluta necessità di respingere e lottare strenuamente verso qualunque metodo di insegnamento che costringesse o forzasse il cavallo, rifiutando qualunque ricorso alla forza e a mezzi di costrizione – dunque rigettando tutte le redini ausiliarie, le capezzine serrate e ogni pratica di iperflessione. Come corollario, ho messo a fuoco con chiarezza un fattore in particolare: fino al momento in cui l’obiettivo di chi monta a cavallo sarà solo ed esclusivamente la competizione, l’agonismo, non c’è speranza: l’equitazione può diventare vera arte solo nei casi in cui lo scopo primario di chi monta sia la conoscenza del cavallo, lo stabilirsi di un rapporto con questo animale e quindi lo sviluppo della propria sensibilità (il “tatto equestre”) per arrivare alla leggerezza, ossia per arrivare ad avere un cavallo collaborativo, espressivo e motivato, sempre leggero sugli aiuti. Se la meta è solo l’agonismo, la valorizzazione delle potenzialità del cavallo e il connesso perfezionamento del cavaliere rimarrà una strada sbarrata, preclusa.

Intervista a Monsieur Philippe Karl - Ecole de Légèreté 5

[B.S.]: Monsieur Karl, questo risultato come istruttore di cavalieri impegnati e capaci lei l’ha raggiunto, il suo insegnamento è oggi riconosciuto e richiesto in tutto il mondo (écuyer del Cadre Noir dal 1985 al 1998, in seguito P.Karl ha lasciato la Scuola di Saumur per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento):

[P.K.]: Sì, ma sono arrivato alla conclusione che l’equitazione non sia per tutti. Non è una pratica democratica, se così si può dire. Solo le persone desiderose di apprendere, consapevoli, dunque intelligenti e curiose, capaci di sviluppare un certo tipo di sensibilità e di motivarsi verso l’arte equestre (raggiungibile anche con i cavalli più modesti) dovrebbero stricto sensu montare a cavallo. Vede, io ho sentito la necessità di mettere nero su bianco tutto ciò che so (per un approfondimento, clicca qui), con la finalità primaria di dimostrare e denunciare i difetti dell’addestramento coercitivo. Dal momento in cui, negli anni Venti del secolo scorso, è nata la “competizione di dressage”, l’arte di addestrare i cavalli [ricordiamo che la parola "dressage” in francese significa infatti "addestramento” – NdA] è diventata una specialità sportivo-agonistica soggetta alle logiche proprie di un’attività economica, di un business; ne è conseguito uno stravolgimento dell’arte di addestrare i cavalli. In precedenza nell’addestramento si ricercava l’efficacia con il minimo utilizzo dei mezzi e delle forzature, nel totale rispetto del cavallo; oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, è tutto il contrario. Ho pure enunciato una serie di punti chiave come proposte di cambiamento delle regole della competizione molto semplici (una tra tutte: l’imposizione di un tempo massimo di lavoro in campo prova nelle gare di dressage…). Non ho avuto nessuna risposta. Mi sono “esposto”, sono andato avanti per la mia strada, ho fatto dvd, scritto libri, ho cercato di divulgare il più possibile quel che so, ma ancora, faccia a faccia con i veri problemi, siamo lontani da una soluzione e da un cambio di prospettiva.

[B.S[B.S.] Derive del Dressage moderno lei osserva: «Per il modo stesso in cui sono concepite, le prove di dressage incoraggiano la routine e l’esecuzione di movimenti meccanici; i cavalieri possono ripetere fino alla nausea gli stessi programmi nell’ambiente intoccabile e asettico del rettangolo regolamentare. Ecco perché, programmati all’estremo come sono, capita che cavalli “da dressage” non si comportino da cavalli “addestrati”… allora non sopportano il minimo imprevisto e possono abbandonarsi a fantasie umilianti per il loro passeggero (piaffer d’eccitazione inarrestabile durante la premiazione, giro d’onore con il cavallo fuori controllo)». Tutto questo invece non accade, e non può accadere, nell’addestramento per l’esecuzione della prima prova, quella di dressage, nella disciplina del Completo…

Intervista a Monsieur Philippe Karl - Ecole de Légèreté 6

[P.K[P.K.:]rto: capita di vedere alcuni binomi eseguire più correttamente riprese di dressage in Completo rispetto a quanto non accada nei rettangoli della disciplina… per le esigenze intrinseche delle tre prove che il cavallo deve sostenere (dressage, salto ostacoli, cross country) per fortuna non è possibile snaturare completamente i cavalli con forzature e coercizioni, come invece accade nella disciplina specifica del dressage. Non sono la costrizione e la forza (e dunque l’abuso) a realizzare l’obiettivo della vera equitazione: non è montando un cavallo-macchina che ha imparato suo malgrado ad accontentarci che raggiungeremo la valorizzazione e l’espressione piena delle sue capacità e potenzialità. Acquisire tatto o sensibilità equestre supera di gran lunga tutte le redini ausiliarie immaginabili.

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[B.S[B.S.]> E’ dunque la cultura equestre a mancare, specie nel dressage agonistico? Siamo ancora così lontani dalla meta? Come può oggi chi monta a cavallo, magari con poco tempo a disposizione, avvicinarsi comunque ai principi cardine dell’Ecole de Légèreté?

[P.K[P.K.]discutibilmente, la vera cultura equestre esiste, ma è ricercata solo da chi prova curiosità, dunque ha intelligenza e sensibilità. Disponibilità di tempo e risorse personali sono elementi che certamente favoriscono la pratica dell’equitazione, ma sono soprattutto la mentalità e la sensibilità di un individuo a fare la differenza. Con questo intendo soprattutto la capacità critica e filosofica di mettersi in discussione in quel che si crede di sapere, che in questo caso ha come unico obiettivo il raggiungimento di un’educazione efficiente a favore del cavallo… serve studiare, chiedere, confrontarsi, applicarsi con dedizione e pazienza. La maggior parte della “gente di cavalli” fa i conti con una serie di infelici abitudini acquisite, spesso difficili da riconoscere e sradicare. Non è facile, non è per tutti. Quando insegno, è evidente: vi sono allievi che capiranno e raggiungeranno la meta, altri no. Molti, moltissimi miei allievi hanno dato e danno prova di una passione per l’equitazione pari solo all’amore per il cavallo: l’equitazione superiore è alla portata della maggioranza dei cavalieri se questi sono capaci di un lavoro appassionato, senza sconti e scorciatoie, interessato e volto principalmente a stabilire con il cavallo una proficua collaborazione grazie alla sicurezza e al benessere creato da una relazione fiduciaria con lui. A tutti i livelli, bisogna desiderare davvero e avvertire come prioritaria la costruzione di un vero rapporto tra uomo e cavallo.. sentire prima di tutto questa necessità, capirne l’importanza, è già essere sulla buona strada.

Tutto questo fa “venir voglia di montare con finezza”: concludiamo questa chiacchierata con il maestro francese nella speranza che siano sempre di più coloro che cercano un’equitazione diversa, che pone al centro il cavallo e il suo ben-essere (“stare bene”) insieme a noi, prediligendo il valore di un insegnamento per la qualità dei mezzi messi in opera più che dall’efficacia dei suoi risultati, così com’è nel caso de l’Ecole de Légèreté di Phillippe Karl. 

Barbara Scapolo © Riproduzione riservata foto e testo. Un ringraziamento particolare a Massimo Basili del GIEL – referente di Padova, che ha reso possibile questa intervista.

gentilmente messo a disposizione da Equitare Casa Editrice #scarica #freedowload estratto dal volume di P. Karl (clicca qui > Punti chiave d addestramento

 

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[B.S[B.S.]> E’ dunque la cultura equestre a mancare, specie nel dressage agonistico? Siamo ancora così lontani dalla meta? Come può oggi chi monta a cavallo, magari con poco tempo a disposizione, avvicinarsi comunque ai principi cardine dell’Ecole de Légèreté?

[P.K[P.K.]discutibilmente, la vera cultura equestre esiste, è ricercata solo da chi prova curiosità, dunque ha intelligenza e sensibilità. Disponibilità di tempo e risorse personali sono elementi che certamente favoriscono la pratica dell’equitazione, ma sono soprattutto la mentalità e la sensibilità di un individuo a fare la differenza. Con questo intendo soprattutto la capacità critica e filosofica di mettersi in discussione in quel che si crede di sapere, che in questo caso ha come unico obiettivo il raggiungimento di un’educazione efficiente a favore del cavallo… serve studiare, chiedere, confrontarsi, applicarsi con dedizione e pazienza. La maggior parte della “gente di cavalli” fa i conti con una serie di infelici abitudini acquisite spesso difficili da riconoscere e sradicare. Non è facile, non è per tutti. Quando insegno, è evidente: vi sono allievi che capiranno e raggiungeranno la meta, altri no. Molti, moltissimi miei allievi hanno dato e danno prova di una passione per l’equitazione pari solo all’amore per il cavallo: l’equitazione superiore è alla portata della maggioranza dei cavalieri se questi sono capaci di un lavoro appassionato, senza sconti e scorciatoie, interessato e volto principalmente a stabilire con il cavallo una proficua collaborazione grazie alla sicurezza e al benessere creato da una relazione fiduciaria con lui. A tutti i livelli, bisogna desiderare davvero e avvertire come prioritaria la costruzione di un vero rapporto tra uomo e cavallo.. sentire prima di tutto questa necessità, capirne l’importanza, è già essere sulla buona strada.

Tutto questo fa “venir voglia di montare con finezza”: concludiamo questa chiacchierata con il maestro francese nella speranza che siano sempre di più coloro che cercano un’equitazione diversa, che pone al centro il cavallo e il suo ben-essere (“stare bene”) insieme a noi, prediligendo il valore di un insegnamento per la qualità dei mezzi messi in opera più che dall’efficacia dei suoi risultati, così com’è nel caso de l’Ecole de Légèreté di Phillippe Karl. 

Barbara Scapolo © Riproduzione riservata foto e testo. Un ringraziamento particolare a Massimo Basili del GIEL – referente di Padova, che ha reso possibile questa intervista.

gentilmente messo a disposizione da Equitare Casa Editrice #scarica #freedowload estratto dal volume di P. Karl (clicca qui > Punti chiave d addestramento

 

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gentilmente messo a disposizione da Equitare Casa Editrice #scarica #freedowload estratto dal volume di P. Karl (clicca qui > Punti chiave d addestramento

 

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GIEL a Fiera Cavalli 2016

Così è stato con Monsieur Philippe Karl (domenica 13 novembre 2016 a Fiera Cavalli Verona, presso lo Stand del GIELGruppo Italiano Ecole de Légèreté), maestro francese che non abbisogna certo di presentazioni: numerosissimi sono gli istruttori/trainers e soprattutto i cavalli da lui addestrati, di qualunque razza e orientati verso le discipline più diverse, noto anche per le sue altissime qualità di pedagogo. Ricordiamo che i principi cardine della sua École de Légèreté (attiva dal 2004) sono enunciati e dettagliatamente descritti per i cavalieri e le amazzoni italiane in Derive del dressage moderno:

l’obiettivo primario di questo manuale è la valorizzazione delle potenzialità del cavallo e il perfezionamento del cavaliere in una ricerca costante dell’efficacia con il minimo uso di mezzi coercitivi: la consapevolezza che talvolta fretta, ignoranza ma anche violenza, brutalità e crudeltà costituiscano in solido la cattiva formazione di una certa parte del mondo equestre anima l’intero volume edito da Equitare Casa Editrice e dunque s’inserisce di diritto tra le buone pratiche volte allo studio e alla tutela degli equidi, con l’obiettivo del benessere e della protezione del cavallo.

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[B.S[B.S.]m>Da dove cominciare, Monsieur Karl, se non dall’inizio, per capire quel che oggi può dirsi l’insperato successo della crescente richiesta di un’equitazione diversa, più rispettosa del cavallo, più vicina alla sua natura e alla sua essenza, cambiamento dell’orientamento della sensibilità di cui lei è certamente stato fautore? Certo, siamo ancora lontani dal farne patrimonio e sentire comune…

[P.K[P.K.]rtiamo dall’inizio, inizierei raccontando la mia storia. Ho iniziato a montare a 20 anni, nel 1968, e da allora mi sono dedicato interamente ed esclusivamente ai cavalli. Fin dalle prime esperienze vissute [lo [lo ricordiamo: 1968-1971: corso di allevamento presso le Centre d’Einsegnement Zootechnique a Rambouillet, in seguito presso il deposito stalloni di Haras National Du Pin; 1971: brevetto statale di istruttore di equitazione nel 1971; fino al 1979, ha diretto il Dipartimento Equestre del suddetto Centre a Rambouillet – NdA] erano delle stonature, delle cose che non mi piacevano nell’addestramento e nel rapporto con i cavalli. Ho iniziato subito a nutrire grandi riserve verso l’insegnamento equestre tradizionale francese, ed in particolare verso il dressage.

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Philippe Karl

Tant’è che, fino agli anni ’80, non ho mai praticato la disciplina, partecipavo regolarmente solo a concorsi di completo e di salto ostacoli. Il dubbio però rimaneva, e rodeva (“Il dubbio è il rimedio che insegna la saggezza – Publilio Siro, I sec. a.C.)… dovevo vederci più chiaro. Ho quindi iniziato a studiare (non ho mai smesso, in realtà), rispondendo prima di tutto all’esigenza di conoscere approfonditamente il cavallo: anatomia, fisiologia, locomozione, equilibrio, psicologia ed etologia… illuminanti e sempre presenti sono state per me le conoscenze del passato dei maestri classici come Senofonte, Pluvinel, La Guérinière, Hünersdorf, Baucher, L’Hotte e Oliveira.

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Com’è noto, sono arrivato alla conclusione che era necessario respingere categoricamente e lottare strenuamente verso qualunque metodo di insegnamento che costringesse o forzasse il cavallo, rifiutando qualunque ricorso alla forza e a mezzi di costrizione – dunque di tutte le redini ausiliarie, capezzine serrate e pratiche di iperflessione. Tuttavia, al di là di questo, ho messo a fuoco con chiarezza un elemento in particolare: fino al momento in cui l’obiettivo di chi monta a cavallo sarà solo ed esclusivamente la competizione, l’agonismo, non c’è speranza: l’equitazione può diventare vera arte solo nei casi in cui lo scopo primario di chi monta sia la conoscenza del cavallo e lo sviluppo della propria sensibilità (il “tatto equestre”) per arrivare alla leggerezza, ossia ad avere un cavallo collaborativo, espressivo e motivato, sempre leggero sugli aiuti.

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[B.S[B.S.]m>Beh, Monsieur Karl, questo risultato come addestratore di cavalli e istruttore di cavalieri impegnati e capaci lei l’ha raggiunto, il suo insegnamento è oggi riconosciuto e richiesto in tutto il mondo…

[P.K[P.K.], ma sono arrivato alla conclusione che l’equitazione non sia per tutti. Non è democratica, per così dire. Solo le persone motivate, consapevoli, dunque intelligenti e curiose, capaci di sviluppare un certo tipo di sensibilità e di motivarsi verso l’arte equestre anche con i cavalli più modesti la dovrebbero stricto sensu praticare. Vede, io ho sentito la necessità di mettere nero su bianco tutto ciò che so (per un approfondimento, clicca qui), con la finalità di dimostrare e denunciare i difetti dell’addestramento coercitivo, dal momento in cui, negli anni Venti del secolo scorso, con la creazione di una “competizione di dressage”, l’arte di addestrare i cavalli [dre[dressage in francese significa infatti "addestramento” – NdA]diventata una specialità sportiva, soggetta alle logiche di un’attività economica, di un business, con tutto quel che ne è conseguito. Ho pure enunciato una serie di punti chiave come proposte di cambiamento delle regole della competizione molto semplici (una tra tutte: l’imposizione di un tempo massimo di lavoro in campo prova nelle gare di dressage). Non ho incontrato alcuna risposta. Certo, vi sono tanti allievi che mi hanno gratificato e che tuttora lo fanno, arrivando prima di tutto a capire che una mano intelligente supera tutte le redini ausiliarie immaginabili e lavorando duramente per raggiungere l’obiettivo della leggerezza, risultato che si può ottenere anche con il cavallo più ordinario.

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[B.S.][B.S.]E’ dunque la cultura equestre a mancare? Siamo ancora così lontani dalla meta? 

[P.K.][P.K.] Indiscutibilmente, la vera cultura equestre esiste ed è ricercata quando c’è curiosità, dunque intelligenza e sensibilità, disponibilità di tempo e risorse personali, capacità critica di mettersi in discussione in quel che si crede di sapere con l’unico obiettivo di un’educazione efficiente a favore del cavallo… ho fatto dvd, scritto libri, ho “fatto business” cercando di divulgare il più possibile quel che so, ma ancora, faccia a faccia con i veri problemi, siamo lontani da una soluzione e da un cambio di prospettiva. Ogni giorno, quando insegno, è evidente: vi sono allievi che capiranno, altri no.

#scarica #freedowload estratto dal volume (clicca Punti chiave d addestramento

gentilmente messo a disposizione da Equitare Casa Editrice

 

 

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