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Lo sapete che ogni volta che salite in sella state addestrando il vostro cavallo?

Lo sapevate che ogni volta che salite in sella state addestrando il vostro cavallo? 1
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08 gennaio 2020 #eqtech

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Ogni volta che saliamo in sella, addestriamo il nostro cavallo. Va da sé, in base alle competenze specifiche di ognuno: quel che tuttavia non bisogna mai dimenticare è che in ogni caso e ad ogni livello, con le dirette indicazioni del cavaliere, il cavallo viene forgiato. Ovviamente, questo può accadere “nel bene” e “nel male”: sono molti i cavalli poco o male lavorati che manifestano e mantengono poi (anche per sempre) andature affrettate, fuori equilibrio e con troppa poca fiducia verso gli aiuti del loro cavaliere. Ecco perché un ripasso veloce dei principi primari e di alcuni concetti del lavoro in sella / addestramento può essere molto utile. Per farlo, ci avvarremo dei capisaldi contenuti nel “Manuale di equitazione” che viene fornito ai fini della formazione degli istruttori federali.

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Scopo dell’allenamento è riuscire a rendere la muscolatura del cavallo in grado di agire presto e bene, dosando lo sforzo e consumando il meno possibile. L’allenamento specifico dovrebbe migliorare sia il gesto atletico, sia la capacità dei suoi apparati locomotori di affrontare lo sforzo che il gesto comporta. Ma nell’addestrare un cavallo dobbiamo in primo luogo rispettare l’animale stesso, facendoci guidare nel lavoro dalla pazienza e dalla progressione: non dimentichiamo che le pause dal lavoro sono importati tanto quanto l’esercizio.

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In generale, il lavoro in sella con un cavallo è orientativamente suddivisibile in tre fasi: una prima di riscaldamento, in cui si fanno poche richieste e si ha di mira per l’animale, da noi guidato, quel che cerca qualsiasi atleta: serve per preparare l’organismo ad affrontare un’attività fisica più intensa, e vale per qualsiasi prestazione sportiva; una seconda di lavoro vero e proprio, in cui si cerca di procedere, in base ai risultati prefissati con il proprio istruttore – alternando l’esercizio alle pause, accontentandosi se serve e c’è una progressione: la pausa è sempre il miglior premio da dare a un cavallo in lavoro; e una terza, cosiddetta di defaticamento.

Si possono distinguere due tipi di ginnastica: una sistematica, ovvero di esercizio quotidiano (mantenimento); ed una funzionale, che guarda soprattutto allo sviluppo della qualità delle andature del cavallo e, di conseguenza, della sua muscolatura. Per queste ragioni si dovrà esercitare la muscolatura del cavallo in modo completo, ma sempre tenendo in considerazione l’elasticità e la capacità di decontrazione in particolare delle fasce superiori, come quella lungo dorsale. Si consideri che vi è un delicato equilibrio da mantenere: un eccessivo potenziamento delle fasce muscolari potrebbe indurre rigidità, così come uno scarso allenamento logorerebbe la struttura tendinea e muscolare, specie nel caso in cui questa fosse impegnata in esercizi quali il salto o le andature riunite, ed in ogni caso diminuirebbe la capacità di portare il peso del cavaliere.

I principi di base e concetti fondamentali:

Componenti la cosiddetta scala del training, guidano in linea generale nella ginnastica sistematica, con l’obiettivo di migliorare le doti fisiche e psichiche sia del cavallo, sia del cavaliere. Lo scopo è arrivare ad avere un cavallo negli aiuti, requisito essenziale per il binomio. Come tutte le guide e le schematizzazioni, questi principi non devono essere assunti in maniera assoluta: sarà il tecnico/l’istruttore a stabilire il giusto training da perseguire per il binomio-allievo specifico, in base a capacità ed eventuali problemi. Di più: ottenere il giusto ritmo da un cavallo, così come san bene i musicisti, non è cosa da poco: richiede molta pratica, molto tempo e molta conoscenza dello “strumento”, per cui anche il primo gradino, lo step iniziale della cosiddetta scala del training, ha ovviamente un valore puramente indicativo. Ma vediamo e chiariamo i diversi punti:

  • Ritmo
  • Decontrazione
  • Contatto
  • Impulso
  • Cavallo diritto
  • Riunione

Il ritmo è l’intervallo delle battute sul terreno, ovvero la regolare successione delle alzate e delle posate degli arti di un cavallo ad una determinata andatura nel rispetto dello schema motorio della stessa, è quindi necessario conoscerne la meccanica. Nel trotto e nel galoppo detto intervallo comprende anche il tempo di sospensione che più sarà prolungato più il ritmo sarà lento. Il ritmo deve essere mantenuto costante durante l’intera sessione di lavoro, sia in linea retta che in curva (angoli, circoli o volte) e nelle transizioni all’interno della stessa andatura, dove cambierà la sola ampiezza della falcata. L’andatura più facile in cui avere percezione del ritmo è il trotto, poichè è simmetrica (bipedi diagonali) ed ha un tempo di sospensione che corrisponde al sollevarsi dalla sella del cavaliere: il fatto che anch’esso è coinvolto attivamente nel movimento lo aiuta a rendersi conto del tempo che intercorre tra una battuta e l’altra.

La decontrazione va di pari passo con la capacità psicologica del cavallo di affidarsi al cavaliere accettando le sue indicazioni senza contrasti; è una condizione psico-fisica positiva del cavallo, che si manifesta nella scioltezza e la tonicità muscolare. Il cavaliere deve essere in grado di trasmettere al cavallo la voglia di portarsi in avanti non per soddisfare i suoi bisogni primari (ricerca di cibo, acqua o di fuga in caso di pericolo), ma per effettuare un esercizio atletico. Se decontratto, il cavallo ha un’espressione degli occhi serena, una bocca con labbra fresche, la schiena sciolta, la muscolatura superiore del collo in rilievo e la coda leggermente arcuata, la sua respirazione avrà un ritmo costante. Questo porterà ad una comodità sia per il cavallo – che sarà in grado di allungare l’incollatura senza affrettare, mantenendo l’equilibrio – sia per il cavaliere, che sarà accolto in maniera sempre più confortevole in sella.

Il contatto è l’unione elastica e costante che si crea tramite le redini tra la bocca del cavallo la mano del cavaliere; deriva dagli aiuti propulsivi di quest’ultimo che stimolano il treno posteriore e portano il cavallo ad appoggiarsi al ferro. Va da sé, è noto: un buon contatto è figlio di un buon assetto (qualità che prevede il costante equilibrio del cavaliere perfettamente “inserito” e fuso nel movimento del cavallo, a tutte le andature; ovvero un rapporto ottimale tra baricentro del cavallo e quello del cavaliere).

L’impulso è la trasmissione dell’energia propulsiva generata dal treno posteriore nel movimento atletico di un cavallo; è la piena disponibilità del cavallo al lavoro, che si manifesta con l’impegno del posteriore e l’elasticità della schiena: la capacità di spingere peso e portare peso senza prendere equilibrio.

«Una caratteristica visibile dell’impulso è una flessione più pronunciata delle articolazioni del treno posteriore, un’azione costante piuttosto che a scatti. Il garretto, nel momento in cui lo zoccolo lascia il terreno, dovrebbe muoversi prima in avanti piuttosto che verso l’alto […] Una delle principali componenti dell’impulso è il tempo che il cavallo trascorre sospeso in aria (tempo di sospensione) piuttosto che sul terreno. L’impulso è conseguentemente presente solo nelle andature che hanno un tipo di sospensione. […] se non c’è impulso, non è possibile riunire» Cit. Regolamento nazionale di dressage, edizione 2017 agg. al 4 marzo 2019.

Altro step, è quello di arrivare ad ottenere un Cavallo dritto, ovvero un soggetto in cui, tramite l’esercizio, le spalle stiano sulla stessa linea delle anche, per sfruttare senza dispersioni l’energia prodotta dall’ingaggio dei posteriori. Questo vale sia nelle diritture che nelle volte, ponendo attenzione che il cavallo stia nel piazzamento: anteriori e posteriori devono avanzare nella linea del segmento di volta che si sta percorrendo, deve esistere una flessione dalla nuca alla coda che coincide con quest’ultimo. Lavorare il cavallo mantenendolo dritto permette di sviluppare la sua muscolatura, naturalmente asimmetrica, in maniera omogenea.

La riunione è la capacità del cavallo di portare peso sui posteriori e spingerlo in avanti e verso l’alto. Questa porta benefici nel riequilibrio del peso del cavallo: per sua conformazione infatti il cavallo poggia già il 60% del suo peso sul treno anteriore al quale dobbiamo aggiungere il peso del cavaliere in sella. Con l’ingaggio del posteriore sotto la massa le anche si abbassano e conseguentemente gli arti si avvicinano al baricentro; il cavallo ha la possibilità di alleggerire il treno anteriore, il garrese si solleva, l’incollatura si rileva, la nuca si trova nel punto più alto e il naso leggermente oltre la verticale ciò permette di liberare le spalle da parte del peso, lasciandole cosi libere di muoversi con movimenti più ampi.

© S. Scatolini Modigliani; riproduzione riservata – foto copertina © EqIn

 

 

 

 

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