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Di noia, vizi di scuderia ed altri problemi dei cavalli – con Cavallo2000

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15 giugno 2016

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La scorsa notte mi è successa una cosa terribile: Niente.
(Phyllis Diller)

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Solo gli animali più acuti e attivi sono capaci di provare noia (Friedrich Nietzsche).

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e_260915_23Vizi di scuderia” – questa espressione di per sé già suggerisce tutto, anche ai non addetti, ai non specialisti della gestione di un cavallo: non è infatti necessario sapere che con essa principalmente s’intendono i tristemente noti ballo dell’orso, ticchio d’appoggio, l’abitudine di masticare il legno (questi sono tra i cosiddetti vizi redibitori, legalmente riconosciuti – devono essere denunciati al venditore entro 8 giorni dalla consegna, gli usi di diverse province prolungano questo termine fino a 40 giorni), ma anche altri disagi e problemi, come l’inappetenza non ascrivibile a ragioni mediche, il girare continuamente nel box in maniera convulsa e stereotipata, uno stato perenne di aggressività e via di seguito. Questi problemi si possono presentare in alcuni cavalli scuderizzati o, meglio, non adeguatamente scuderizzati: i cavalli che fanno (anche) vita da paddock solitamente non manifestano problemi di questo tipo, a meno che non li portino con sé come indelebile e amaro frutto di esperienze passate. DSC_0580 (FILEminimizer)Quel che importa prima di tutto sapere è che i cavalli, come gli uomini, sono anche soggetti alla noia: è dimostrato che questi meravigliosi animali, se espropriatati totalmente dal loro naturale ambiente per lunghi periodi, ad un certo punto avvertono acutamente e dolorosamente il bisogno di rispondere alle loro necessità primarie: movimento, socializzazione con i propri simili, svago, interazione, possibilità di relazione. Di fronte alle privazioni/costrizioni vengono a manifestarsi in loro forme di malessere (mal-d’-essere), segni evidenti di un grave disagio in corso. Come accade per noi, insomma. La maggior parte delle nevrosi umane (nei cavalli chiamate stereotipie) è connessa all’impossibilità di “respirare”, come si usa dire… ognuno di noi, nella sua diversa esperienza, blindato che sia nella scatola di quattro pareti di un ufficio davanti ad un pc per troppe ore al giorno, sommerso di lavoro, o, all’opposto, costretto nell’inedia magari per cause di forza maggiore, comunque senza avere possibilità di movimento, stimoli, relazioni e contatti, ossia sempre senza la semplice possibilità di “sgambare” tra terra e cielo con i propri simili, sa esattamente quale dolore e quali difficoltà queste prolungate situazioni costrittive comportino, quali e quanti problemi inneschino…

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2016-06-15 12.21.38Così il cavallo. Scomoda realtà per tutti coloro che, nella stragrande maggioranza dei casi, affidano proprio a questo compagno lo svago e l’appagamento, il divertimento e la propria realizzazione agonistica. Tuttavia, quel che si ama va anche custodito nei suoi bisogni e desideri: è questo forse il significato più profondo dell’avere cura dell’altro. Se per il cavallo, per il suo benessere, per dare effettivo e proficuo corso ad una buona relazione con lui vogliamo davvero evitare determinati tristi e talvolta insolubili problemi, dovremmo anzitutto aver cura della gestione del tempo che il cavallo non trascorre con noi.

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Tempo libero per ritemprarsi dopo le fatiche, certo, ma anche e soprattutto per mantenersi equilibrato, attivo, interessato, sereno. Se il cavallo viene a trovarsi per lunghi periodi in situazioni estreme di costrizione ed impossibilità di dare libero corso alla sua natura (movimento, socialità ecc.), provvederà autonomamente a trovare una soluzione, dando probabilmente origine ai succitati “vizi di scuderia“, problemi difficilmente arrestabili/sanabili in quanto si tratta di meccanismi difensivi/compensatori innescati per fronteggiare il protrarsi di realtà, contesti e situazioni che per molti soggetti sono intollerabili.

Abbiamo già presentato (clicca qui) nella sezione Equestrian Insights il bellissimo volume a firma Maria Lucia GalliIl cavallo e l’uomo. Psicologia, simbolo e mito (clicca qui), edito da Equitare Casa Editrice. Con Cavallo2000, oggi vi invitiamo a scoprirne un nuovo estratto, specificamente relativo alle riflessioni testé presentate. Sulla falsariga di K. Lorenz, citato da Galli: “quando un animale vuole qualcosa che non riesce ad ottenere si esprime quasi sempre attraverso i movimenti propri dell’incedere, o accennandoli o addirittura servendosi di certi segmenti di essi”. Vale per i cavalli, e vale anche per noi… capire e corrispondere davvero a questi esseri che tanto amiamo, significa anche, ancora una volta, capire di più e diversamente noi stessi… 

leggi l’estratto (Cap. V pp. 57-62 de Il cavallo e l’uomo. Psicologia, simbolo e mito), clicca qui

Foto articolo: © Alessandro Benna per CavalDonato Communication

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