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A proposito del “Caso Verona” e di tanti piccoli Buddha


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13 novembre 2018 #EqTech → Equestrian Techniques

Note a margine, riflessioni e questioni intorno a formazione e istruzione nel e per il mondo equestre > Lifelong Learning (a cura di Gianluca Lupinetti)


Il bello di questa rubrica è il fatto che si possono affrontare, possiamo spaziare su mille argomenti, riguardanti tecnica, esercizi, posizione, assetto ecc… tuttavia, di cosa abbiamo bisogno prima di tutto questo?
L’equitazione sta cambiando così come cambia la nostra società, ma verso quale direzione?

Il recente e spiacevole fatto accaduto a Verona durante la 120^ edizione Fieracavalli (quando, mentre si svolgeva la gara Gold del Master Show, un concorrente junior ha reagito in modo totalmente inappropriato verso il pubblico dopo essere stato fischiato per aver frustato il suo cavallo), lascia sbigottiti e con molto, ma molto amaro in bocca. L’episodio è velocemente rimbalzato in molti media, nei gruppi e tra i commenti di molte persone tramite i social network. Il diretto responsabile ha fatto poi pervenire anche delle scuse e spiegazioni a mezzo stampa riguardo al triste episodio: tuttavia, sebbene ovviamente apprezzate da tutti, hanno cambiato di poco la percezione verso qualcosa di enormemente sbagliato che, in quanto tale, necessariamente va punito. E non importa se riguarda un giovanissimo: tutti possono sbagliare, ma entro certi limiti. In data 10 novembre il Giudice Sportivo Nazionale Avv. Luca Brancato ha infatti sanzionato con sette mesi di sospensione dall’attività agonistica Marco della Valle, il giovane cavaliere in questione, riscontrando due precise condotte antiregolamentari durante la gara (si precisa che è pervenuto, il video della gara in oggetto che riscontra pienamente la relazione del Presidente di Giuria):

A) La prima riguarda il comportamento assunto dal cavaliere nei confronti del cavallo. Infatti, a seguito di un rifiuto dell’animale su di un salto, lo stesso Della Valle frustava ripetutamente in maniera violenta il proprio cavallo colpendolo anche sul muso/testa.

B) La seconda riguarda il gesto plateale del concorrente nei confronti del pubblico (“alzava il dito medio”), che stava contestando con fischi l’atteggiamento violento del giovane cavaliere.

Nel procedimento disciplinare è specificato che “tale comportamento è in contrasto con i doveri di correttezza, lealtà e probità comunque riferibili all’attività sportiva e/o federale, cui sono tenuti, nei confronti di chiunque, tutti i Tesserati così come previsto dall’art. 1 Regolamento di Giustizia FISE”. 12-11-2018 Decisione GSN. 30_2018 (1)  [continua a leggere ↓]

L’equitazione nasce come sport da una branca della disciplina militare, uno sport fatto di regole ferree. I primi atleti militari insegnavano l’arte di andare a cavallo ai loro subalterni attraverso gradi gerarchici ben chiari. I grandi maestri erano militari che trasmettevano la loro conoscenza ai primi atleti civili e questo, di conseguenza, ha lasciato un marchio indelebile in essi: i primi professionisti erano gli istruttori, che non venivano mai meno al loro dovere – lavorativo ed etico: erano i primi a dare il buon esempio con una condotta a dir poco esemplare. Con loro sono cresciuti alcuni fuoriclasse con una forma di rigore e rispetto verso le persone e soprattutto verso i cavalli; alcuni tra loro sono diventati veri  protagonisti della grande equitazione italiana.

Non c’è da stupirsi se un cavaliere del calibro di Gianni Govoni sia stato tra i primi ad indignarsi profondamente a fronte del triste episodio accaduto a Verona. Perché per un professionista, per un vero cavaliere, tutto ciò è inaccettabile. Perché è insito in lui un codice etico-morale che non prevede proprio questo tipo di atteggiamenti, per lui sono inimmaginabili. Perché il professionista, prima di esserlo a cavallo lo è a terra, nei comportamenti, nell’educazione e rispetto degli altri e dei cavalli, nel suo stesso modus vivendi, nel suo ethos: come sostenuto dallo psichiatria Paolo Crepet, (che, com’è noto, da sempre si scaglia con forza contro l’attuale generazione di genitori e formatori), gran parte dei nostri problemi con i giovani, certi loro atti inconsulti o violenti, derivano proprio dall’essere una classe di educatori che hanno rifiutato il proprio ruolo, preferendo quello di “amiconi” – quelli che con loro “fanno combriccola”, perché è troppo difficile fare invece gli adulti responsabili, come sarebbe previsto dal ruolo: “sono le responsabilità e la capacità di prendere in mano la propria vita che definiscono l’essere adulto e lo differenziano da un bambino”. “Noi non abbiamo più figli ma piccoli Buddha a cui siamo devoti, che possono fare tutto”, prosegue Crepet, ma potremmo anche dire “non abbiamo più allievi”. Spesso occorre interrogarsi con profondità, su tutto questo: sul nostro comportamento come istruttori, come genitori, come adulti di questa società (quali valori trasmettiamo, col nostro comportamento?) per non ritrovarsi ad indignarsi nuovamente di fronte ad episodi che nessuno, meno che mai un giovane, deve più commettere: ha sbagliato, senza “se” e senza “ma”, ed ora è stato punito. Speriamo che anche la pena esemplare inflitta dal Giudice Sportivo e la riprovazione di molte, moltissime persone serva a far capire, a tutti, che esistono delle regole e soprattutto una responsabilità dei propri comportamenti: quest’ultima è da veicolare e far comprendere ai più giovani da parte degli adulti e da rispettare per i più giovani.

© Gianluca Lupinetti – Riproduzione riservata; foto copertina in Paolo Crepet (Torino, 17 settembre 1951) è uno psichiatra, scrittore e sociologo italiano, ospite frequente di varie trasmissioni televisive © Leonardo Cendamo

Gianluca Lupinetti (1980), nato a Vizzolo Predabissi (MI), è figlio d’arte di Uberto, tra i migliori riders italiani (di cui ci limitiamo a ricordare la performance olimpica del 1984 a Los Angeles). Gianluca in poco tempo si distingue in numerose competizioni nazionali e internazionali di Salto Ostacoli: ricordiamo qui il debutto nella Coppa delle Nazioni (1999 – Zagabria, dove vinse la gara di potenza – 2,12 mt). La sua formazione atletico-agonistica è frutto di una collaborazione costante con cavalieri di grande levatura e di numerose esperienze internazionali. Oltre al padre, tra i vari trainers del suo passato e del suo presente, troviamo Filippo Moyersoen (Olimpiadi Los Angeles ’84), Giorgio Nuti (Olimpiadi Los Angeles ’84 e Barcellona ’92), Emilio Puricelli, Patrick Le Roland (tra i migliori istruttori dell’Académie de Saumur – France), Nelson Pessoa e Albert Voorn. Dal 1998, Gianluca si occupa dell’addestramento di base e avanzato di giovani cavalli nella sua Asim Club La Viscontea e segue con passione i binomi allievi della scuderia, continuando a riscuotere conferme sulla sue grandi potenzialità come atleta e come trainer, con numerose vittorie e piazzamenti nelle competizioni più importanti (Wierden, Mauren, Lugano, Piazza di Siena, Cervia, Milano-Assago, Cagnes-sur-Mer, Vidauban, ecc.). contatti: clicca qui

 

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