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Perché i cavalli spesso snobbano i ripari costruiti per loro?

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20 novembre 2017 #focus

Quando pensiamo, su due piedi, a cos’è essenziale per qualsiasi essere vivente, sono tre gli elementi che per primi ci vengono in mente: acqua, cibo e un tetto (un riparo).
Acqua e cibo sono indubbiamente alla base della sopravvivenza, ma il riparo?
Dal dizionario, il termine “riparo” significa il mezzo, il modo di ripararsi da una cosa dannosa, pericolosa o sgradita. Questa banale puntualizzazione ci aiuta a spiegare come mai nonostante costruiamo casette e tettoie a 5 stelle per i nostri compagni equini, molto spesso loro sembrano non apprezzare i nostri sforzi.
Gli esperti raccomandano di non far mancare nei paddock ripari dalle intemperie (pioggia, neve, vento) e dal solleone, ma l’esperienza vissuta ci potrebbe far pensare che i nostri accorgimenti siano talvolta vani; quanti di voi hanno visto cavalli non ripararsi dalla pioggia battente nonostante fosse a loro disposizione un rifugio “di lusso”?
A differenza di noi esseri umani che abbiamo sempre bisogno di ricorrere ad espedienti esterni, già presenti in natura o da noi costruiti (artificiali) per sopperire alle esigente per le quali il nostro corpo “nudo” da solo non ci aiuta, i cavalli, come tutti gli altri animali, sono per natura dotati di peculiari caratteristiche che gli permettono di sopravvivere e che, nel corso dell’evoluzione della specie, si sono affinate a seconda del territorio e dell’ambiente circostante.


Prima di tutto, il cavallo ha il suo manto per difendersi alla perfezione sia dal freddo, sia dalla pioggia, che si infoltisce e diventa più lungo nei mesi rigidi, così da trattenere il calore corporeo e da evitare che l’acqua arrivi alla pelle in caso di pioggia – ne abbiamo parlato anche in relazione alla tosatura: + info: clicca qui. Infatti l’acqua, anche se bagna visibilmente la superficie del cavallo, non riesce a penetrare in profondità, grazie al crearsi di una sorta di strato impermeabile, una camera d’aria tra pelle e pelo. Addirittura possiamo notare come, anche durante un forte temporale, la pancia del cavallo (parte più sensibile, essendo dedicata alla digestione) rimanga perlopiù asciutta: il percorso che l’acqua seguirà è “indicato” dalla lunghezza del pelo (in alcune parti del corpo cresce di più ed in altre di meno).
Si consideri inoltre che gli animali sono da sempre stati fonte d’ispirazione per l’uomo nelle tattiche di caccia e di difesa dagli altri animali, ma anche per sfuggire alle intemperie; pensiamo ad esempio alle frange degli indumenti degli indiani d’America che imitano palesemente la criniera dei cavalli, proprio come rimedio contro la pioggia.
D’estate il pelo cambia: cresce raso, e anche in questa stagione di nuovo scaturiscono comportamenti dei cavalli che ci fanno mettere le mani nei capelli soprattutto se sono in lavoro e ci tocca strigliarli: sono infatti frequenti i “rotolamenti” di tutti i generi, magari anche, preferibilmente, nelle pozze di fango. Questo perché il fango quando poi si secca al sole forma una sorta di corazza che li protegge sia dai raggi UV, sia dagli insetti. Consideriamo inoltre che, come noi, anche se con tempi e modi diversi, i cavalli probabilmente sentiranno l’esigenza di lavarsi, per togliersi via la polvere ed eventuali ospiti indesiderati nel mantello.
Il riparo da noi costruito è allora inutile? No, ci dev’essere comunque: secondo i comportamentisti e gli etologi, gli equini cercano sotto le tettoie e le casette prevalentemente riparo dal sole, piuttosto che dalla pioggia e dal freddo, anche in questo caso non secondo la nostra logica. Specie durante la stagione estiva, i cavalli possono cercare l’ombra in ogni momento della giornata ma, stranamente, mostrano di apprezzarla maggiormente al mattino, prima della temperatura ambientale massima, per poi stare al sole nelle ore più calde. Appare tuttavia certo dalle ricerche svolte che sono più propensi alla ricerca dell’ombra i cavalli molto giovani o molto vecchi e quelli in debilitate condizioni fisiche, magari dovute ad una scarsa alimentazione o ad una convalescenza.

Negli articoli di riferimento per questo nostro approfondimento (citati a piè pagina), K. Holcomb, studioso del benessere degli animali dell’Università della California, scrive che i cavalli cercano sì l’ombra, ma hanno tuttavia comportamenti e fisiologie diversi da quelli umani: considerano infatti l’ombra come un comfort piuttosto che una necessità. Secondo i suoi studi vi sono parametri riguardanti il loro benessere più importanti del fornire loro un riparo; ad esempio, emerge dal loro comportamento come la socializzazione tra i soggetti sia considerata più importante rispetto al sollievo dato dall’ombra (anche per questa ragione, i cavalli sembrano prediligere tettoie senza o con al massimo un solo lato chiuso; inoltre, capita spesso di vedere cavalli vicini sotto il sole lungo le recinzioni tra un paddock e l’altro piuttosto che da soli, ognuno sotto la sua tettoia). All’interno del branco, l’ombra è in ogni caso considerata un privilegio: si è infatti notato come le figure dominanti impediscano l’accesso ad essa ai membri del gruppo che stanno più in basso nell’ordine gerarchico; l’ombra è inoltre ricercata per difendersi dagli insetti.

La nostra logica non sempre ci aiuta nella giusta interpretazione dei messaggi e delle necessità che i nostri cavalli hanno; tuttavia, per non sbagliare, seguiamo il detto melius abundare quam deficere… dunque un riparo al paddock mettiamolo lo stesso, poi decideranno loro se usarlo o meno!

© S. Scatolini Modigliani – riproduzione riservata; foto: ©A.Benna / EqIn ; fonti articolo: Holcomb, K.E., 2017: “Is shade for horses a comfort resource or a minimum requirement?” Journal of Animal Science, 95(9), pp. 4206-4212; Kentucky Equine Research Staff: “Shelters for Horses: Why They Might Not Use Them”, October 31, 2017, equinews.com

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