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Comunicare in silenzio, quando a parlare sono le orecchie dei cavalli

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09 febbraio 2017

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Non solo gli occhi. Dalle orecchie di un cavallo possono provenire informazioni preziose.

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Noi non ci stanchiamo mai di immergerci in queste curiosità e i cavalieri lo sanno, la posizione delle orecchie del nostro compagno dice molto su ciò che lo circonda e sulle sensazioni che sta provando. Quei padiglioni auricolari in grado di muoversi a 180° sanno indicarci piuttosto chiaramente su che cosa sia focalizzata la sua attenzione in un dato momento. Certamente sanno catturare la nostra attenzione, ma se non fossimo solo noi i destinatari del suo messaggio?

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Il movimento indipendente delle due orecchie permette al cavallo di concentrarsi contemporaneamente su più sorgenti sonore, ma parlare di orecchie non significa parlare solo di suoni. Dal Sussex e dalla sua omonima università, tra le dieci migliori della Gran Bretagna, luogo che già ci ha portato entusiasmanti risultati sulle modalità di comunicazione dei cavalli, è arrivata da qualche tempo un’altra preziosa informazione.

Testa e direzione degli occhi sono indicatori molto importanti; non dobbiamo affatto trascurare come molti mammiferi abbiano orecchie evidenti, ma soprattutto mobili (al contrario degli esseri umani), le quali potrebbero a loro volta essere utilizzate per attirare attenzione. Nella comunicazione tra individui della stessa specie infatti, le orecchie, la loro posizione e il loro movimento hanno valenza al pari degli occhi e l’unione tra i due apparati sembrerebbe completare un sistema di comunicazione che non fa che stupirci e che è fondamentale per chi in natura vive in branco.

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Occhi e orecchie sono necessari dunque per ottenere attenzione sociale. Tutto questo è stato provato già 3 anni fa, ancora una volta dalla ricercatrice Jennifer Whatan (già madrina di EquiFACS (clicca qui per maggiori informazioni) e dalla sua assistente, la dottoressa Karen McComb, secondo un metodo tanto semplice quanto immediato.

Dopo aver stampato a grandezza naturale la fotografia di un cavallo al pascolo intento ad osservare uno di due secchi pieni di cibo in tre condizioni diverse, e cioè dapprima con le sole orecchie coperte, poi con solamente gli occhi coperti da una maschera per la protezione dalle mosche e infine senza mascherature, hanno mostrato la foto ad altri cavalli, anch’essi messi di fronte a due secchi di cibo. La foto al centro, tra i due recipienti. Come scegliere quello giusto?

I risultati hanno dimostrato come il poter osservare contemporaneamente occhi e orecchie del cavallo raffigurato permettesse agli individui testati di scegliere nel 75% circa dei casi il secchio verso il quale il cavallo della foto stava guardando. La percentuale scendeva quasi al 60% nel caso di orecchie visibili e drasticamente al 50% quando ad essere scoperti erano solo gli occhi. Secondo la ricerca quindi, la foto del cavallo con le orecchie coperte conteneva meno informazioni di tutte. Potremmo dire allora che il cavallo comunica con le orecchie, aiutandosi con gli occhi, in un misterioso silenzio.

Lo studio è stato pubblicato su Current Biology, rivista scientifica dedicata a tutti i settori della biologia e dell’evoluzione, con il nome “The eyes and ears are visual indicators of attention in domestic horses” ed è a disposizione di chiunque desideri approfondire il tema (+info: clicca qui).

© Riproduzione riservata – Maria Cristina Bongiovanni; foto: Alessandro Benna 

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