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Occhi/o azzurri/o dei cavalli, quante leggende!

Occhi/o azzurri/o dei cavalli, quante leggende!

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05 luglio 2019 #focus

Tutti abbiamo sentito le affermazioni, o almeno uno dei “consigli” che seguono, in merito ai cavalli con uno o entrambi gli occhi azzurro/blu:


“E’ una tipologia di cavallo pazzo”. “Non puoi lavorare con lui sotto il sole pieno”. “E’ molto più portato a sviluppare il cancro della pelle”. “Prima o poi manifesterà il mal della luna”. “Alla fine, diventerà cieco”.

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Analizzeremo quindi le principali leggende metropolitane diffuse (via web ma non solo) relativamente alla salute dei cavalli in base al colore dei loro occhi (in particolare di quelli con occhi azzurro/blu). Cercheremo di sfatare le “mitologie” e “narrazioni” grazie soprattutto al contributo della dott. Amber Labelle (DVM, MS, Dipl. ACVO, veterinario oftalmologo presso la WestVet di Garden City – Idaho, in precedenza specialista oculista veterinario e assistente alla cattedra all’University of Illinois School of Veterinary Medicine) pubblicato in AAEP / American Association of Equine Practitioners . Parallelamente, uno studio condotto dall’University of Illinois Veterinary Teaching Hospital –  con la partecipazione della succitata dott. Labelle – già da tempo doveva aver messo la parola “fine” a tanti miti relativi ai cavalli dagli occhi azzurro/blu (Prevalence of ophthalmic disease in blue-eyed horses pubblicato in “Equine Veterinary Education“). I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di centinaia di cavalli – 164 con malattie oculari diagnosticate e 212 senza alcun disturbo oculare noto/visibile – per determinare se i cavalli dagli occhi blu possedessero qualità temperamentali uniche e/o fossero più inclini a sviluppare problemi agli occhi. Quindi, cosa hanno rilevato?

Il succitato team di ricerca ha mostrato che gli occhi blu o eterocromatici erano comuni quanto gli occhi marroni, in entrambi i gruppi di cavalli. I ricercatori non hanno riscontrato differenze significative tra la proporzione di cavalli con occhi chiari e quelli con occhi marroni in merito a problemi alle strutture adiacenti agli occhi (come lacerazioni palpebrali e neoplasie), malattie della cornea (come la cheratite ulcerativa e non ulcerosa), o malattie della cavità oculare (inclusi uveite ricorrente – ERU -, glaucoma, cataratta, neoplasia intraoculare, cellulite orbitaria e neoplasia orbitale).

E’ scontato, ma va evidenziato: certo, gli occhi azzurro/blu non sono tutti uguali. Tuttavia, non esiste un briciolo di evidenza scientifica che suggerisca una correlazione diretta tra il colore degli occhi e il temperamento di un cavallo. Pertanto, godetevi semplicemente la particolarità estetica del vostro compagno dagli occhi blu, “amore fatto di vento,” cameo per i conoscitori (molto nostalgici) del testo della canzone di Mario Tessuto (1969).

Mito 1: i cavalli con gli occhi blu hanno più problemi agli occhi. Un cavallo con occhi/un occhio “azzurro-blu” è semplicemente un soggetto con un’iride di quel colore. Per i cavalli come per noi, l’iride è una membrana del bulbo oculare di colore variabile, con forma e funzione di diaframma, pigmentata, situata dietro alla cornea e davanti al cristallino. Insieme al corpo ciliare e alla coroide forma la tonaca vascolare dell’occhio. Ha la forma di un disco circolare ed è attraversata dalla pupilla, un’apertura circolare il cui diametro può cambiare proprio grazie ai movimenti dell’iride. In breve, l’iride è la parte colorata dell’interno dell’occhio che circonda la pupilla. Mentre gli uomini hanno un numero sorprendente di colori dell’iride – considerati “normali” dal blu al verde, dal marrone al violetto, passando per quelli più diffusi, marrone, marrone scuro/nero e grigio), i cavalli presentano in genere solo due colori: o azzurro-blu, o marrone. Alcuni tra loro hanno iridi che sono sia marroni, sia blu; altri hanno un occhio marrone, l’altro azzurro-blu. Il termine medico per un’iride bicolore è “heterochromiairidis” : è più diffusa nei cavalli con mantelli paint e appaloosa. Le iridi blu si vedono più frequentemente nei cavalli con mantelli chiari (foto in copertina). Tuttavia, avere l’iride o un’iride azzurro/blu di certo non rende più probabile che un cavallo incontri problemi oculari, inclusa l’uveite ricorrente (ERU), più nota come “Mal della Luna”.

“Il più importante elemento emerso da questo studio è che i cavalli con gli occhi azzurri non hanno più probabilità di contrarre malattie del bulbo oculare rispetto ai cavalli dagli occhi marroni”, ha detto Labelle. “C’è un malinteso comune: che il colore blu dell’iride li renda passibili di cataratta, avere problemi di vista, o sviluppare l’uveite ricorrente; questo studio dimostra che questo non è vero”.

Dunque, avere un’iride o entrambe azzurro/blu, ossia chiara/e, in nessun modo aumenta per il cavallo la probabilità di manifestare malattie agli occhi: tuttavia, questo colore dell’iride di solito procede congiunto alla pelle rosa del cavallo. Purtroppo quest’ultima è uno dei più importanti fattori di rischio noti per lo sviluppo del carcinoma a cellule squamose (SCC, una forma di cancro della pelle), tipica dei cavalli “albini”/bianchi – attenzione! Sono ben diversi dai diffusissimi grigi! Per chi non lo sapesse, la differenza si vede quando il corpo del cavallo viene bagnato: il mantello bianco del cosiddetto grigio diventa, appunto, grigio. Quello dell’albino/bianco manifesta invece una colorazione rosa. Si noti che molti cavalli sauri con le balze bianche hanno la pelle rosa (+info sulle balze: clicca qui).

Il cavallo con la pelle “rosa”, che presenta anche occhi chiari, risulta semplicemente più suscettibile all’SCC rispetto ai suoi conspecifici dagli occhi scuri. Ciò è dovuto alla pigmentazione della pelle intorno all’occhio ed alla palpebra, piuttosto che al colore dell’occhio stesso. Infatti, i cavalli che hanno le palpebre rosa hanno maggiori probabilità di sviluppare neoplasie. Proteggere il loro delicato viso dall’esposizione alla luce diretta del sole (UV) aiuterà certamente ad evitare l’eventuale insorgere di gravi problematiche della pelle.

Mito 2: La “cecità lunare” di un cavallo è peggiore quando la luna è piena, in particolare per quelli con gli occhi azzurro/blu. Il noto “mal della luna” (ERU), detto anche “rassomiglianza alla luna”, è la causa più comune di cecità nei cavalli. L’occhio diventa traslucido e assomiglia ad una luna piena, da cui il nome gergale – utilizzato anche perché la malattia ricorre a fasi alterne. In termini medici, la patologia è definita oftalmia periodica o uveite ricorrente. Si presenta inizialmente monolaterale (ossia localizzata in un solo occhio) come una congiuntivite sierosa, con edema della congiuntiva e della cornea; presenti anche forte lacrimazione e fotofobia ( = riluttanza del cavallo a tenere gli occhi aperti alla luce del sole). Su di un piano generale, il soggetto appare sotto tono, a volte manifesta anche febbre ed è riluttante nell’appetito. A partire dalla sua comparsa, gli attacchi del “mal della luna” possono interessare entrambi gli occhi: è certo che via via saranno più gravi, ma sempre imprevedibili. La risoluzione del problema non sarà mai completa (non a caso, il “mal della luna” è uno dei vizi redibitori del cavallo riconosciuti legalmente, che può far valere la risoluzione del contratto di compravendita). Normalmente, tra un attacco doloroso di oftalmia periodica e l’altro, gli occhi interessati presentano una forte vascolarizzazione della cornea che determina l’opacamento, l’ispessimento dell’iride e, infine, lesioni retiniche. Questa patologia sembra esser causata dal sistema immunitario stesso, che attacca l’interno dell’occhio del cavallo. La causa tuttavia non è ad oggi del tutto compresa e molti ricercatori stanno lavorando per determinare quali soggetti la sviluppino. E’ tuttavia certo che nulla c’entri il colore dell’iride.

Mito 3: Dare al cavallo degli integratori alimentari previene le malattie oculari, specie per quelli con occhi blu/chiari. Non ci sono prove che suggeriscano che qualsivoglia vitamina possa aiutare a mantenere sani gli occhi degli equidi, chiari o scuri che siano. Sono da seguire solo le raccomandazioni nutrizionali del proprio veterinario, quantomai proficue per mantenere una dieta equilibrata, in rapporto al carico di lavoro ed allo stile di vita che il cavallo conduce.

Mito 4: Il mio cavallo ha perso l’87,6% della vista. Valutare ciò che un cavallo può /non può vedere è estremamente difficile per tutti, ivi compresi gli specialisti, veterinari e oftalmologi. Poiché i cavalli non sono in grado di dirci cosa possono o non possono vedere, ci restano solo valutazioni indirette, totalmente empiriche: nessuna percentuale precisa è possibile. Molti cavalli ipovedenti si sono ben adattati alla loro visione deficitaria – o, in certi casi, totalmente assente: tutti infatti possono muoversi e pure lavorare bene in ambienti familiari e non, specie con un solo occhio attivo. In quest’ultimo caso, spesso nemmeno si nota la differenza rispetto ad un cavallo senza patologie/deficit oculari.

Il “Menace Reflex – Response” è e resta il test, la valutazione primaria della capacità di visione basilare del cavallo. Durante l’esame, gesti repentini (di solito eseguiti da una mano a palmo aperto che si muove rapidamente verso/contro la superficie dell’occhio da analizzare) dovrebbero indurre qualsivoglia cavallo con una vista sufficiente a sbattere le palpebre, o muovere il capo e/o a scostarsi per evitare il disturbo causatigli. Nel caso di una risposta totalmente negativa, ossia con completa passività/assenza di reazione/i da parte del cavallo più volte “molestato” dalla mano che si muove vicina e veloce sugli/sull’ occhi/o, si constata che l’occhio del soggetto è spento/cieco. Tuttavia, alcuni cavalli possono rispondere positivamente a questo test pur essendo significativamente ipovedenti – magari percependo solo l’ombra della mano che si muove vicino agli occhi: non ci è dato saperlo con precisione. Altri metodi di valutazione della capacità di visione del cavallo includono il test del labirinto, in cui viene semplicemente chiesto al cavallo di muoversi in un percorso sconosciuto, costruito con/su ostacoli naturali.

FACILIUS NATURA INTELLIGITUR, QUAM ENARRATUR (” la natura si comprende più facilmente di quel che si possa ad altri spiegare” – Seneca). 

© B.S..; riproduzione riservata; fonti principali: aaep.org; onlinelibrary.wiley.com; foto in copertina: © A. Benna / EqIn

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