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Stare in sicurezza vicino al cavallo: alcune regole di base

Stare in sicurezza vicino al cavallo: alcune regole di base
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30 agosto 2019 #focus

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Saper interpretare e guidare nella giusta direzione il comportamento dei cavalli, sebbene ognuno sia dotato del proprio specifico temperamento (la propria personalità), rientra tra i fattori chiave del loro proficuo impiego, per qualsiasi scopo e mansione. Ad essere centrale è sempre la qualità della relazione uomo-cavallo, la quale, soprattutto nei confronti di soggetti “nuovi”, all’arrivo in scuderia, o durante il primo approccio con questi animali da parte di persone inesperte, si costruisce partendo da semplici atteggiamenti, veri e propri messaggi corporei che, se inviati correttamente, qualunque equide saprà interpretare nel modo giusto.

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Sebbene il cavallo non sia per natura un animale aggressivo e pericoloso per l’uomo, parlare di sicurezza è necessario, soprattutto in considerazione della sua grande mole: non mancano purtroppo i casi di incidenti, anche mortali (come il caso avvenuto a Boara Pisani – PD – all’inizio dello scorso luglio, quando un uomo è stato travolto e ucciso da un cavallo mentre lo stava semplicemente conducendo a mano lungo un determinato percorso per consentire al meglio lo svolgimento di alcune riprese video da parte di una collega). Entro certi limiti, alcune conoscenze e precauzioni di base possono certamente evitare l’insorgere di eventi così drammatici.

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Va inoltre premesso che la buona qualità della relazione uomo-cavallo è preoccupazione sempre più crescente anche tra gli addetti al settore (cavalieri, allevatori, proprietari…): (quasi) a tutti è ormai chiaro che un cavallo sereno è indubbiamente più collaborativo e dunque maggiormente propenso a realizzare al meglio anche le performance sportive che gli richiediamo. Tuttavia, le sfumature della relazione con l’uomo sono numerose, e questa varietà non fa che rendere il rapporto per certi versi molto complesso. A modulare le reazioni di un cavallo che viene approcciato da un uomo vi è anzitutto il già citato temperamento di un determinato soggetto, influenzato solo in parte dal suo patrimonio genetico e, in più larga misura, dalle esperienze precedentemente vissute a contatto con gli uomini stessi. Al contempo, l’atteggiamento del cavallo può subire cambiamenti in base al dolore, alla paura, all’isolamento dai propri simili o per qualsiasi altro fattore di disagio e/o disturbo proveniente dell’ambiente in cui abitualmente vive. Quando un cavallo è difficile da gestire, è necessario cercare di capire l’origine e la/le causa/e di questo suo comportamento: ci sarà sempre una risposta.

In linea generale, dato per assodato che il cavallo è e resta – anche quello domestico – un erbivoro predato e che, in quanto tale, è principalmente organizzato per la fuga di fronte ad eventi anche solo potenzialmente pericolosi, si deve considerare che:

  • La paura del cavallo di fronte ad una situazione o ad una cattiva comunicazione con l’uomo è la causa principale della maggior parte degli incidenti. Una reazione di enorme spavento di fronte ad un evento o ad un oggetto per noi innocuo non fa del cavallo “uno stupido”: semplicemente le sue priorità, per ciò che riguarda l’autoconservazione, sono diverse dalle nostre, e pertanto è nostro fondamentale compito tranquillizzarlo e fargli accettare al meglio la situazione: riuscendovi, di certo rinsalderemo il rapporto con lui. Bisogna infatti ricordare sempre che il primo cavallo ad accorgersi del pericolo e pronto a fuggire – costi quel che costi – è in realtà in cima alla scala evolutiva della sua specie. Un cavallo completamente snaturato rispetto a questa specifica inclinazione alla fuga dovrebbe in realtà preoccuparci!
  • Una reazione inappropriata dell’uomo a tu per tu con un cavallo impaurito non fa che aumentare lo stress nell’animale, che può quindi diventare pericoloso per se stesso e per gli altri. E’ dunque essenziale essere cauti ed evitare di suscitare, anche involontariamente, l’incremento di situazioni pericolose con atteggiamenti e azioni inappropriate, come muoversi a scatti e di continuo, magari passando dietro al cavallo – unico luogo in cui non vede -, fare gesti bruschi, alzare la voce, colpirlo, “punire in bocca” (leggasi “strattonando” il cavallo che indossa l’imboccatura, causandogli un enorme dolore).
  • Nella stragrande maggioranza dei casi, tutti i cavalli avvisano l’uomo circa il pericolo da loro percepito (orecchie in avanti, froge aperte, muscoli tesi, movimenti all’indietro o di scarto improvviso): bisogna imparare ad approfittare di questi momenti anticipatori, sebbene a volte siano molto brevi, per porsi nella migliore condizione al fine di risolvere l’episodio senza spaventare ulteriormente e mai usando brutalità verso l’animale. E’ pertanto buona regola non distrarsi soprattutto al cospetto di un animale che appare a disagio; occorre rimanere concentrati su di lui per cercare di cogliere, anticipare e, quindi, tentare di mitigare le sue reazioni.
  • Per ottimizzare la sicurezza a contatto con i cavalli, occorre infine sapere che, durante un approccio, l’effetto dello stato emotivo dell’uomo sugli equidi è stato ampiamente dimostrato: una persona in preda a sentimenti negativi (paura, rabbia, ecc.) induce infatti ad un aumento della frequenza cardiaca nell’animale, soprattutto se lo tocca. D’altra parte, i cavalli si avvicinano più facilmente se l’uomo cammina verso di loro in modo relativamente lento. Saper mantenere la calma, in tutte le situazioni, senza farsi mai sopraffare, è veramente fondamentale.

© Redaz.; riproduzione riservata; foto in copertina © A.Benna / EqIn

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