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C’è troppa poca attenzione nei riguardi degli occhi dei cavalli: la parola a Riccardo Stoppini

C'è troppa poca attenzione nei riguardi degli occhi dei cavalli: la parola a Riccardo Stoppini
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13 giugno 2017 #focus

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Indiscutibilmente la vista, per umani e animali, è un senso fondamentale per svolgere al meglio qualsiasi attività. Fin dalla tenera età uno degli specialisti più frequentati dalla popolazione umana è sicuramente l’oculista. Purtroppo quando si parla di cavalli la situazione è ben diversa: dentista, osteopata, veterinario di base, ricopriamo i nostri cavalli, soprattutto quelli sportivi, di attenzioni, ma quanto spesso chiamiamo l’oculista? Raramente. L’oftalmologia equina negli ultimi anni ha sicuramente fatto grandi passi avanti ma l’ignoranza intorno a questa affascinante e fondamentale materia è ancora molta. Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato il dott. Riccardo Stoppini, veterinario specializzato in oculistica equina, sicuramente tra i più autorevoli e affermati specialisti in questo campo in Italia, impegnato nella ricerca a livello mondiale, soprattutto negli Stati Uniti.

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Riccardo Stoppini

Dottor Stoppini quali sono le patologie oculari più comuni nei cavalli?

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Il cavallo, a causa della sua particolare conformazione anatomica caratterizzata da una posizione dell’occhio molto esposta, è predisposto a tutte quelle che sono le patologie traumatiche tra cui ulcere e lacerazioni corneali e degli annessi oculari. Altre patologie frequenti sono ascessi corneali, infezioni micotiche, soprattutto nel periodo estivo, patologie immunomediate e molto altro ancora. Poi vi sono molte altre patologie che possono interessare le strutture intraoculari, quali soprattutto le uveiti e le cataratte. Possiamo dire, generalizzando, che nel cavallo si riscontrano più frequentemente i problemi a carico della cornea  e problemi infiammatori intraoculari, definiti appunto uveiti.

C’è una differenza nella casistica dei cavalli impegnati in attività sportive rispetto a quelli in libertà?

I cavalli sportivi sono certamente più curati, ricevono più attenzioni e, di conseguenza, le patologie vengono notate prima rispetto a quelli lasciati liberi nei quali le patologie vengono notate solo in stadi più avanzati. Diversamente, per i cavalli impegnati in attività sportiva si pongono alcune problematiche di gestione. Mi spiego: molte patologie oculari richiedono terapie impegnative con conseguente sospensione prolungata dall’attività sportiva, sia per la possibile gravità della patologia stessa, sia per problemi di doping. In caso di patologie meno gravi invece, sempre per motivi di doping, spesso vi è un ritardo nei trattamenti poiché la gravità della patologia  non sempre sembra tale da giustificare, agli occhi del proprietario,  lo stop dell’attività sportiva.

Ci sta dicendo che spesso alcuni proprietari non curano le patologie oculari dei propri cavalli per evitare di sospendere l’attività sportiva?

Si, purtroppo accade. Come categoria di oculisti veterinari ci siamo impegnati per diversi anni, a livello internazionale, per far escludere dal doping sostanze immunomodulatrici (quali la Ciclosporina A) non in grado di influenzare l’attività sportiva del cavallo, tanto più essendo usate a livello topico oculare, ma di fondamentale importanza per il controllo a lungo termine di patologie altamente invalidanti quali l’Uveite Ricorrente, per intenderci quella che veniva definita il Mal della Luna. Allo stesso modo, sostanze utilizzate normalmente durante la visita, quali sedativi, anestetici topici o farmaci midriatici (per dilatare la pupilla), sempre per problemi di doping non possono essere impiegati in soggetti in attività sportiva, rendendo spesso complicata o incompleta la visita stessa a meno che non si decida di fermare il soggetto per il tempo di sospensione richiesto.

Uveite endogena – Mal della Luna o ERU

Dottore, quanto è possibile e importante la prevenzione?

Su quelle che sono patologie infiammatorie, progressive, primarie o ereditarie la prevenzione consiste nell’effettuare una visita più precoce possibile. Per esempio, abbiamo  di recente scoperto una nuova patologia corneale che si presenta tipicamente nel cavallo frisone, maschio, tra gli 8 e i 10 anni. In casi come questi, si consiglia una visita oculistica degli stalloni intorno ai 7-8 anni  per prevenire l’insorgere di problemi. Il purosangue, invece, è predisposto allo sviluppo di cataratte. Apro una piccola parentesi sulla cataratta, perché trattasi di una patologia assolutamente operabile ma, a causa della generale disinformazione di base, molta gente non ne è a conoscenza e pertanto non cura l’animale. Dal 2006 vengono prodotte  lenti intraoculari per cavalli consentendo, in soggetti in cui vi siano le indicazioni chirurgiche, di riportarli ad una condizione di visione corretta anche dal punto di vista diottrico. Quindi, chiudendo questa importante parentesi, per tutto quello che concerne patologie tipiche di razza la visita oculistica può essere determinante per la prevenzione. Per tutto quello che, invece, riguarda patologie di tipo traumatico, la prevenzione può essere fatta solo con una buona gestione dell’animale. Ad esempio mi è capitato di intervenire su lacerazioni palpebrali causate da ganci porta finimenti agganciati al box durante i concorsi, piuttosto che gravi contusioni oculari traumatiche causate dalla rottura di elastici cui vengono agganciati i cavalli lungo i corridoi delle scuderie. La visita oculistica, in ogni caso, è utile per prevenire oppure individuare fin dal principio problemi oculari, sebbene il discorso preventivo sia ancora un tema lontano dall’entrare nella mentalità quotidiana dei proprietari di cavalli.

cataratta multipuntata

C’è poca attenzione nei riguardi degli occhi dei nostri cavalli dunque…

Si, è una cosa incredibile, se si pensa che il cavallo svolge anche attività sportiva. È come se noi ci mettessimo al volante senza sapere se vediamo correttamente o meno. Il cavallo, seppur sia un animale con un’incredibile capacità di adattamento ai deficit visivi, deve vedere correttamente per svolgere al meglio un’attività sportiva. L’oculistica ha ottenuto più attenzione negli ultimi anni ma c’è ancora molta poca considerazione. Stiamo ripercorrendo la storia del dentista che, fino ad alcuni anni fa, era poco considerato, mentre oggi è stata compresa l’importanza dei denti del cavallo che possono, quando non curati, portare disagi sia nell’alimentazione, sia per un corretto funzionamento delle imboccature. Lo stesso vale per gli occhi: mi sono capitati cavalli con problemi di miopia che venivano trattati per contratture muscolari, quando invece queste erano legate ad un’errata postura conseguente ad un deficit visivo. Adesso, pian piano, l’attenzione verso l’oculistica sta aumentando. È molto importante fare educazione sia verso i proprietari che verso i veterinari di base. C’è ancora tanto da lavorare.

Al di fuori dell’Italia c’è una maggiore consapevolezza?

Non reputo che negli altri paesi Europei ci sia una maggiore cultura e attenzione nei riguardi di questa materia, se non in alcune rare eccezioni. Dipende sempre dal singolo soggetto che svolge questa professione. Negli Stati Uniti sì, ma anche lì bisogna specificare in quale ambito. È più un’accortezza del singolo soggetto che una vera e propria questione di cultura. Non esistono università con specializzazioni sull’oculistica del cavallo.

Lei è molto impegnato anche nella ricerca dott. Stoppini, giusto?

Quale libero professionista, collaboro con diverse università e colleghi, sia europei che statunitensi. Più riusciamo ad approfondire le diagnosi, più possiamo utilizzare terapie specifiche e, dove possibile, risolvere al meglio e più velocemente il problema. Fino ad alcuni anni fa, per fare un esempio, per tutti i casi di uveite la diagnosi era sempre “Uveite Ricorrente” (Mal della Luna). Ora si tende a differenziare questa forma infiammatoria a carattere “ricorrente, recidivante” da altre forme di uveite endogena primaria. Ad esempio il cavallo Appaloosa è particolarmente colpito da una forma di uveite di tipo subclinico-cronico con predisposizione genetica, ben diversa dall’Uveite Ricorrente, sia per manifestazione che per prognosi e terapia. La ricerca ha registrato un grande input negli ultimi 10/15 anni. Nel 2009 è stata creata un’associazione a livello mondiale, l’International Equine Ophthalmology Consortium (IEOC – + info: clicca qui), composta da un gruppo di oculisti, che ha fini esclusivamente di ricerca e di condivisione dell’oculistica del cavallo. Questa iniziativa ha dato una forte spinta alla ricerca avendo creato la possibilità di condividere tanta, tantissima casistica, e di avere sempre un confronto con colleghi specialisti. Abbiamo ottenuto davvero enormi risultati.

Come si potrebbe dunque sensibilizzare maggiormente i proprietari e gli sportivi nei confronti di una materia tanto delicata e importante?

Il punto di partenza è l’educazione del veterinario di base che, oltre ad essere consapevole che anche la vista ha un peso rilevante nel cavallo, convinzione che deve trasmettere al proprietario, deve anche essere in grado di consigliare tecniche mediche / chirurgiche più innovative e di riferire a chi si occupa in modo specifico di questo settore, in modo tale da fornire il servizio migliore al cliente. Sicuramente la consapevolezza dell’importanza di questa materia sta crescendo, se si considerano anche i congressi e i seminari che vengono promossi sempre più frequentemente. Solo quando il veterinario di base ha una conoscenza più specifica la può trasmettere al proprietario, indirizzandolo verso lo specialista. Fino ad alcuni anni fa il veterinario generico si occupava di tutto; ora, con gli anni, si da sempre più spazio alla specializzazione. Sapere tutto è impossibile, e la figura dello specialista è ormai fondamentale. Io mi occupo solo di oculistica e quasi esclusivamente di oculista del cavallo. Alcuni colleghi Statunitensi si occupano prevalentemente di una parte specifica dell’occhio. Ci stiamo avvicinando all’andamento della medicina umana. Il professionista che ha investito nella sua propria specializzazione, studio, strumentazione ed aggiornamenti, ha un costo che spesso può sembrare eccessivo nel nostro paese, dove il cliente pretende un servizio altamente professionale e specialistico con costi ridotti. Purtroppo le due cose sono decisamente in contrasto.

Sito web e contatti dott. R. Stoppini: clicca qui

© D.M. – Riproduzione riservata; foto courtesy © Riccardo Stoppini: clicca qui

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