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Le reazioni allo “sfogo” di Eric Lamaze

Le reazioni e risposte allo "sfogo" di Eric Lamaze
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26 luglio 2020 #news

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Con grande sorpresa di tutti il campione olimpionico canadese Eric Lamaze, fino a ieri presente al concorso internazionale in terra belga (Lier CSI3*) e qualificato al Gran Premio di oggi, ha deciso di abbandonare la competizione e tornare a casa.

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La spiegazione l’ha affidata ad una lunga lettera aperta, pubblicata sul suo profilo Facebook, che non ha mancato di sollevare polemiche ed interrogativi:

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“Oggi è un giorno triste. Eravamo tutti pronti a passare il fine settimana a Lier, ma alla fine ho deciso che non potevo continuare a competere e sostenere questo evento”, così esordisce Lamaze. Il quale continua in una critica senza censure sulle modalità della competizione: “io non parteciperò ad un evento che usa una speed class da 4000 euro su 1,45m per 252 cavalieri come qualificante per il Gran Premio del giorno successivo. Questa mattina (n. d. t. ieri) hanno poi deciso di dividere la gara in tre gruppi, per saltare su un percorso diverso. Questo significa che ognuno ha a disposizione un giro lento e pulito ma non essere classificato comunque a nessuna Ranking Class. Questo non è giusto e non ha senso! Sono felice di essermi qualificato al GP, ma ho usato un cavallo giovane perché non volevo usarne uno d’esperienza in una gara di questo tipo. Che sistema terribile e che decisione discutibile da parte degli organizzatori. Capisco che tutti sono pronti e vogliono nuovamente tornare a partecipare a questi eventi. Tuttavia, io non sono pronto a fare cose insensate con i miei cavalli per ottenere 1000 €. È una vergogna”.

Finito lo sfogo sull’organizzazione, Lamaze ha sparato una bordata anche rispetto all’aspetto sanitario del concorso: “su un altro aspetto voglio richiamare l’attenzione della FEI e degli organizzatori, in merito ai requisiti sulle mascherine e i guanti. I groom dovevano indossarli entrambi nelle aree di riscaldamento, mentre i cavalieri con i loro allievi a spasso per il percorso non erano obbligati. I cavalieri avevano la maggior parte di contatti con altre persone e quindi avrebbero dovuto indossare le mascherine. Sono rimasto sorpreso nel vedere solo cinque cavalieri portare le protezioni sanitarie”. L’amara considerazione porta poi ad un affondo diretto: “la responsabilità cade su tutti noi, ma specialmente sulla FEI e sugli organizzatori, affinché tutti possano partecipare agli eventi nella forma che noi ci auguriamo”. Il disappunto del cavaliere canadese non si ferma all’appuntamento in corso a Lier, ma rievoca anche come già due settimane fa a Opglabbeek è stato costretto ad assistere ad una pari disattenzione circa le misure sanitarie. Malgrado la segnalazione all’organizzatore, “sono rimasto deluso nel sentire che il venerdì sera della settimana successiva si era tenuta una festa senza mascherine, tanto da richiedere l’intervento della polizia”. Chiedendosi ancora una volta se fosse necessario derogare alle regole e mettersi a rischio, perdendo di vista il vero scopo dell’evento, fare sport, il cavaliere conclude lapidario “io non posso sopportare questi eventi!”.

Le reazioni non si sono fatte attendere e a replicare alla critica ci ha pensato S. Adnan Al Alawi, CEO di AA Equestrian Services, che ha rispedito al mittente tutte le critiche in un altro post: “i cavalieri non devono indossarle (le mascherine) mentre camminano per il tracciato poiché è veramente facile mantenere la distanza con gli altri” e sul metodo di qualifica “io non posso definirlo ingiusto, perché era stato indicato nel programma…forse lo si può definire troppo difficile”. Nel frattempo si è mossa anche la Federazione belga, che ha stabilito l’obbligatorietà delle mascherine a tutti gli eventi sportivi (+info: clicca qui). La regola si applica a tutti a partire dai 12 anni di età, a meno che non stiano praticando attività sportiva. I dati dei presenti verranno poi raccolti per un monitoraggio di 14 giorni in caso di infezioni.

Dall’altra parte, ossia “a casa nostra” si segnala uno studio congiunto tra il CONI e l’Università di Torino + info: clicca qui che ha esaminato la possibilità di contagio da COVID-19 per ogni sport: tra quest’ultimi, gli sport equestri si piazzano ai livelli più bassi, assieme al tennis, al golf ed al nuoto. In buona sostanza, se da una parte l’equitazione si dimostra “sana” in tempo di pandemia, rimangono comunque aperte le domande sulla sicurezza nella parte organizzative e di contorno agli eventi equestri. Conciliare lo sport e lo spettacolo rimane il punto più critico, che continuerà a suscitare polemiche.

© A. Sforacchi; riproduzione riservata; foto Eric Lamaze archivio © A. Benna / EqIn

Today is a sad day. We all were looking forward to spending the week at Lier but in the end, I decided I cannot continue…

Pubblicato da Eric Lamaze su Venerdì 24 luglio 2020

I read some news on social media about CSI3* Lier yesterday and As a participant at the show, I see this news as…

Pubblicato da S.Adnan Al Alawi su Sabato 25 luglio 2020

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