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Deficit di istruzione del cavaliere e sue conseguenze (G. Heuschmann)

Deficit di istruzione del cavaliere e sue conseguenze (G. Heuschmann) 1
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07 ottobre 2019 #EqTech → Equestrian Techniques

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“La situazione nel campo dell’istruzione equestre è molto cambiata dagli anni ’70. Per quanto riguarda la formazione e le competenze degli istruttori ci sono oggi grandi differenze di livello. Gli istruttori con alto livello di competenza generalmente non sono disposti a fare lezione ai principianti o comunque a insegnare un solido lavoro di base, perché le possibilità di guadagno sono molto più elevate nella fascia alta dell’equitazione professionale o dell’equitazione dilettantistica più “ambiziosa”. Del resto, è la domanda che regola l’offerta.

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Infatti non tutti gli appassionati sono orientati all’agonismo, molti cercano semplicemente un modo di impiegare il tempo libero e non intendono impegnarsi più di tanto. Per loro è troppo faticoso confrontarsi con la teoria e con l’universo di conoscenze che riguardano i cavalli: la loro parola d’ordine è montare e divertirsi.

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Un corso estivo o qualche ora di lezione in maneggio sembrano sufficienti per galoppare in campagna su un onesto cavallo da passeggiata. Molti di loro sembrano ignorare che anche i cavalli più affidabili possono impaurirsi e reagire in modo imprevedibile, né immaginano quanta esperienza serva per gestire un cavallo in una situazione critica. Specie i cavalieri meno esperti tendono a sopravalutare le proprie capacità e sottovalutare i potenziali pericoli.

A un numero sempre maggiore di cavalieri manca una formazione di base solida e varia, questo è uno dei problemi più gravi. Oggi chi ha più voglia o sente il bisogno di progredire tecnicamente dalla categoria E [dressage] […]? Perché imparare a saltare o a montare in campagna quando ci si dedica a eseguire figure di dressage in un maneggio? A che serve il lavoro di base in piano se poi per il salto ostacoli servono lezioni specifiche? Perché si dovrebbe conquistare un assetto morbido, bilanciato, indipendente dalla mano? Perché dovremmo imparare a montare un cavallo con sensibilità, con l’impulso che parte dai posteriori per fluire nella mano? Apparentemente, spendendo quanto serve si può fare tutto più velocemente e con minor fatica. Basta comprarsi un soggetto già bell’e pronto, ingaggiando un bravo istruttore che garantisca che il cavallo “funzioni” sul percorso ostacoli o nel rettangolo. Se poi i risultati non arrivano come sperato, si possono trovare mille spiegazioni, dal cavallo sbagliato, alla sella sbagliata, alla scuola sbagliata, all’istruttore sbagliato.

La maggior parte dei cavalieri amano i cavalli – specialmente i propri – ma hanno opinioni quanto mai diverse, soprattutto sulle questioni tecniche relative all’addestramento. La quantità di “scuole” e di tecniche di monta rischiano di farci perdere l’orientamento. D’altra parte possiamo progredire seguendo un percorso chiaro nell’addestramento e nell’allenamento del cavallo. Non esiste però una ricetta brevettata: ogni cavallo e ogni cavaliere sono diversi per cui a ciascuno di noi non rimane che trovare insieme al cavallo la strada giusta.

La maggior parte degli errori viene commessa per mancanza di conoscenza, esperienza e/o qualificazione. In linea di principio nessun cavaliere è esente dal rischio di valutare male se stesso e il proprio cavallo. Non sono solo i grandi cavalieri che per eccesso di orgoglio e di fiducia in se stessi chiedono troppo al binomio. Alla lunga questi atteggiamenti possono portare a gravi conseguenze.

Molti errori possono essere evitati se si comprendono bene i principi che stanno alla base del montare a cavallo e dell’addestramento. Il che presuppone che ci confrontiamo con i temi dell’insegnamento dell’equitazione. Purtroppo la disponibilità a farlo è generalmente scarsa, almeno quanto il senso critico dei cavalieri. […] Cercheremo quindi il problema nel nostro cavallo e faremo venire lo specialista per curare l’incollatura rigida, la vertebra dislocata o il probabile danno al sospensore del nodello…

Ovviamente esistono normali cause morfologiche per zoppie e problemi derivanti dall’addestramento, che necessitano di terapia. I cavalli soffrono regolarmente di problemi che sono di competenza del veterinario. Spesso però i risultati di un cattivo addestramento causati dal cavaliere vengono scaricati su una legione sempre in attesa di veterinari “risolutori di problemi” specifici. Quando è necessario, il veterinario emetterà una diagnosi che identifica il problema e di regola la terapia porta giovamento. Ma se il motivo di un’irregolarità nelle andature o di una difesa sta nel modo di montare e/o nel metodo di addestramento, è lì che dobbiamo cercare la chiave per risolvere il caso. Tantissimi cavalli devono sperimentare i numerosi stadi di una possibile terapia prima che i proprietari comprendano che il corretto addestramento è un metodo efficace per conservare un cavallo sano”.

[estratto da "Balanceakt – In dubio pro equo", testo di Gerd Heuschmann, originariamente pubblicato nel 2011, disponibile in italiano grazie a Equitare Casa Editrice, con il titolo "Alla ricerca dell’equilibrio. Principi classici per la performance del cavallo” (formato 210×260, pp. 256 a colori, €32,30 on line), con la traduzione di Luigi Pacetti e la revisione tecnica di Giuliana Belli, pp. 17-19].

© Press Office Equitare Casa Editrice; riproduzione riservata; foto © A.Benna / EqIn

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