J’accuse di Philippe Karl: l’agonismo non lascia spazio al rispetto dei cavalli
14 aprile 2022 #news
Abbiamo già avuto modo di parlare del maestro francese Philippe Karl (maestro di equitazione a Saumur) e del suo manuale Derive del dressage moderno. Ricerca di un’alternativa “classica”, edito da Equitare Casa Editrice nel 2006 ed oggi esaurito, dove venivano descritti i principi cardine dell’École de Légèreté (attiva dal 2004), la cui linea guida è fare “noi il meno possibile lasciando che sia il cavallo a fare. La ragione per cui dovremmo montare a cavallo non è vincere o far impressione sugli altri, magari a spese dell’animale, ma diventare una persona più umana e intelligente”. Martedì 12 aprile, concedendosi ad un’intervista curata da Livia Michilli per La Repubblica, Karl ha esordito con una dichiarazione che non mancherà di suscitare polemiche: “Basta gare senza rispetto per i cavalli”.
Monsieur Philippe Karl, classe 1947, ha trascorso 13 anni come Ecuyer al Cadre Noir di Saumur, la più antica scuola di equitazione in Francia, famosa anche per le spettacolari esibizioni di arte equestre. Poi ha deciso di dedicarsi all’insegnamento, che ritiene essere l’anello debole dell’equitazione moderna, troppo orientata al risultato a scapito del benessere del cavallo. Il saggio Derive del Dressage moderno ha scosso il mondo equestre e ed è stato promotore di riflessione e dibattito sui temi in questione.
Ad essere in esame soprattutto il piano tecnico della disciplina del dressage, sottolineandone i mezzi coercitivi adottati nell’addestramento dei cavalli. Karl aveva esaminato e approfondito il Manuale Ufficiale della Federazione Nazionale Tedesca (base su cui si fonda il dressage agonistico), trattando l’anatomia, la fisiologia, la psicologia e l’etologia sottolineando quanto nella fase dell’addestramento questi principi fondanti fossero in realtà soggiogati dalla fretta, dalle regole del business e dalla fondamentale mancanza di conoscenza degli addestratori.
Migliorare la formazione dei cavalieri e cambiare le regole delle competizioni è, secondo Karl, l’unico modo per fermare quelle derive denunciate ben 16 anni orsono.
È sua opinione che gli istruttori siano mal preparati e non adeguatamente pagati. La teoria è una cosa, ma la sua messa in pratica va verificata e continuamente messa in discussione. Il vero istruttore non si limita a dettare esercizi in campo ma addestra e monta i cavalli dei propri allievi. Non propone di cambiare il cavallo se questo crea dei problemi, ma con dedizione si applica per superare i contrasti che si creano nel binomio.
In un’intervista curata da Livia Michilli per La Repubblica, Karl ha esordito con una dichiarazione che non mancherà di suscitare polemiche: “Basta gare senza rispetto per i cavalli […] Molti cavalli non sanno più cosa fare con il loro corpo, a forza di essere costretti in posizioni e movimenti innaturali. Devono ritrovare la libertà, imparare di nuovo ad essere cavalli”.
Ha poi commentato l’intervento delle autorità, a seguito del video scioccante del cavaliere teutonico Ludger Beerbaum o di quanto è accaduto durante la prova di salto ostacoli del pentathlon alle ultime Olimpiadi, affermando che gli scandali spingono ad azioni che sono solo irrisorie; certo, la facilità di diffusione di contenuti della nostra epoca limita l’insabbiamento delle “cattive abitudini”. Ma i cambiamenti improntati per l’occhio dell’opinione pubblica non correggono i radicati atteggiamenti lesivi nei confronti dei cavalli.
Cita come esempio l’uso del capezzino col chiudibocca: che si sa bene provochi seri problemi al cavallo, ma invece di abolirlo si dice di metterlo abbastanza largo da farci passare due dita. Idem per i segni lasciati dagli speroni: invece di educare i cavalieri all’uso della gamba, si usa la fascia di rispetto. Sono trucchi, escamotage per mascherare i problemi anziché risolverli.
Il maestro francese s’indigna davvero mentre racconta di quanti cavalli di ottima qualità sono stati vittime di cattivo addestramento (infierendo su di loro negativamente) già nei primi anni di lavoro: pertanto, non vi è a suo parere altra strada da percorrere se non quella che prevede radicali cambiamenti, anche su “piccole” cose; egli propone dunque di iniziare a fare qualcosa di concreto come abolire il chiudibocca (che se il cavallo apre la bocca e protesta vuol dire che la mano non è buona) e vietare l’uso delle redini di ritorno, misura già adottata in alcuni Paesi.
© S. Scatolini Modigliani – riproduzione riservata; fonte principale repubblica.it; foto di copertina: P. Karl © A. Benna/EqIn



















