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EqTech EQUESTRIAN INSIGHTS

Istruttori! Ecco i principali “tipi” che incontrerete nella vostra scuderia

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25 gennaio 2019 #EqTech → Equestrian Techniques



Note a margine, riflessioni e questioni intorno a formazione e istruzione nel e per il mondo equestre > Lifelong Learning (a cura di Gianluca Lupinetti)

E’ iniziato un nuovo anno anche per il mondo equestre, pieno di propositi, obiettivi, traguardi e di conseguenza gioie e dolori che ne deriveranno. Come sempre. Attraversando Frate Indovino e Paolo Fox, tutti cercano di dare dei suggerimenti, predizioni o soltanto consigli. E come potrei esimermi io dal farlo con voi!

Parto col rivolgermi ai tecnici: non vi dirò certamente il lavoro da fare, quali esercizi sarebbero necessari per migliorare il vostro cavallo o quale lavoro in piano far eseguire ai vostri allievi; li conoscete meglio di me. Vi dirò qualcosa di diverso, ovvero quali tipi di persone evitare – qualora non siate per necessità meramente economica costretti a tenerveli – e in tal caso come biasimarvi, dati i tempi che corrono? – per svolgere al meglio il vostro lavoro di istruttori. Premetto che stereotipare o classificare le persone non mi piace: diffido dalle casistiche che appunto generalizzano, “fanno di tutta l’erba un fascio”, e dunque vogliono dire tutto come niente; non sono attendibili, mai. Ma mi sono davvero divertito ad individuare, dopo diversi anni di esperienza sul campo, alcuni modelli di riferimento (chiamiamoli così), di “allievi tipo”. Vi propongo il sunto di quel che ho ironicamente elaborato. La frequenza con cui alcune loro caratteristiche si (ri)presentano pressoché immutate, pur rilevabili in persone diverse, costituisce parte del bagaglio che un istruttore DEVE saper gestire (e, diciamolo senza giri di parole: sopportare!). Lascio a voi dunque la lettura di quanto ironicamente ho rilevato!

  • IL LAUREATO

Ebbene sì, lui si presenta in scuderia portando con sé i diplomi dei vari corsi seguiti. Facile che troviate attestati appesi lungo il vostro corridoio o negli spogliatoi. Lui sa già tutto. Ha perfezionato la sua fine arte equestre durante gli anni a suon di dispense e slide. E’ un connubio tra Luciano De Crescenzo e Umberto Eco. A voi non rimane altro che ammirarlo mentre galoppa battendo la sella.

  • IL SORDO

No, non è affetto da alcun deficit fisico. Semplicemente non vi ascolta. Mentre lavora, qualsiasi suggerimento o indicazione voi possiate dare viene trascurata con grande maestria. Vi sembrerà che le vostre parole si disperdano nella gelida nebbia mattutina d’inverno. Non c’è esercizio o lavoro che tenga, il risultato è sempre lo stesso. Praticamente è come parlare con una statua di cera. Quella che subentrerà in voi è una sensazione di vuoto totale, che vi farà piombare in un baratro profondo. Non prendetevela troppo, se sarete (davvero) bravi alla fine le vostre parole (forse) raggiungeranno il suo gelido cuore.

  • IL SORDO-LAUREATO

Vedi casistiche immediatamente precedenti: questa è una combo micidiale, vi auguro di non trovarvelo mai in campo.

  • IL TIMOROSO

Entra in scuderia a piccoli passi, controlla che in campo non ci sia troppa gente e si premura che il suo cavallo sia stato girato alla corda almeno 40/50 minuti (diversamente, lo farà lui). Qualsiasi movimento intorno è vissuto come un pericolo imminente. Ogni rumore un sussulto al cuore. Una barriera a terra potrebbe risultare micidiale, per non parlare di una croce o di un cavalletto. Ma il momento più difficile deve ancora arrivare: tutti aspettiamo con ansia la primavera, quando dovremo iniziare a lavorare nel campo esterno: lui ovviamente no. Munitevi di pazienza e buona volontà. In fondo la lezione dura solo 1 ora.

  • L’IRASCIBILE

Non ha pazienza. Ogni movimento deve essere controllato, il cavallo deve essere già rotondo quando esce dal box. Non parla quando monta, tutta la concentrazione è rivolta al suo lavoro. Occhi bassi, sguardo feroce, quasi assassino. Non rivolge parola a nessuno se non per maledire chi accidentalmente gli taglia la strada. Ed è bene che gli esercizi da voi richiesti riescano subito, non sono ammessi errori (del cavallo, ovviamente!). “Armi” preferite ed intoccabili: redini di ritorno, frustino da dressage, speroni prepotenti. Punto debole: pony in giro per il campo

  • IL SIG. MAIO

Non è straniero e quando si presenta può trarvi in inganno. Di bella presenza, modi cortesi e gentili. Quando sale a cavallo tutto sembra funzionare, tuttavia solo fino a quando la lezione entra nel vivo. Ogni vostra correzione è immediatamente susseguita da una sua replica, che normalmente inizia con: “Ma io..”. È più forte di lui. Risponde sempre, qualsiasi cosa voi diciate. La sua versione sarà sempre quella vincente. A volte risponde ancora prima che gli sia stato detto qualcosa, o anche se state interloquendo con qualcun’altro. In passato deve aver vissuto una vita da principe del foro, la sua arringa è sempre quella vincente. Agite di strategia, spiazzatelo; dategli ragione. A quel punto sarà lui a deporre le armi, sbigottito.

  • IL VANITOSO

Per lui il campo è una passerella. Trotta leggiadro sfoggiando il miglior (a suo parere e gusto) set di abbigliamento e finimenti esistenti in commercio. Non ci sono limiti per quanto riguarda la fantasia di colori, pietre luccicanti e fasce da lavoro abbaglianti. In fondo si accontenta di poco: di uno specchio grande in campo in cui ammirarsi e qualcuno che faccia dei gran complimenti sulla bardatura di cavallo e cavaliere. Se non l’avete ancora capito, quel qualcuno siete voi. Adoperatevi!

  • L’AVARO

Si aggira per la scuderia cercando carote dimenticate, frustini caduti per terra, guanti abbandonati. Se qualcuno butta un vecchio paio di paratendini logori, lui sicuramente li chiederà e li userà volentieri; perché buttarli quando si possono usare per girare alla corda o per il paddock?! Il sottosella è un vecchio lascito dello zio generale (incredibile, mai visto in giro negli ultimi 20 anni), la coperta idem, di dubbia provenienza. Costui assembra pezzi come un moderno Arlecchino. Ad oggi non riesce ad accettare totalmente che il cavallo debba essere ferrato ogni 40 giorni circa – a voi tocca farglielo notare. Evitate poi l’argomento vaccini.

  • L’AUTODIDATTA

Fate attenzione, qui state per entrare nei veri meandri della psiche umana. Lui ha creato la sua figura solamente utilizzando le sue capacità. E di questo ne va molto fiero. È un cavaliere sicuro di sé: fate attenzione a non ferire il suo orgoglio. Sicuramente troverete tanti difetti ma apprezzerete in lui la tenacia e la volontà. Non demolite le  basi su cui poggia la sua conoscenza, cercate solo di smussarne i difetti con delicatezza. Alcuni di loro sono stati distrutti da troppa autorevolezza. Li hanno visti vagare con sguardo confuso da un campo all’altro.

  • SP

Se ci fosse una classifica lui risulterebbe al primo posto. SP non significa Spagna né tanto meno Strada Provinciale. Significa Senza Passione. Non c’è cosa peggiore che dover insegnare a chiunque non abbia la passione per ciò che sta facendo, che non abbia (o non abbia più) la voglia di imparare, di crescere. Nessuno è obbligato a praticare alcuno sport, l’equitazione in particolare! Eppure… Ogni cosa che fa sembra un favore che sta facendo a voi. Purtroppo è solamente una gran perdita di tempo, soprattutto per lui. Il suo destino è già segnato, è solo questione di tempo. Riponete tutte le speranze nel cavallo.

  • IL FIGLIO

Auguri (e non di buon anno).
Certamente questo elenco per parecchi di voi potrà sembrare “di parte” ma in questo insieme potete racchiudere le diverse categorie che più vi riguardano/aggradano (genitori, proprietari, ecc..)
Comunque, per porre un giusto peso sull’altro piatto della bilancia, è in produzione anche un decalogo degli istruttori da evitare. Ma questa è un’altra storia, l’affronteremo con tutta calma… ;-o

NB. Tutti i personaggi indicati o suggeriti dall’articolo sono frutto della fantasia dell’autore, ogni riferimento è puramente casuale. O quasi…

Gianluca Lupinetti (1980), nato a Vizzolo Predabissi (MI), è figlio d’arte di Uberto, tra i migliori riders italiani (di cui ci limitiamo a ricordare la performance olimpica del 1984 a Los Angeles). Gianluca in poco tempo si distingue in numerose competizioni nazionali e internazionali di Salto Ostacoli: ricordiamo qui il debutto nella Coppa delle Nazioni (1999 – Zagabria, dove vinse la gara di potenza – 2,12 mt). La sua formazione atletico-agonistica è frutto di una collaborazione costante con cavalieri di grande levatura e di numerose esperienze internazionali. Oltre al padre, tra i vari trainers del suo passato e del suo presente, troviamo Filippo Moyersoen (Olimpiadi Los Angeles ’84), Giorgio Nuti (Olimpiadi Los Angeles ’84 e Barcellona ’92), Emilio Puricelli, Patrick Le Roland (tra i migliori istruttori dell’Académie de Saumur – France), Nelson Pessoa e Albert Voorn. Dal 1998, Gianluca si occupa dell’addestramento di base e avanzato di giovani cavalli nella sua Asim Club La Viscontea e segue con passione i binomi allievi della scuderia, continuando a riscuotere conferme sulla sue grandi potenzialità come atleta e come trainer, con numerose vittorie e piazzamenti nelle competizioni più importanti (Wierden, Mauren, Lugano, Piazza di Siena, Cervia, Milano-Assago, Cagnes-sur-Mer, Vidauban, ecc.). contatti: clicca qui



© Gianluca Lupinetti – Riproduzione riservata; foto copertina © A.Benna / EqIn



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