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COVID-19 – Equestrians, così non va: lasciate in pace i veterinari

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18 marzo 2020 #news

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Aggirare le regole, o, per dirla in gergo, tentare ogni modo possibile per “scantonare” non è mai, in generale, una cosa buona, né l’atteggiamento da perseguire. Di “fenomeni” che non pensano alle conseguenze delle loro azioni ne abbiamo ad oggi fin troppi: quel che non è forse ancora chiaro è che il senso civico in questa situazione di emergenza deve prevalere, non sappiamo davvero più come dirvelo/indicarvelo. La legge non ammette ignoranza: quest’ultima, vera o presunta che sia.

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Non ci stupiamo, non basta (mai) informare: non potrebbe essere diverso se a coordinare/contenere molte persone non sono nemmeno sufficienti le regolamentazioni dello Stato attualmente in vigore (che prevedono anni di reclusione per chi esce di casa senza un valido motivo e nell’autocertificazione scrive che, ad esempio, sta andando dal medico o al lavoro, ma questo non è vero): non c’è peggior sordo di chi non vuol stare a sentire.

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E’ stato eseguito il tampone per la ricerca del Covid-19 a tutti gli abitanti del paese di Vo’ in provincia di Padova, uno dei primi “focolai” (con circa 3000 persone), ed è stato dimostrato che la maggioranza delle persone che continua ad infettarsi, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica: indicatore importante di una formidabile fonte/veicolo di contagio.

Per ciò che nello specifico riguarda gli equestrians, noi come molti altri addetti all’informazione di settore abbiam fatto e stiamo facendo tutto il possibile per sensibilizzare circa le corrette/adeguate prassi da adottare in questo particolare frangente di emergenza, e continueremo ad aggiornare e rispondere alle numerose FAQ (Frequently Asked Questions) degli utenti: ad oggi, appare tuttavia evidente che molti (sani/asintomatici… vedi sopra l’esempio del paese veneto di Vo’ Euganeo, dove i test a tappeto sulla popolazione sono stati condotti solo grazie al finanziamento di un privato – che vuol restare nell’anonimato) non riescano a farsi una ragione circa il fatto di dover stare a casa, al di là di comprovate/necessarie esigenze (lavoro, cibo, salute). Nell’ambiente dei cavalli, parimenti, molti ad oggi comunque non accettano di dover restare forzatamente distanti dal proprio equide. Lo ricordiamo, fatte le debite eccezioni circa strutture/scuderie in cui manchi del tutto l’assistenza di responsabili atti a corrispondere alla salute dei cavalli (movimento di base compreso), ad oggi i centri ippici sono/rimangono chiusi per il pubblico/soci/proprietari.

La cosa più grave è che queste persone han deciso di interpellare diversi veterinari – anche mai visti né frequentati prima – per ottenere quella carta, quel certificato (ovviamente falso) utile a legittimare un’eventuale loro presenza in scuderia per provvedere al cavallo. No, così non va, non va affatto bene, come atteggiamento “di base”: è quello da “furbetti”. Sappiate che i professionisti non ve lo rilasceranno: non fosse peraltro perché rischiano procedimenti penali e, last but not least, hanno una coscienza, un’etica e, da medici, san bene a cosa, eventualmente, coopererebbero: nientemeno che all’aumento del contagio da coronavirus. Dunque, lasciateli lavorare (davvero) in pace; non scomodateli con queste assurdità. Considerate anche il fatto che, se davvero vi scattasse l’emergenza veterinaria (coi cavalli è sempre possibile), facilmente poi non troverete nessuno di loro pronto ad aiutarvi SUBITO. Come dargli torto? Han capito di che pasta siete fatti… ad oggi i veterinari sono operativi solo per EMERGENZE- non chiamate per visite/esami di routine, rimandabili a momenti migliori. Se si recano nella vostra scuderia per un’emergenza, rispettate le norme igienico/sanitarie previste: mascherine, guanti e.. distanza (alias, 1 metro almeno: niente baci abbracci; e non stategli attorno in 7 mentre lavorano: da sempre, salvo esplicite richieste di cooperazione, non han bisogno di noi/voi. Oggi più che mai, state lontani).

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Forse non è così chiaro: per mettere una buona volta la parola fine a tutta questa difficile situazione di contagio serve la cooperazione e, soprattutto, il senso civico di ognuno: è noto, ogni persona, potenzialmente asintomatica, può contagiare fino a 3 individui; se ognuno continua imperterrito a farsi i propri esclusivi interessi, pure tentando vari escamotage, non ne usciremo di certo a breve.

In precedenza ci siamo appellati alla necessaria “protezione”, leggasi distanza, rispetto a chi in scuderia lavora per noi e si occupa dei nostri cavalli: per proteggerli, pena il collasso, se loro, i gestori, si ammalano. Oggi ci sono professionisti che non stanno nemmeno saltando o facendo chissà quale altra attività coi cavalli da loro in lavoro, proprio per evitare incidenti, che, se gravi (da pronto soccorso), andrebbero solo a costipare la situazione già molto complicata vissuta in questi giorni dalla nostra sanità pubblica; tutto ciò dovrebbe bastare, per condurre ognuno a riflettere; per riuscire, tutti insieme, ad uscirne davvero in breve tempo. Non c’è davvero altro da aggiungere. #iorestoacasa 

© B.S.; riproduzione riservata; foto © theconversation.com

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