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Luca Moneta a proposito del focolaio di Valencia: “Ora occorre responsabilità”

Luca Moneta a proposito del focolaio di Valencia: "Ora occorre responsabilità"
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03 marzo 2021

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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Anche il nostro Luca Maria Moneta è in Spagna, al Sunshine Tour di Vejer de la Frontera, da fine gennaio. Insieme a quella di Riccardo Pisani e Giampiero Garofalo, abbiamo chiesto anche la sua opinione in merito alla situazione che stiamo attraversando faccia a faccia con la brutale esplosione del focolaio virale a Valencia, in merito al quale è davvero tanta la preoccupazione di tutti per i cavalli. Peraltro, parecchi anni fa Luca fu colpito direttamente nella sua scuderia dal terribile virus della rinopolmonite e dunque la sua testimonianza è assai importante.

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Luca sa bene che serpeggia tanta preoccupazione, anche tra chi come noi, diversamente da lui, è lontano dalla Spagna. E su questo comunque porta subito una precisazione geografica necessaria, ovvero il fatto che Valencia, sede principale del focolaio, dista ben 12 ore di “camion cavalli” dal Sunshine Tour (Vejer de la Frontera è praticamente a metà strada fra il confine francese e Valencia). Come già indicato da Pisani, Moneta conferma che a Vejer i controlli sono “rigorosi“, e questo “mi fa sentire al sicuro e mi permette di lavorare” con quella necessaria serenità di cui abbisogna un atleta come lui che, innanzi tutto, ha a cuore il benessere del cavallo, a 360°.

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Tuttavia, la rinopolmonite fa paura: Luca torna indietro con la memoria al lontano 1996, anno nel quale questa “terribile malattia” attaccò neurologicamente due dei suoi amati cavalli in maniera grave; uno dei due non sopravvisse (“era un cavallo di sangue, non ne voleva sapere di stare sdraiato”). L’altra, una cavalla più docile e mansueta, ha vissuto ore veramente critiche ed ha impiegato settimane per uscirne, ma alla fine per fortuna ce l’ha fatta.

Il punto è che Luca è ben conscio che la copertura totale e la garanzia assoluta di protezione non esiste, di fronte all’EHV-1: ormai tutti lo dovrebbero aver capito, il vaccino non protegge dalla forma più aggressiva della malattia, quella neurologica, ma è fondamentale per evitare che il virus si propaghi: la risposta alla malattia è infatti soggettiva, varia da cavallo a cavallo (se vaccinati). “Sono ancora sconvolto al ricordo di quando mi capitò. E’ comunque indispensabile seguire scrupolosamente la profilassi ma in questo momento la soluzione non può che arrivare anche da un corretto, stringente isolamento. Occorre responsabilità“, questo è il diktat del padre dell‘horsemanship applicato all’agonismo. “Occorre chiudere ora (e la FEI e la FISE lo stanno facendo) e lasciarsi fermare. Occorre osservare le indicazioni senza abbandonarsi a trasgressioni“. E non si può che essere d’accordo con Luca, che di certo esprime un sentire comune tra molti altri suoi colleghi che montano a cavallo da professionisti: perché è meglio star fermi un mese ora che bloccati per sei o più, alle prese con un problema che potrebbe assumere dimensioni gigantesche e portare a conseguenze disastrose.

A suo parere la FEI e la nostra Federazione si stanno comportando molto bene e confida che fra una ventina di giorni (21 più esattamente) se tutti staranno (staremo) alle regole potremmo forse tirare un respiro di sollievo o comunque, se si presenteranno, si potranno individuare con precisione eventuali nuovi focolai che, se opportunamente isolati, potranno essere debellati.

Come Garofalo, anche Moneta accenna però ad un ulteriore (evitabilissimo) problema connesso al focolaio di Valencia, rispetto al quale, se tutti insieme non vi poniamo un freno, rischiamo solo ulteriori danni: a suo parere siamo infatti all’incipit di una sorta di psicosi collettiva causata dalla messa in circolazione di “voci incontrollate”. Dunque “occorre responsabilità“, anche in questo caso.

Anche lui racconta infatti in merito ad atteggiamenti sbagliati e veramente lesivi di fronte allo scoppio di questo focolaio da parte di alcuni, nella fattispecie di voci campate in aria molto, molto preoccupanti che purtroppo stanno circolando in questi giorni, voci che talvolta finiscono però per giungere anche all’orecchio dei diretti interessati: nello specifico Luca ci riferisce di un noto rider residente in Svizzera al quale è stato detto che nella scuderia italiana di Moneta stesso fosse rientrato da Valencia un cavallo risultato positivo alla rinopolmonite; “Nulla di più falso“, poiché Luca non si è mai mosso da Vejer de la Frontera e nemmeno i suoi cavalli, che grazie al cielo godono di buona salute.

Ci siamo salutati con la considerazione (amara) che incredibilmente pare un copione già visto, col secondo marzo di fila in cui ci si trova a vivere una situazione veramente pesante: “l’anno scorso eravamo noi a costituire il problema, adesso sono i nostri amati cavalli“: sebbene in maniera negativa non è forse questa un’ennesima circostanza in cui vediamo unito a lottare, nel bene e nel male, in maniera indissolubile, un “binomio”?

© A.B.; riproduzione riservata; foto archivio/courtesy Luca Moneta

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